Nuova assemblea in Unindustria, è ormai guerra senza esclusione di colpi tra gli industriali locali

La lotta intestina, che ha ormai visibilmente spezzato in due l'associazione industriali di Forlì-Cesena, vede venerdì pomeriggio un'altra puntata dello strappo

La lotta intestina, che ha ormai visibilmente spezzato in due l'associazione industriali di Forlì-Cesena, vede venerdì pomeriggio un'altra puntata dello strappo. Si tratta di una nuova assemblea degli associati a Unindustria, che si tiene alle 17,30 all'hotel Globus di Forlì. L'assemblea è quella indetta da Floriano Botta, presidente reggente dell'associazione degli industriali provinciale, in sostanza il commissario mandato da Confindustria nazionale a gestire Forlì-Cesena dopo la decapitazione degli organi eletti localmente, con una serie di espulsioni e l'estromissione dell'allora presidente Italo Carfagnini.

L'assemblea della “fronda”

L'assemblea di venerdì arriva a circa un mese di distanza da quella organizzata dagli organi locali esautorati alla Fiera di Forlì, che hanno eletto presidente di Unindustria l'espulso Stefano Minghetti. Quest'assemblea del 14 aprile scorso ha visto la partecipazione di 138 imprese sulle circa trecento associate, con la presenza fisica di circa un centinaio di imprenditori (gli altri presenti tramite delega). Normalmente un'assemblea ordinaria di Unindustria “smuove” 50-70 persone.

Nel corso dell'assemblea è stato votato Stefano Minghetti presidente, nonostante la sua pregressa espulsione, e un documento che disconosce il commissariamento ed avoca a sé, alla “fronda”, la rappresentanza dell'associazione industriali di Forlì-Cesena. Ovviamente i commissari hanno bollato come illegittima questa delibera e non hanno riconosciuto la validità dell'assemblea. Alcuni giorni dopo il voto, Minghetti e i vertici destituiti si sono presentati per prendere possesso di nuovo della “sala dei bottoni” al palazzo di vetro di via Punta di Ferro, dove si trova la sede di Unindustria, ed è stata perfino chiamata la polizia per impedir loro l'accesso agli uffici.  Successivamente è stata assoldata la vigilanza privata, che ha avuto il mandato di impedire l'ingresso agli espulsi. Sarebbe stata anche creata una parete divisoria interna per impedire l'ingresso da un altro ufficio laterale.

L'assemblea dei commissari

La nuova assemblea, quella di venerdì, è invece convocata da Floriano Botta e sostenuta da quegli imprenditori locali che si ritrovano nei commissari. Saranno presenti, oltre a Botta stesso, anche Antonella Mansi, vice-presidente per l'organizzazione di Confindustria nazionale, e Pietro Ferrari, presidente Confindustria Emilia-Romagna. La “fronda”, con una lettera agli associati di Stefano Minghetti, ha bollato come una “scampagnata” la nuova assemblea, ha invitato gli industriali locali a non prendervi parte e l'ha a sua volta disconosciuta, oltre che averla attaccata per vizi di forma rispetto alla procedura indicata dallo statuto di Unindustria per la convocazione. Una prima conta sarà sulle presenze fisiche, cioé quanti imprenditori parteciperanno, se più o meno di quelli presenti all'assemblea del mese scorso.

L'appello di 4 big dell'industria: "Partecipate"

Di cosa si discuterà?

Per la “fronda” la nuova assemblea vede all'ordine del giorno la nomina di un nuovo comitato di reggenza, una sorta di organo in ausilio al commissario nazionale, con una possibile uscita di scena di Botta. Sempre secondo l'area degli industriali di Minghetti saranno messe ai voti una serie di delibere tra cui la conferma all'adesione al sistema nazionale di Confindustria, il sostegno alla presa di posizione espressa da Roma sulla vicenda e un altro voto sulle sanzioni agli esponenti della “fronda”. Quest'ultima è stata definita da Minghetti “un'esecuzione in piazza”. Dagli organi di reggenza, invece, filtra un mantenimento dell'attuale leadership incarnata da Floriano Botta, che non si presenterebbe dimissionario o indisponibile a proseguire nel governo dell'interim. Ci sarebbe inoltre una delibera che potrebbe fissare a settembre un'altra assemblea (ma forse anche prima) per eleggere nuovi organi locali. E proprio l'elezione di nuovi organi locali, con la fine del commissariamento, viene indicato come il principale scopo dell'assemblea di venerdì.

Perché si litiga?

Come nelle guerre lunghe ed estenuanti i due eserciti sembrano avere ormai dimenticato il motivo per cui è esplosa la prima miccia. Sullo sfondo c'è la mancata adesione di Forlì-Cesena a Confindustria Romagna, che è sorta con la fusione delle due associazioni di Ravenna e Rimini. Alcuni imprenditori di Forlì-Cesena avrebbero voluto l'ingresso nell'area vasta dell'associazione, ma  il progetto non è andato in porto per una serie di dubbi, non ultimi quelli di natura economica e patrimoniali. Questo avrebbe inizialmente attivato l'intervento irritato di Confindustria nazionale. Tuttavia l'intervento dei “probiviri” è stato ufficialmente motivato da “gravi irregolarità” che sarebbero state operate nella gestione di Carfagnini, senza mai tuttavia dettagliare quali, se non rilevando vizi di forma. Botta ha più volte rimarcato la necessità, prima di tutto, del rispetto delle regole interne. I 'rumors' indicano anche una lotta tra “giovani” e “anziani”, tra “establishment” e “outsider” e quindi finalizzata prima di tutto al controllo dell'associazione in sè. Certo è che non sono volate parole tenere, a volte anche con attacchi personali reciproci e al vetriolo. Abbonda il frasario guerresco, con termini quali “usurpatori”, “traditori”, "ribelli" etc.

La partita del tribunale

Esaurite le modalità interne di composizione della lite, la “fronda” capeggiata da Minghetti ha fatto ricorso al Tribunale civile di Forlì per un provvedimento di urgenza che nella sostanza dovrebbe indicare chi è legittimato a rappresentare Unindustria, e quindi a gestire l'operatività, partendo dalla firma di un documento con validità di legge fino all'accesso al conto corrente. L'udienza è fissata al 16 maggio. In molti vedono in quest'intervento della magistratura ordinaria il punto realmente risolutivo dell'intera vicenda. Altre querele sono state depositate ed altre sarebbero in fase di deposito, in particolare da parte di chi ha ritenuto, a suo giudizio ingiustamente, di essere stato espulso e additato per le "gravi irregolarità".  Intanto, si registra l'intervento del collegio provinciale dei probiviri (un organo che non era stato esplicitamente commissariato) che ha annullato tutte le espulsioni precedenti.

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