Monito di Cna: "Alle imprese serve ossigeno per poter tornare a correre"

"Il problema è che gli artigiani e le pmi sono in crisi di ossigeno - afferma Franco Napolitano, direttore generale Cna Forlì-Cesena -. Hanno bisogno del carburante normale in ogni sistema economico moderno, il credito

Da qualche mese non mancano segnali di ripresa. Debole, percepita poco dalle piccole imprese, legata soprattutto alle esportazioni, ma evidente. "Il problema è che gli artigiani e le pmi sono in crisi di ossigeno - afferma Franco Napolitano, direttore generale Cna Forlì-Cesena -. Hanno bisogno del carburante normale in ogni sistema economico moderno, il credito. Ma di credito, al di là degli annunci, ce n’è sempre meno. Invece ora occorre smontare quei freni che rischiano di bloccare le iniziative imprenditoriali e soffocare la ripresa in culla".

"Il credito rappresenta il vero volano di ogni sano sistema economico, fondato sull’impresa. In Italia, dal 2009, sono state introdotte oltre 250 nuove disposizioni in materia di credito - osserva Napolitano -. E più della metà arrivano dall’Europa. Lo ha calcolato l’Associazione bancaria italiana. Cambiamenti che hanno determinato condizioni di incertezza operativa riflettendosi, in ultima analisi, anche sulla capacità di erogazione del credito. Guardiamo lo scenario a valle, che conosciamo bene. Tra dicembre 2011 e maggio 2015 le imprese italiane non finanziarie hanno visto ridursi il credito di 90,7 miliardi di euro, oltre il 10% del monte crediti. Per gli artigiani è andata molto peggio: tra dicembre 2008 e dicembre 2014 il loro stock di credito è calato da 61 a 48 miliardi, perdendo oltre il 21%".

"Nella nostra provincia, come Cna Forlì-Cesena, abbiamo registrato nell’ultimo biennio un calo del 75% degli affidamenti con garanzia dei confidi, e del 60% delle pratiche evase - aggiunge il direttore generale dell'associazione di categoria -. Va sfatata poi la leggenda che le piccole imprese siano meno affidabili. Lo dice la Banca d’Italia: dal 2012 a oggi, a fronte di un incremento del tasso di sofferenze delle imprese non finanziarie pari al 65%, tra le piccole imprese familiari la crescita si è fermata al 34%. Non c’è nessun motivo, quindi, perché le piccole imprese, in Italia, siano ancora penalizzate e più delle altre. Una ricchezza che va tutelata anche nei confronti dell’Europa, che talvolta sembra pretendere che ci siano banche della stessa taglia per imprese di taglia diversa. Per un apparato produttivo, come quello italiano, con forte presenza di micro e piccole imprese, sarà piuttosto importante rafforzare il ruolo dei confidi nell’intermediazione tra imprese e banche. Uscendo dagli stereotipi e dando risposte alla vera realtà produttiva del Paese".

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