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Confartigianato: "Il Decreto Sviluppo delude le aspettative"

Il Decreto Sviluppo non risponde alle attese degli imprenditori che, ogni giorno, si battono per resistere alla crisi. I provvedimenti varati dal Governo non sono sufficienti per ridare slancio all’economia del Paese

Il Decreto Sviluppo non risponde alle attese degli imprenditori che, ogni giorno, si battono per resistere alla crisi. Per Confartigianato i provvedimenti varati dal Governo non sono sufficienti per ridare slancio all’economia del Paese. Ciò che serve realmente a chi fa impresa è un alleggerimento della pressione fiscale e una riduzione della mastodontica struttura burocratica, che blocca le piccole imprese in una maglia di adempimenti cavillosi e spesso ridondanti.
 
Il segretario di Confartigianato Forlì, Roberto Faggiotto chiarisce perché il Decreto approvato dal Governo non sia sufficiente per la piccola impresa “l’Italia è il Paese europeo con i maggiori ostacoli all’attività imprenditoriale. Pensiamo al tempo necessario per svolgere gli adempimenti fiscali: per le procedure per il pagamento delle imposte e contributi nel nostro Paese è necessario l’impiego di 285 ore, equivalenti a circa 36 giorni lavorativi, contro una media europea di 209 ore. In pratica, a un’azienda italiana occorre il 36,3% di tempo in più rispetto a un competitor europeo. Ma non solo, nel 2012 l’Italia è il paese con i più alti tempi medi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese fornitrici di prodotti e servizi, con una media di 180 giorni, contro gli 82 giorni degli altri Paesi europei, ben il 119,5% in più.”
 
Conclude Faggiotto “le micro e piccole imprese sono il motore del Paese eppure i provvedimenti necessari affinché esse possano continuare a operare sono delegati a un Disegno di Legge di semplificazione destinato a un lungo e incerto iter parlamentare di approvazione. Abbiamo necessità di individuare un serio percorso di crescita dell’imprenditoria italiana, che passi attraverso la riduzione fiscale, uno snellimento della burocrazia e politiche mirate alle reali dimensioni delle nostre realtà produttive. Alle imprese sono già stati chiesti sacrifici onerosi, è ora che la politica lanci segnali di fiducia agli imprenditori. In primo luogo ripensando a se stessa, tagliando inefficienze e sprechi.”
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