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Bicchiere mezzo vuoto con il bando sull'innovazione

Dati che si riflettono anche sul risultato provinciale, dove le domande sono state circa 180 (11% del totale regionale). Tra queste, il 60% sono state giudicate ammissibili e il 22% saranno finanziate

Sono stati necessari 9 mesi alla regione per venire a capo della complessa procedura di valutazione delle domande presentate quest’estate dalle imprese per ottenere finanziamenti su progetti d’innovazione (Bando FESR Asse 2). Tempi lunghi motivati certamente dal numero delle domande stesse, difficilmente prevedibile: complessivamente circa 1.600.

Alla fine di questo intenso lavoro la regione ha reso pubblico l’esito del bando, lasciando però il bicchiere più mezzo vuoto che mezzo pieno. Infatti, anche se sono stati ben 1.280 (80% del totale) i progetti che hanno soddisfatto i criteri di ammissibilità al finanziamento, solamente per i primi 399 (ossia per il 25%) della graduatoria ci sono le risorse finanziarie disponibili. A ciò va aggiunto che il contributo è stato abbassato dal 50% al 20-25/% della spesa ammessa.

Dati che si riflettono anche sul risultato provinciale, dove le domande sono state circa 180 (11% del totale regionale). Tra queste, il 60% sono state giudicate ammissibili e il 22% saranno finanziate. I dati sono molto migliori se si considerano i 57 progetti presentati da CNA Forlì-Cesena: di questi, ben il 97% sono stati giudicati ammissibili e il 35% saranno finanziati. In sostanza, oltre la metà dei  progetti finanziati in provincia sono stati presentati da CNA.

 “Questi risultati ci riempiono di soddisfazione e sono la conferma di un lavoro di molti anni – afferma Franco Napolitano, direttore generale di CNA Forlì-Cesena – nella nostra provincia CNA è la struttura più qualificata per questo tipo di servizi alle imprese. E siamo anche tra i primi in regione. Grazie all’esperienza maturata con la nostra struttura CNA Industria, il lavoro compiuto in questa occasione raddoppia esattamente quello, già ottimo, svolto in occasione dello stesso bando nel 2008.”

Questo dato però soddisfa solo a metà CNA, che ha visto in sostanza tutti i propri progetti ottenere la valutazione di ammissibilità, ma che ha visto anche disattese le giuste aspettative di tanti suoi associati che avevano reagito alla situazione di crisi puntando sull’innovazione e sui finanziamenti previsti dal bando.

 “È un quadro – conclude Napolitano – che soddisfa solo parzialmente la volontà espressa dalle imprese di piccole e medie dimensioni di investire per recuperare competitività e quindi di credere in una ripresa dei propri mercati. Ricordiamo che, nel complesso, le nostre imprese prevedevano di investire oltre 13 milioni di euro, con la possibilità di generare 40 nuovi posti di lavoro. In un momento come questo occorre dare ulteriore sostegno a questa che è la forza dell’economia reale”.

Le imprese che si erano rivolte a CNA per queste bando erano trasversali a tutti i settori manifatturieri, con una leggera prevalenza del settore meccanico (peraltro forse il più penalizzato), ma non sono mancate PMI di altri settori come quello della moda, a testimoniare la volontà di alcuni imprenditori a reagire in mercati contrassegnati da forti elementi di concorrenza anche sleale.


 

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