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Moda, Confcommercio: "Situazione drammatica, crollo dei fatturati"

Roberto Vignatelli: "Auspico che il Decreto Sostegni contenga aiuti specifici per i negozi di abbigliamento, come il credito di imposta sulle rimanenze, chiesto a più riprese al Governo"

Fatturati calati in media del 48% a gennaio, del 22% a febbraio e dell'84% nelle prime due settimane di marzo; oltre 35 milioni di rimanenze di magazzino che diventeranno invendibili; rischio chiusura per almeno 150 attività con conseguente perdita di almeno 400 occupati. E',questo, in sintesi, il quadro drammatico del comparto forlivese dei negozi di abbigliamento, tracciato dall'ufficio studi di Confcommercio della Provincia di Forlì-Cesena.

"Al settore - attacca Roberto Vignatelli, presidente di Federmoda Confcommercio Forlì-Cesena - serve un sostegno immediato, reale, congruo e proporzionato alle effettive perdite, soprattutto slegato dalle percentuali  minime  del fatturato ipotizzato dal decreto Sostegni, perché i prodotti di moda seguono, come noto, le tendenze delle stagioni stilistiche e quindi sono soggetti a rapidissima svalutazione”. Il comparto è in grave sofferenza, senza soluzione di continuità, dal primo lockdown di un anno fa: i negozi hanno avuto a disposizione solo mezze stagioni per la vendita e fatto subito notevole ricorso a forti promozioni ed a saldi, con l'unico obiettivo di contenere le perdite di fatturato: "una soluzione che ha certamente aiutato i negozi ad avere liquidità - precisa Vignatelli - per pagare personale, fornitori, affitti, tasse e spese vive, ma ha contestualmente generato una drastica riduzione dei margini, mettendo così a rischio il modello di business e la stessa sopravvivenza dei fashion store: se le restrizioni al settore dovessero permanere anche dopo il 6 aprile, rischiano di sparire almeno 150 dei negozi di abbigliamento attivi nella nostra provincia”.

La peculiarità dei negozi di moda sta nella stagionalità delle collezioni, ordinate anche un anno prima dell'arrivo dei prodotti nelle vetrine, con ordini minimi imposti dai brand e investimenti di centinaia di migliaia di euro di merce che, come accadde un anno fa per la stagione primavera/estate, resterà ferma in magazzino. "Proprio per questo motivo - puntualizza Vignatelli - sosteniamo da settimane l'indispensabilità di un contributo sulle eccedenze di magazzino, sotto forma di credito d'imposta del 30% delle rimanenze, così come riteniamo sia indifferibile anche un intervento sull'abbattimento del costo dei canoni di locazione: in tal senso sono state poste sul tavolo della presidenza del Consiglio delle specifiche proposte di intervento". "In tutto ciò - conclude Vignatelli  - registriamo quotidianamente l'amarezza dei nostri imprenditori del settore, ingiustamente puniti con l'obbligo di chiusura confermato anche nell'ultimo provvedimento sulla zona rossa: dopo tutti gli investimenti fatti per prevenire al meglio i rischi di contagio in negozi nei quali peraltro non sussiste un pericolo di assembramento, ci si aspettava maggiore rispetto per le nostre imprese”. 

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