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Allarme emarginazione: "Per combattere la povertà è indispensabile la famiglia"

Lunedì sera, al Centro culturale San Francesco è stato presentato alla cittadinanza il Report Povertà e Risorse 2012, curato dall'Osservatorio Povertà e Risorse della Caritas e dalla Pastorale Sociale e del Lavoro. Sono intervenuti Sauro Bandi, direttore della Caritas diocesana di Forlì-Bertinoro

Lunedì sera, al Centro culturale San Francesco è stato presentato alla cittadinanza il Report Povertà e Risorse 2012, curato dall’Osservatorio Povertà e Risorse della Caritas e dalla Pastorale Sociale e del Lavoro. Sono intervenuti Sauro Bandi, direttore della Caritas diocesana di Forlì-Bertinoro, Elena Galeazzi, curatrice del Report, e don Franco Appi, responsabile della Pastorale Sociale e del Lavoro. Oltre all’esposizione, alla lettura e alla riflessione sui dati di povertà e risorse raccolti nei 25 centri di ascolto (diocesano e parrocchiali) e in 19 organizzazioni appartenenti alla Consulta Diocesana degli Organismi Socio-assistenziali, il Report prova a riflettere su percorsi possibili di uscita dalla crisi.

Una riflessione che ha coinvolto 23 diversi autori, esponenti di Chiesa locale, Enti pubblici, terzo settore, imprese, associazioni di categoria e università. I numeri sono inquietanti: si sono rivolti per la prima volta alla Caritas 1.860 persone e 656 nuclei famigliari nel 2012. In totale nel 2012 la Caritas ha seguito 6.661 persone fisiche e 1.991 nuclei familiari. “Un aspetto significativo di questa crisi è il fatto che in questi ultimi due anni gli operatori dei Centri di Ascolto si sono dovuti attrezzare per affrontare un’utenza sempre più segnata, non solo da problemi concreti e rilevanti dal punto di vista economico e materiale, ma anche dalla difficoltà a gestire le relazioni famigliari e sociali nella delusione per aver visto fallire i progetti di vita precedenti ed in un crescente senso di smarrimento per il futuro. - spiega Bandi - I bisogni di tipo psico-relazionale degli individui interrogano sempre più i nostri Centri d’Ascolto e ci impongono di mettere a fuoco nuove strategie di risposta, basate non solo sul tamponare le emergenze, bensì sull’aiuto alla ricostruzione di una rete di legami capaci di sostenere gli individui nell’affrontare le difficoltà quotidiane e gli imprevisti. Si afferma dunque con sempre maggiore insistenza questo bisogno-desiderio di rigenerare i legami sociali e le reti di comunità, come risposta non solo ad esigenze di tipo identitario e di sicurezza, ma anche come strumento per la  soddisfazione  di bisogni concreti e di sopravvivenza per gli individui e le famiglie. Senza reti nessuno si salva”.

“Puntare sulle relazioni di prossimità e sul tema della vicinanza significa guadagnare non solo in termini di beni immateriali (fiducia, affetto, riconoscimento, sicurezza), ma anche in termini di risorse materiali e, dunque, di benvivere in senso pieno. Riattivare la politica del buon vicinato e riconoscerla come “servizio sociale”, così come il lavoro domestico e gli impegni di cura delle persone, rappresenta una risposta concreta alla carenza di risorse e alla finalità di salvaguardare la dignità delle persone”, prosegue Bandi.

“Uno dei concetti principali emersi in questo Report è quello di un nuovo modello di sviluppo fondato sulla dimensione relazionale e sociale dell’uomo.  - incalza Appi - Da tempo la nostra Caritas e altre a livello nazionale, svolgono un lavoro fecondo con le famiglie proprio per accompagnarle in questa crisi interminabile. Tutt’ora la famiglia è frammentata e insidiata dall’individualismo come lo è la società, e ne subisce il pessimismo. La famiglia e la società vanno di pari passo: la famiglia è cellula della società, questa si costruisce sulla famiglia. Più è sana la famiglia più è sana la società. Curare la società, dargli un futuro migliore e più speranza equivale a dare speranza alla vita delle famiglie. In questa confusione essere-avere l’uomo tende a identificarsi, a darsi identità con la proprietà, con i consumi, con il possesso. C’è una deviazione antropologica che incentra la vita sull’avere, sul possesso, con impostazione egoistica e incline all’avidità. L’illusione è che più si ha più si è”.

E poi Appi spiega: “Anche sul fronte delle imprese ci sono novità improntate a senso etico e di solidarietà. Ricordiamo come alla Zanussi – Electrolux ci sia un accordo di solidarietà per un accorciamento dell’orario di lavoro, integrato con ore di Cassa Integrazione, all’insegna di un vecchio slogan che diceva “Lavorare meno, lavorare tutti”. - ricorda Appi - Questo permette di mantenere il posto di lavoro per i lavoratori e di conoscenze tecniche per le aziende. Altre imprese hanno diversificato il prodotto e si sono inserite in reti produttive per mantenere e ampliare il mercato internazionale. Come ne uscirà modificato dalla crisi il welfare? Come influirà su un nuovo modello proprio la comunicazione fra famiglie e il reciproco supporto? Da questa impostazione può nascere, come è di fatto, un nuovo welfare della società, ma anche un nuovo modello di società e di organizzazione politica. Si dovrà andare verso uno stato sussidiario, possibile, anzi raccomandabile e opportuno in questa fase di globalizzazione, proprio perché sussidiario. I modelli di sussidiarietà, a partire dai livelli locali e poi statali e poi continentali come l’Europa, possono rendere possibile una vera autorità mondiale, un’autorità che non elimina le strutture politiche degli stati e delle realtà politiche particolari, ma le sussidia per una Governance volta al bene comune universale”
 

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