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Aumentano gli immobili ridotti in ruderi, Confedilizia: "Dopo l'alluvione a rischio gli interventi di riqualificazione"

Caselli e Senzani auspicano che "il Governo, tutte le forze politiche e le amministrazioni anche locali prestino la massima attenzione ed intervengano senza indugio"

Cresce il numero degli immobili ridotti in ruderi a causa del loro elevato livello di degrado. Secondo i dati dell'Agenzia delle entrate relativi allo stato del patrimonio immobiliare italiano nel 2022 il numero di tali immobili, classificati nella categoria catastale F2, è cresciuto del 2,7% rispetto all'anno precedente. "Il dato più allarmante - dettaglia Confedilizia - emerge quando si confrontano i numeri pre e post Imu: dal 2011, gli immobili ridotti alla condizione di ruderi sono più che raddoppiati, passando da 278.121 a 610.085, con un incremento del 119,36%. Questa situazione ha evidenti conseguenze sulle aree in cui tali edifici insistono, creando un serio problema di degrado urbano e sociale. Si tratta di immobili, appartenenti per il 90 per cento a persone fisiche, che pervengono a condizioni di fatiscenza per il solo trascorrere del tempo o, in molti casi, in conseguenza di atti concreti dei proprietari (ad esempio, la rimozione del tetto) finalizzati a evitare almeno il pagamento dell’Imu. Va infatti ricordato che sono soggetti alla patrimoniale immobiliare – giunta a un carico di 22 miliardi di euro l’anno – persino i fabbricati definiti “inagibili o inabitabili”, ma non ancora considerati “ruderi”".

Giorgio Spaziani Testa, presidente della Confedilizia, evidenzia "la necessità che la politica rifletta su questi dati e individui soluzioni adeguate. Una delle proposte della Confederazione della proprietà edilizia è quella di ridurre il carico fiscale rappresentato dall'Imu, in particolare sugli immobili dei piccoli centri e dei borghi, spesso abbandonati e in declino. L'eliminazione dell'Imu nei Comuni fino a 3.000 abitanti, ad esempio, avrebbe un costo annuo contenuto (800 milioni di euro, meno del 4 per cento del gettito complessivo dell’imposta) ma potrebbe rappresentare un segnale importante per i proprietari, spesso eredi, che non hanno le risorse o gli incentivi per riqualificare i propri beni. Molti di questi immobili sono privi di possibilità di vendita o affitto e tra poco tempo potrebbero essere oggetto di obblighi di riqualificazione energetica in caso di approvazione della proposta di direttiva europea “case green”. La necessità di intervenire, dunque, è sempre più urgente".

Anche il presidente provinciale di Ape Confedilizia Forlì Cesena Carlo Caselli ed il Vicario Stefano Senzani manifestano "massima preoccupazione per tali dati, tanto più per la Provincia di Forlì Cesena così duramente colpita dalla recente alluvione che ha provocato gravissimi danni all’intero patrimoniale immobiliare del territorio oltre che a molte ed importanti infrastrutture. La situazione è a tutt’oggi molto critica sia nelle città come Forlì, Cesena e Ravenna, sia nei paesi più piccoli e nei borghi, per i quali è in pericolo e rischia di rendere vano lo sforzo sinora fatto per la loro riqualificazione". Caselli e Senzani auspicano che "il Governo, tutte le forze politiche e le amministrazioni anche locali prestino la massima attenzione ed intervengano senza indugio".

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