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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Economia Forlimpopoli

Il Progetto Artusi 2.0 sul prestigioso New York Times con Don Pasta

"Volevo esplorare tra le memorie, verificare se le memorie costruiscano l’identità, persistano, esistano o vanno perse. Per prendere una foto istantanea dei modi di cucinare della gente comune di oggi", sottolinea nell'articolo Don Pasta.

Don Pasta, Casa Artusi e il progetto Artusi 2.0 approdano sulle colonne e sul sito del prestigioso New York Times. La giornalista Rachel Donadio ha raccontato, la storia e la ricerca di Daniele De Michele alias DonPasta, dj, economista e appassionato di gastronomia, che ha messo in piedi il progetto Artusi 2.0 in collaborazione con il centro di cucina domestica di Forlimpopoli. "Volevo esplorare tra le memorie, verificare se le memorie costruiscano l’identità, persistano, esistano o vanno perse. Per prendere una foto istantanea dei modi di cucinare della gente comune di oggi", sottolinea nell'articolo Don Pasta.

"Per me, era normale mettere dischi e cucinare", aggiunge "accostavo le melanzane alla parmigiana e John Coltrane", essendo questo un piatto con una mescolanza e complessità di sapori che può essere portato a perfezione solo attraverso un'infinita improvvisazione […]. Sono interessato alla saggezza cuinaria della working class, che è precedente a Slow Food e Eataly" prosegue. "Prima c'era la cucina delle nonne. Non mi importa davvero del gusto. Posso mangiare salame ed essere contento". Nel suo lungo percorso la strada di Donpasta ha incrociato quella di Casa Artusi nel progetto (che presto diventerà un libro e un documentario) per "riscrivere" l'Artusi. L’idea è quella di raccontare la cucina italiana del nuovo millennio partendo dall’Artusi, per capire cosa sia cambiato nella cucina popolare, nella sua geografia, nelle sue testimonianze. Da alcuni mesi Casa Artusi e Donpasta chiedono agli italiani di raccontare la ricetta del cuore, quella legata alle proprie origini. Il lavoro si basa su un censimento della cucina italiana domestica e familiare del tempo presente. L’idea è di costruire una piattaforma multimediale di ricette che provino a rappresentare il patrimonio gastronomico della cucina popolare italiana e a capire ciò che gli italiani mangiano, quale sia il loro modello culturale/culinario di riferimento quando cucinano o parlano di cucina".

Si costruirà così un nuovo nucleo di ricette che rappresentino l'Italia nel nuovo millennio, ma che abbiano, grazie al comitato scientifico di Casa Artusi, una scientificità nella loro codificazione, indicizzazione e scrittura. Significa provare nel modo il più esaustivo possibile di mostrarne le complessità, le particolarità locali, la cultura secolare che c’è dietro ogni ricetta tradizionale. Significa, quindi, verificare a più di un secolo di distanza dall’uscita dell’Artusi, come sia cambiata l’Italia nel frattempo. Capire quindi ciò che gli italiani mangiano, quale sia il loro modello culturale/culinario di riferimento quando cucinano o parlano di cucina. L’ipotesi, anche e soprattutto alla luce del lavoro di Artusi, è che la cucina familiare sia un elemento identitario collettivo e individuale allo stesso tempo in cui il Sistema delle Ricette è un sistema di Trasmissione dei Saperi e che il sapere ereditato dalla cucina familiare resti la struttura portante della cucina domestica e strumento di autenticità della cucina stessa. “Raccontateci le ricette del vostro cuore, delle vostre origini”, sottolineano i promotori dell’iniziativa.

“Spulciate quei ricettari scritti a mano dalle vostre nonne, recuperate i foglietti che cadono e scivolano giù per terra, trascriveteli. Diteci delle vostre madri e dei loro viaggi definitivi verso paesi troppo lontani con quei quaderni scritti a penna e stretti in mano, più importanti di qualsiasi gioiello. C’è un patrimonio di cucina popolare da ricostruire in quest’intrecciarsi di mani, di età, e c’è urgenza di ritessere la tela di memorie abbandonate per negligenza o al contrario custodite intimamente. Tutte da rimettere assieme in un gigantesco pentolone. Il solo rischio della perdita di questo linguaggio mette a rischio l’identità stessa della gente, l’identità di un luogo, di una nazione. Proteggiamoci. Soffriggete”.

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