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Crisi e mutualità, "il governo guardi anche al terzo settore"

Lunedì è iniziato un ciclo di conferenze su Mutualità e cooperazione, organizzato dall'Associazione Culturale F. Barone, dalla Fondazione G. Dalle Fabbriche, dalla Banca di Forlì

Lunedì è iniziato un ciclo di conferenze su Mutualità e cooperazione, organizzato dall’Associazione Culturale F. Barone, dalla Fondazione G. Dalle Fabbriche, dalla Banca di Forlì e dalla Confcooperative Forlì-Cesena. Il tema della serata è stato "La sconfitta dell’economia di scambio ed il senso della mutualità", trattato dal prof. Stefano Zamagni (Università di Bologna), con gli apporti di Pietro Caruso (giornalista) e di Mario Russomanno (Direttore Multifor).

Il presidente della Banca di Forlì Domenico Ravaglioli ha introdotto il ciclo, richiamando "la necessità di trovare un nuovo modello di sviluppo economico e sociale, per affrontare la crisi presente". Il prof Zamagni si è interrogato "sulle misure adottate dal governo per far fronte all’attuale emergenza. Monti ha deciso di procedere con la strategia dei due tempi: prima mettere a posto la finanza pubblica e poi rilanciare l’economia. Questo modello è sbagliato, perché oggi, dopo avere debilitato “Il paziente”, c’è il grave rischio di non far ripartire l’economia".

"Il secondo errore dell’esecutivo è stato nel ritenere che la domanda nel mercato del lavoro sia sganciato dall’offerta - ha continuato Zamagni -. Il Ministro Fornero pensava che il mercato del lavoro italiano fosse eccessivamente rigido. Questo non è vero: oggi importante è la scarsità della domanda di lavoro, che è dovuta al fatto che le aziende non riescono ad essere competitive sul mercato internazionale. Il terzo errore sta nel fatto che il Governo non riesce a vedere l’importanza del terzo settore. Monti si ostina ad operare solo per rafforzare lo stato e il mercato. E’ giustissima la lotta alla corruzione ed all’evasione o le misure per rendere più efficiente il mercato; mancano però le cooperative, l’economia sociale, l’associazionismo, che rischiano di scomparire".

"Basti pensare che il contributo del 5 per mille all’economia sociale è sparito, così come il servizio civile che era importante per i giovani. È stata poi eliminata l’Agenzia per il sociale, assorbita dal Ministero del Lavoro, ha però aumentato  le spese - ha aggiunto il professore -. Questi tre errori sono stati fatti o per ignoranza o per una forma mentis sbagliata. Il Governo dovrebbe percorrere tre nuove strade. Occorre estendere alle imprese sociali i benefici fiscali che spettano solo alle Onlus. La prima pista è “slegare il Prometeo incatenato”. Il sociale è estremamente dinamico, ma bisogna toglierli gli svantaggi. Si potrebbero emettere delle obbligazioni sociali, ovvero titoli di credito di imprese sociali (come in Inghilterra)".

In secondo luogo, per Zamagni "occorre attuare una imposta patrimoniale, che garantisca un’efficiente allocazione delle risorse. La stessa linea va adottata nella lotta all’evasione, che va perseguita, ma in forme mutate. Occorre seguire l’approccio di Giacinto Dragonetti e non quella di Cesare Beccaria.  Occorre dare premi ai virtuosi. Occorre capire il carattere degli italiani, come nel volume Trattato delle virtù e dei premi di Dragonetti (Carocci, Roma). I premi, gli incentivi ai contribuenti, produrranno un circolo virtuoso. Occorre ricavare suggerimenti per l’azione ed uscire dalla crisi, andando  dietro alle sirene per fondare l’economia sociale. E’ necessario che i cooperatori alzino più la voce oggi. Se il mondo della cooperazione si fosse mosso compatto, le misure sarebbero state diverse".

Caruso ha fatto notare che "il secolo XXI non si è posto il problema del modello di sviluppo da imboccare. La finanziarizzazione ha portato oggi a delle distorsioni dell’economia di mercato. Gli stati sono sempre più incapienti di fronte alla domanda sociale ed ai finanziamenti richiesti. Il capitale sociale e culturale della cooperazione deve tradursi in politiche attive, che individuano nel’impresa sociale la terza gamba dell’economia, capace di dotarsi di una nuova struttura dell’impresa e  del capitale sociale".

Russomanno ha poi tratteggiato" l’esperienza ed i valori del credito cooperativo locale, per ricollegarsi al territorio". La serata è stata quindi di grande aiuto nel riflettere su come l’attuale crisi economica e sociale necessiti di un modello di sviluppo diverso, che liberi le potenzialità dell’economia civile, non erogando contributi, ma semplicemente smettendo di penalizzarla.

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