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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Economia

Commercio, il saldo delle imprese in provincia è negativo: chi sale e chi scende. "Settore con problemi complessi"

Nel corso del 2023 in provincia sono state registrate 264 iscrizioni a fronte di 509 cessazioni (non d'ufficio), per un saldo negativo di 245 unità. Rispetto al 2022, le iscrizioni sono diminuite del 4,7% e le cessazioni sono aumentate del 2,4%

Dopo l’evento di presentazione del “Rapporto sull’Economia Romagna – Forlì-Cesena e Rimini 2023 e scenari” il quarto focus sintetico è dedicato al settore Commercio, importante settore per l’economia nazionale e dei nostri territori, che da tempo attraversa una fase di forte ricomposizione, in uno scenario generale comunque estremamente complesso e incerto per l’intera economia. Per dati dettagliati si rimanda al documento completo, disponibile alla pagina del sito camerale dedicata al Rapporto sull’economia.

“Il Commercio è un importante settore per l’economia nazionale, e per quella dei nostri territori, ancor più nelle aree turistiche, che da sempre anticipa tendenze culturali ed è punto di snodo tra produzione e consumo e tra economia e società. Il settore, come è noto, attraversa da tempo una fase di forte ricomposizione in uno scenario generale comunque estremamente complesso. Anche a livello locale nel 2023 si conferma il trend di ridimensionamento della base imprenditoriale – dichiara Carlo Battistini, presidente della Camera di commercio della Romagna –. L’equilibrio da perseguire tra piccola, media e grande distribuzione, il progressivo ridimensionamento della capacità di acquisto delle famiglie, il forte cambiamento nell’approccio globale al consumo, la sfida dell'omnicanalità (a partire dall’e-commerce), la morsa dei costi fissi sono solo alcuni dei problemi del settore: alcuni strutturali, come per esempio la diffusione di forme di autoimpiego, mentre altri sono più contingenti, come i costi dell’energia. È un settore con problemi complessi che deve riuscire a cogliere le opportunità delle nuove tecnologie, dell’innovazione e di uno sviluppo strutturato delle competenze a partire dal fatto che sta affrontando cambiamenti epocali con un quadro normativo di riferimento antiquato e che necessita di essere aggiornato e adeguato alla società attuale valorizzando tutti gli aspetti del commercio, fisico, tradizionale e online e il ruolo che questo settore riveste nello sviluppo delle economie urbane, nella vitalità dei centri storici e nel presidio anche sociale in aree montane e collinari. Servono quindi misure innovative per ridisegnare il ruolo del commercio e dell’imprenditore commerciale. Inoltre, servono misure a sostegno della capacità e del potere di acquisto dei lavoratori e delle famiglie. Ma bisogna operare con più incisività anche sul versante della rigenerazione urbana, dei tempi e delle funzioni all’interno delle città, dei centri come delle periferie delle aree urbane, per contrastare abbandono e degrado. Per sostenere questo comparto nelle sfide epocali che deve affrontare serve poi, a livello nazionale, un vero e proprio piano articolato sulle molteplici dimensioni di criticità che presenta ma anche su quelle di opportunità che pure esistono. serve infatti una "scossa" con azioni mirate e in grado di offrire una prospettiva strutturale agli interventi che possono avere un impatto strategico sul settore a partire dal sostegno agli investimenti delle imprese necessari per misurarsi con la transizione digitale ed ecologica e per coglierne i vantaggi. La Camera di commercio della Romagna è impegnata a elaborare un’analisi completa per poi tradurla in nuove proposte, di concerto con gli altri enti e istituzioni”.

Il settore Commercio in provincia di Forlì-Cesena

In provincia di Forlì-Cesena, al 31 dicembre 2023, operano 7.412 imprese attive del settore “Commercio” che rappresentano il 20,9% del totale (21,3% in regione e 25,2% in Italia). La loro numerosità risulta ancora in diminuzione rispetto al 2022 (-4,2%) e in modo più accentuato rispetto a quella regionale (-3,0%) e nazionale (-2,1%).

Nel corso del 2023 in provincia sono state registrate 264 iscrizioni a fronte di 509 cessazioni (non d'ufficio), per un saldo negativo di 245 unità. Rispetto al 2022, le iscrizioni sono diminuite del 4,7% e le cessazioni sono aumentate del 2,4%.

