Economia

Confesercenti e Confcommercio al Prefetto: "Pubblici esercizi allo stremo"

Confcommercio e Confesercenti del territorio cesenate e forlivese scrivono una lettera al Prefetto di Forlì-Cesena Antonio Corona

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Confcommercio e Confesercenti del territorio cesenate e forlivese scrivono una lettera al Prefetto di Forlì-Cesena Antonio Corona. La lettera è firmata da Mauro Lazzarini, Roberto Vignatelli, Cesare Soldati e Augusto Patrignani.

Signor Prefetto,  la gestione della pandemia, giustamente, mette al centro della propria azione la salute delle persone e la  complessa tenuta del sistema ospedaliero e sanitario. Nel corso di questi mesi, come Associazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese, non ci siamo  mai sottratti alle nostre responsabilità ed abbiamo svolto un difficile ruolo di capillare informazione verso i  nostri Soci, che in diverse occasioni hanno incontrato difficoltà a comprendere il senso delle decisioni  messe in atto dal Governo.  

Particolare disagio è avvertito a causa dei tempi di adozione dei provvedimenti che determinano le scelte,  che non lasciano mai la possibilità di organizzare il proprio lavoro. Sono numerose le professioni che stanno soffrendo questa complessa situazione ma una categoria che a  nostro avviso è ormai allo stremo è quella dei pubblici esercizi. Costretti da diversi mesi fra esclusiva  possibilità di asporto e domicilio o, nei momenti migliori, apertura solo fino alle 18. Completamente perso  l’importante periodo lavorativo delle feste natalizie. 

Riceviamo quotidianamente segnali di preoccupazione ed esasperazione, come se si trattasse di un  accanimento verso la categoria. Considerato l’andamento dei contagi, appare peraltro evidente che non vi  sono certezze circa la presunta diffusione del virus attraverso la frequentazione di bar e ristoranti.  Le chiediamo cortesemente di rappresentare questo stato di sofferenza al Governo, affinché se ne tenga conto nelle nuove ed importanti decisioni che si stanno assumendo in queste ore.   Riteniamo, infatti, che nel rispetto delle misure di sicurezza, bar e ristoranti non rappresentino fonte di  diffusione del virus o certamente non lo siano in misura maggiore di altre situazioni.  
Crediamo, quindi, che indipendentemente dalla classificazione adottata sulla base del colore di  appartenenza, i pubblici esercizi andrebbero totalmente riconsiderati e catalogati con modalità che  permettano di esercitare il proprio lavoro in sicurezza ma con dignità e possibilità di programmazione.   La ringraziamo per l’attenzione e le porgiamo distinti saluti  

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