Comparto moda e crisi. Confartigianato: "Si punta su qualità, durata e funzionalità"

La crisi economica conseguente alla difficile lotta al coronavirus sta lasciando pesanti segni sul sistema delle imprese, per questo l'ufficio studi di Confartigianato sta monitorando l'andamento della produzione delle micro e piccole imprese

La crisi economica conseguente alla difficile lotta al coronavirus sta lasciando pesanti segni sul sistema delle imprese, per questo l'ufficio studi di Confartigianato sta monitorando l'andamento della produzione delle micro e piccole imprese, anche artigiane. Dall’analisi sul comparto moda si evidenzia che, a marzo 2020, i diversi settori presentano i cali più pesanti di produzione: è più che dimezzata per cuoio, borse, pelletteria, pellicce (-52,5%) confezione di articoli di abbigliamento (-55,1%), gioielleria, lavorazione delle pietre preziose (-57,4%) e calzature (-59%). L’interruzione delle filiere del settore, in particolare di quelle lunghe, ha comportato carenze negli approvvigionamenti e negli scambi, soprattutto transfrontalieri, di semilavorati. Sono cadute le vendite al dettaglio, con l’azzeramento della domanda delle collezioni primaverili. È stato registrato un calo del fatturato più marcato del calo della produzione, con la conseguente creazione di scorte che, in questo settore, perdono rapidamente di valore. 

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La lenta ripresa del commercio al dettaglio non compensa questa criticità. L'annullamento di cerimonie ed eventi, che presentano una significativa concentrazione nella primavera, ha pesantemente ridotto le vendite al dettaglio e l'attività di sartoria: nel trimestre tra aprile e giugno, nella media degli ultimi cinque anni, si celebra un terzo (32,6%) dei matrimoni. La rarefazione dei pagamenti relative alle forniture dei primi mesi dell'anno, l’aumento dei tempi di pagamento e degli insoluti acuisce la crisi di liquidità che interessa tre imprese su quattro. Numerose aziende hanno reagito alla turbolenza di mercato diversificando la produzione, realizzando mascherine e camici. Un efficace riposizionamento richiede velocità di decisione, flessibilità e adattamento, caratteristiche tipiche della micro e piccola impresa. Il settore ha sperimentato, nei lunghi mesi del lockdown mondiale, sfilate virtuali e un uso più intenso delle vendite via internet. Proprio i prodotti dell'abbigliamento sono quelli su cui si registra la maggiore propensione all'acquisto on line da parte dei consumatori. Per fronteggiare l’emergenza una quota di piccole realtà del settore moda (pari al 9,1%) ha utilizzato il canale e-commerce per dare continuità all’attività di vendita. È divenuta essenziale la diversificazione dei canali di vendita, eppure, nonostante la crescita delle vendite via internet, l'esperienza sensoriale nella scelta del capo e del tessuto non potrà mai essere completamente sostituita, rappresentando un elemento decisivo nel processo di acquisto di un prodotto artigianale di qualità; la fine dell'emergenza sanitaria e il ritorno alla mobilità delle persone sono requisiti fondamentali per una ripresa del settore. Da evidenziare che, durante la pandemia i consumatori hanno fatto una maggiore esperienza di consumo a 'chilometro zero': questa riscoperta sensibilità potrebbe riportare l'attenzione, anche nella moda, ai prodotti delle imprese del territorio. L'orientamento dei consumatori nella crisi ha privilegiato la soddisfazione di bisogni primari, penalizzando molti beni di consumo durevoli; in tale contesto la moda, grazie all'apporto dell'artigianato, potrà orientarsi verso produzioni più sobrie ed essenziali e con caratteristiche di qualità, durata e funzionalità. Tra le condizioni per la ripartenza molto rilevante è il sostegno al sistema dei pagamenti e alla finanza d’impresa, nonché la fiducia e la capacità di acquisto dei consumatori. Assumono crescente importanza fattori competitivi legati alla sicurezza e sanificazione dei capi di abbigliamento, inducendo interventi nel processo produttivo e nell’acquisto delle materie prime utilizzate.

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