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Credito alle imprese: una su tre non ottiene il finanziamento chiesto alle banche

Confartigianato di Forlì promuove un forum sul rapporto banche e imprese, per dialogare coi rappresentanti dei maggiori istituti di credito locali, sulla base dei dati elaborati dall'ufficio studi nazionale di Confartigianato

Confartigianato di Forlì promuove un forum sul rapporto banche e imprese, per dialogare coi rappresentanti dei maggiori istituti di credito locali, sulla base dei dati elaborati dall’ufficio studi nazionale di Confartigianato, presentati da Enrico Quintavalle e Licia Redolfi e con il contributo dell’economista Annalisa Castelli, docente universitaria. Obiettivo dei lavori è la condivisione di strategie per superare assieme la fase di stallo che cristallizza il rapporto tra mondo produttivo e bancario. Da un lato infatti le imprese lamentano l’assenza di credito erogato da parte degli istituti, mentre dall’altro le banche denunciano un aumento nella percentuale di sofferenze, ovvero il mancato rientro dei prestiti concessi.

Le più recenti rilevazioni dell’ufficio studi di Confartigianato registrano una diminuzione media dello stock dei prestiti alle imprese del 5,5%. Negli ultimi 12 mesi la dinamica dei prestiti registrata è stata negativa; le piccole imprese sono in flessione del 6%, le imprese medio-grandi del 5,3%, le famiglie produttrici a -5,5% infine le famiglie consumatrici si attestano a -1,4%, di fatto la categoria di clienti delle banche per cui si restringe meno il credito. Senza dimenticare che i dati della Banca d’Italia aggiornati a fine maggio mettono in luce che in cinque mesi gli istituti di credito hanno sottratto al sistema delle imprese il 4% del monte prestiti. Un quadro sconfortante che rende evidenti le difficoltà nelle quali versano le aziende, costrette a dibattersi tra tempi di pagamento sempre più diluiti da parte dei committenti e l’esigenza di far fronte alle richieste di fornitori o al versamento delle tasse.

Spiega il presidente di Confartigianato di Forlì Giorgio Grazioso: “Il rapporto di Standard&Poor’s presentato lo scorso 5 giugno ha messo in luce che il sistema imprenditoriale italiano è banco-centrico, ciò implica che il 92% delle aziende ricorre al finanziamento da parte degli istituti di credito per far fronte alle proprie necessità. Lo stesso report cita un altro dato: le banche hanno tagliato 44 miliardi di euro in finanziamenti, già con la semplice lettura di questi numeri appare evidente che la stretta creditizia rappresenti un limite insostenibile per le aziende.” Il presidente cita altri dati: “Nel 2012 un’impresa su tre non ha ottenuto il finanziamento richiesto, mentre una su dieci ha ricevuto da parte della banca di riferimento la richiesta di ridurre il fido o di rientrare da un debito più rapidamente. Un atteggiamento che penalizza anche le imprese sane, che potrebbero investire e invece sono costrette a rinunciare per le condizioni eccessivamente onerose.Come dichiarato recentemente da Mario Draghi è difficile fare un’unione monetaria quando l’unione politica è così frammentata: il problema per il nostro Paese sono anche le differenze con i principali competitor europei. Se un’azienda varca il confine e s’insedia, per ipotesi in Austria, per i prestiti bancari pagherebbe la metà. E tutti e due i Paesi fanno parte dell’unione monetaria”.

Il segretario Roberto Faggiotto cerca di entrare nel merito del problema:“Premesso che siamo consapevoli che la ripresa sia ancora debole e che le risorse siano sempre più risicate per le piccole e micro imprese, Confartigianato vuole contribuire a diffondere la cultura finanziaria per migliorare il rapporto tra le aziende e il sistema creditizio. Una buona conoscenza delle dinamiche e dei meccanismi bancari possono essere una base di partenza per migliorare il dialogo tra due mondi che paiono sempre più distanti.” Un impegno che Confartigianato porta avanti da anni, avendo attivato a livello regionale una convenzione di tesoreria che consente a tutte le aziende, anche alle meno strutturate, di avere accesso a condizioni bancarie negoziate direttamente dall’Associazione.

Un’attenzione alle attività produttive che ha portato a costituire, ormai 27 anni fa, una società di leasing, Fraer leasing spa, cresciuta negli anni fino a far parte del gruppo finanziario europeo SG Equipment. Con Fraer Leasing è possibile acquisire i beni strumentali per aumentare il potenziale competitivo dell’impresa, siano essi macchinari, attrezzature, autoveicoli o immobili. Dal 2008, l’impegno è stato intensificato con la nascita di Unifidi, cooperativa di garanzia unitaria a livello regionale, frutto della collaborazione fra le due maggiori associazioni dell’artigianato operanti in Emilia Romagna, ampliando la base delle imprese aderenti, nel novero dei 77.000 soci. Grazie a Unifidi le imprese, non solo artigiane, ma anche agricole, commerciali, industriali, possono ottenere le garanzie per l’accesso al credito.