Per ciò che riguarda la natura giuridica, il 63,2% sono imprese individuali, il 18,4% società di persone e il 17,8% società di capitale; rispetto al 2022 si rileva un lievissimo incremento delle società di capitale (+0,7%) mentre risultano in flessione sia le imprese individuali (-5,5%) sia le società di persone (-3,8%). Il commercio al dettaglio in particolare è caratterizzato da una prevalenza di imprese individuali (69,0%) e presenta un’incidenza più bassa (solo il 9,7%) di società di capitale (alle quali però corrisponde il 58,7% degli addetti di tale settore).

Le imprese operanti nel commercio al dettaglio rappresentano quasi la metà del settore (49,3%) e rispetto all’anno precedente sono diminuite del 4,6% (-4,1% in regione e -2,6% in Italia). In particolare, con riferimento alle principali tipologie di negozi specializzati (incidenza del 64,7% sul commercio al dettaglio e variazione del -3,2%), rispetto al 2022 si assiste, in ordine di importanza, a una diminuzione della maggior parte di queste: -5,6% i negozi abbigliamento, -3,1% le tabaccherie, -7,5% le edicole, -1,4% le ferramenta, -2,3% i negozi di mobili, -2,7% le farmacie, -1,2% le macellerie, -8,8% i negozi di frutta e verdura, -4,7% quelli di calzature, -7,1% i fiorai/negozi per animali, -7,9% quelli di articoli sportivi, -12,5% i negozi di prodotti per la telefonia e -5,3% le sanitarie; aumentano, invece, le profumerie/erboristerie (+1,2%) e i distributori (+8,3%) mentre risultano stabili le librerie, le pescherie e i negozi di bevande. Tra i negozi non specializzati, risultano in calo del 3,5% quelli con prevalenza di prodotti alimentari (supermercati), che rappresentano il 6,7% del commercio al dettaglio, mentre risultano stabili quelli non alimentari (grandi magazzini ed empori) che però hanno un'incidenza minore (2,1%). Le imprese attive del commercio al dettaglio ambulante (incidenza del 17,9% sul commercio al dettaglio) sono diminuite del 14,4% (-11,7% a livello regionale e -4,5% in Italia). Infine, in provincia aumentano del 9,0% (in regione del +9,7% e in Italia del +9,0%) le imprese che svolgono e-commerce (sono il 6,9% del commercio al dettaglio).

Le imprese attive nel commercio all'ingrosso (38,7% del totale Commercio) registrano una diminuzione del 4,2%, peggiore delle variazioni negative registrate in Emilia-Romagna (-2,5%) e in Italia (-2,0%).

Infine, le imprese del commercio e riparazione di veicoli, che costituiscono il 12,0% del totale del settore in provincia, rilevano una diminuzione (-2,6%), peggiore della sostanziale stabilità a livello regionale (-0,2%) e nazionale (-0,1%).

Gli addetti del Commercio nel suo complesso rappresentano il 19,7% del totale degli addetti. Le imprese attive del commercio al dettaglio occupano il 54,3% degli addetti totali del Commercio, quelle del commercio all’ingrosso ne occupano il 35,5% e le imprese attive del commercio e riparazione di veicoli ne occupano il 10,2%.

L’analisi congiunturale, elaborata da Unioncamere Emilia-Romagna, premesso uno scenario strutturalmente difficile e molto complesso che purtroppo prosegue da anni, rileva nel 2023 un aumento medio delle vendite del commercio al dettaglio (+2,6%) determinato da variazioni trimestrali tendenziali positive in tutti e quattro i trimestri, pur con un trend in calo. Tali variazioni, tuttavia, sono da valutare tenendo conto che anche il 2023 è stato caratterizzato da una spinta inflazionistica che ha gonfiato il valore delle vendite dei vari prodotti in maniera non omogenea.

La variazione media annua 2023 risulta del +4,7% per le vendite del commercio al dettaglio di prodotti alimentari, del +0,8% per il non alimentare e del +6,3% per quelle negli iper, supermercati e grandi magazzini.

Secondo la dimensione delle imprese, le vendite della piccola distribuzione (da 1 a 5 addetti) hanno registrato un aumento medio annuo del 2,1%, quelle della media distribuzione (da 6 a 19 addetti) un lievissimo aumento dello 0,4% e, infine, quelle della grande distribuzione (imprese con almeno 20 addetti) una crescita più decisa (+4,0%).

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