Tasse, crescita senza tregua per le imprese: dopo Ferragosto la "liberazione"

“Come sempre il nostro Osservatorio fornisce una gran mole di dati, che consentono di fare analisi molto dettagliate", commenta Franco Napolitano, direttore generale di Cna Forlì-Cesena

Anche nel 2018 note dolenti per le piccole e medie imprese. Lo dicono i dati dell’Osservatorio permanente Cna sulla tassazione delle piccole-medio imprese, col “Rapporto 2018 – Comune che vai fisco che trovi”, pubblicato martedì 17 luglio. Il Rapporto fotografa l’andamento della situazione fiscale dal 2011 al 2018 su un campione di 137 comuni italiani. A livello nazionale il total tax rate (in sostanza, il peso complessivamente esercitato dal fisco) arriverà al 61,4%, in leggera crescita rispetto al 2017. Nella provincia di Forlì-Cesena, il peso della tassazione è ancora maggiore e continua inesorabilmente a crescere: a Forlì si passa dal 63,2% al 63,3% e a Cesena dal 63% al 63,1%. Aumenti minimi, ma che crescono ogni anno, andando a gravare sulle tasche delle imprese.

Emblematico il tax free day, cioè il giorno dell’anno nel quale una piccola impresa smette di lavorare per pagare tasse, imposte e contributi, e comincia a produrre reddito disponibile per il titolare e per la sua famiglia. Si conferma che sia a Forlì che a Cesena anche quest’anno si dovrà lavorare fin dopo ferragosto per il fisco: si arriverà infatti al 17 agosto a Cesena e al 18 agosto a Forlì. In entrambi i casi, una settimana in più della media nazionale, che colloca il tax free day all’11 agosto.

L’analisi del rapporto Cna è calcolata su una impresa manifatturiera rappresentativa del tessuto economico italiano, in particolare: azienda con 4 operai e un impiegato, con reddito d’impresa di 50.000 euro all’anno. "A Forlì, nel 2018, un’azienda di questo tipo pagherà 31.672 euro di tasse, il 63,3% del proprio reddito e 122 euro in più rispetto al 2017 - viene analizzato da Cna -. In pratica, su un reddito di 50.000 euro gliene resteranno in tasca 18.328. Se si considera un’azienda analoga a Cesena, nel 2018 pagherà 31.537 euro di tasse, il 63,1% del proprio reddito. Anche qui, si pagheranno 123 euro in più rispetto al 2017. Di quei famosi 50.000 euro, alla ditta cesenate ne rimangono 18.463. Si conferma la nostra brutta performance nella classifica delle città dell’Emilia-Romagna: Forlì è al penultimo e Cesena al quartultimo posto. Sul campione nazionale di 137 città Forlì si colloca al 106° posto e Cesena al 101°. Si confermano posizionati meglio gli altri capoluoghi romagnoli: Rimini è al 61° posto e Ravenna al 59°. Se guardiamo il peso fiscale complessivo, come abbiamo detto siamo al 63,3% a Forlì e al 63,1% a Cesena: entrambi dati peggiori della media nazionale (61,4%), come anche delle città vicine (Rimini si attesta sul 60,1% e Ravenna sul 60%). L’incidenza della tassazione locale è del 21,1% a Forlì e del 20,7% a Cesena, mentre è più bassa sia a Rimini (17,8%) che a Ravenna (17,2%).

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“Come sempre il nostro Osservatorio fornisce una gran mole di dati, che consentono di fare analisi molto dettagliate - commenta Franco Napolitano, direttore generale di Cna Forlì-Cesena - certo è che, alla fine, le imprese tirano una riga e guardano il prelievo fiscale totale. E purtroppo, sia a Forlì che a Cesena, nonostante le richieste fatte da Cna sia a livello locale che nazionale, registriamo come l’incidenza delle tasse continui inesorabilmente ad aumentare. Oltre ai dati, Cna presenta anche una serie di proposte concrete a favore delle imprese. Ne ricordo tre particolarmente significative: rendere l’Imupagata sugli immobili strumentali delle imprese completamente deducibile dal reddito d’impresa; trasformare le detrazioni relative a spese per lavori edili in crediti d’imposta cedibili agli intermediari finanziari, modificando e integrando i regimi di cessione attualmente in vigore; agevolare il passaggio generazionale delle imprese individuali tramite la completa neutralità fiscale delle cessioni d’azienda, al pari di quanto previsto in caso di conferimenti”.

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