“Confartigianato di Forlì ha sempre agito in un’ottica propositiva e di collaborazione. Siamo consapevoli che l’accesso al credito sia spesso una chimera per le imprese più piccole, ma non ci siamo mai limitati a denunciare la situazione passivamente, preferendo operare nella ricerca di correttivi che fossero realmente utili ai nostri associati.” Con questo spirito Confartigianato Forlì ha attivato Collabora, un nuovo servizio di consulenza creditizia, finanziaria e legale, presentato dal responsabile credito dell'associazione Mauro Collina. L'idea alla base di Collabora è semplice: aiutare le imprese a comprendere le logiche bancarie, senza fraintendimenti o recriminazioni, per individuare e utilizzare gli strumenti corretti per l'accesso al credito, scegliendo le strategie più opportune per tutelare e accompagnare l'attività imprenditoriale. Il team di Collabora è composto da professionisti del sistema, attivi in ambito fiscale e creditizio, coadiuvati da un avvocato e da un consulente finanziario, per offrire alle imprese assistenza qualificata a tutto tondo.

Il credito in cifre
Anche in Emilia Romagna i finanziamenti alle aziende del settore produttivo sono in calo (-1,9% a marzo 2013) e, in particolare, quelli erogati alle piccole imprese, che hanno registrato una contrazione del 4,1%. Tale riduzione è in parte influenzata dalla diminuzione della domanda di prestiti, soprattutto di quelli finalizzati agli investimenti da parte degli imprenditori e in parte dalle condizioni restrittive dell’offerta. Le condizioni di accesso al credito sono infatti maggiormente selettive, soprattutto per le imprese edili. L’offerta di finanziamenti continua a essere frenata soprattutto dall’elevato rischio percepito dagli intermediari, connesso con il deterioramento dell’attività economica e della qualità del credito. L’inasprimento si è tradotto in un aumento degli spread applicati ai finanziamenti, in particolare di quelli alle imprese più rischiose. Per questo motivo la flessione è stata più intensa nel settore manifatturiero (-4,6%), causata dalla contrazione dei livelli di attività e degli investimenti. Altro settore che ha subito un inasprimento delle condizioni di accesso al credito è l’edilizia (con una diminuzione del 2,5%). Non va meglio per i prestiti alle imprese dei servizi, che hanno registrato un segno negativo (-2,8%), trainati in larga parte da quelli verso le attività commerciali (-3,3) e immobiliari (-1,8). Continua poi l’erosione della quota di finanziamenti destinati ai giovani con meno di 35 anni, scesa in un anno dal 36% al 34%.

In particolare, i dati evidenziano come durante la crisi l’andamento dei prestiti e le condizioni praticate abbiano seguito dinamiche diverse in funzione della rischiosità delle imprese, classificate in tre categorie: sicure, quelle aventi gli score migliori; vulnerabili, le aziende con giudizi intermedi; rischiose, quelle con una situazione economica e finanziaria più problematica. A fine 2012 la flessione dei prestiti su base annua era superiore al 15% per le imprese rischiose e inferiore al 2 per quelle sicure, di fatto le banche hanno attuato politiche più selettive nei confronti delle imprese meno solide. Il costo del debito è stato più elevato per le imprese rischiose (7,2%) e più contenuto per quelle sicure (4%).
Il deterioramento della qualità del credito alle imprese è stato intenso. Il flusso delle nuove sofferenze in rapporto ai prestiti è aumentato dal 2,5 al 3,5%. L’incremento ha interessato tutte le principali branche di attività economica, sebbene sia stato più accentuato per le imprese delle costruzioni (dal 4,4 al 6,3%). Anche l’incidenza delle partite deteriorate diverse dalle sofferenze è aumentata al 9%, per il comparto delle costruzioni il valore ha superato il 17%.

In regione,  la filiera immobiliare (che comprende il settore delle costruzioni, quello dei servizi immobiliari e alcuni comparti del manifatturiero connessi ai primi due) continua a rappresentare, nonostante il ridimensionamento degli ultimi anni, una quota rilevante dell’economia regionale. Le imprese della filiera rappresentavano nel 2011 oltre l’11% del fatturato regionale, quasi 3 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. Dall’inizio della crisi il fatturato del comparto è diminuito del 15% e le imprese sono state caratterizzate da un’elevata dipendenza da finanziamenti esterni.
Nel 2012 il complesso delle partite deteriorate (sofferenze, incagli, crediti scaduti e ristrutturati) rappresentava il 32% dei prestiti alle imprese della filiera, circa il 24% in più rispetto al 2007, all’accresciuta rischiosità si associa l’aumento della richiesta di garanzie, pari, nel 2012, al 55%.(Elaborazione Confartigianato su base dei dati di Banca d’Italia)

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