Decreto 'Cura Italia', "Esclusi da ogni misura i professionisti iscritti agli Ordini"

Gli architetti: "Sul punto del lavoro, il Decreto è disarmante deludente ed irritante, i Liberi Professionisti iscritti ad Ordini e Collegi sono esclusi da ogni misura"

"Registriamo la pubblicazione del decreto definito 'Cura Italia'. Abbiamo atteso la versione ufficiale, abbiamo collaborato per rappresentare alla politica le difficoltà e le peculiarità di professioni stremate da oltre 10 anni di crisi". Lo dichiara Paolo Marcelli, presidente dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Forlì-Cesena.

"Il Dl affronta doverose misure per il sostegno alla sanità (che non perdiamo occasione di ringraziare), alle imprese, alle famiglie e ai lavoratori. Sul punto del lavoro, il Decreto è deludente, i Liberi Professionisti iscritti ad Ordini e Collegi sono esclusi da ogni misura da ogni attenzione diretta anche solo e semplicemente per un riconoscimento di parità, sono differenti. Nulla è previsto né per soglie di reddito, né per tipologia, niente. Neanche il supporto simbolico, diremo piu’ psicologico che effettivo, del contributo una tantum previsto negli articoli dedicati".

"Al di là dell’operazione contabile che con la fiscalità generale, perché di soldi di tutti si parla, finanzia l’INPS, che ovviamente e formalmente utilizzerà fondi propri, per dare giustamente un contributo un sostegno (1 mese) un segno di presenza ad una parte dei lavoratori liberi professionisti o autonomi, escludendo scientificamente la Libere Professioni Ordinistiche.  Non siamo sindacati, non siamo Politica, attraverso il voto degli iscritti siamo chiamati a gestire una Istituzione della quale andiamo fieri, ma voglio ricordare che oggi proprio quel voto espresso dagli iscritti, nella società fluida, è rappresentanza, assume valore non meramente gestionale.  Così lo abbiamo interpretato nell’instancabile, continua e gratuita azione di supporto allo Stato, alle Regioni, ai Comuni ai cittadini; così lo interpretano le nostre istituzioni nazionali. 

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“Tutto ciò mette in seria discussione ognuno di noi, si infrangono le ultime linee di fiducia verso uno Stato che si rivolge alle Professioni ordinistiche e tra queste a quelle tecniche, per ruoli sostitutivi che non riesce a svolgere ed esclusivamente con nuovi obblighi, fiscali, formativi, di responsabilità o come va di moda oggi di sussidiarietà onerosa per noi e le nostre attività. Qualcosa si è incrinato, speriamo non irrimediabilmente, dobbiamo riconoscere un avanzamento su altri fronti, ma questa occasione è stata sprecata per una giustizia sociale di appartenenza come cittadini di uno Stato che non ci può trattare da differenti. Non mancheremo di fare sentire la nostra voce, come abbiamo cercato di fare fino a qui, solleciteremo il Cnappc, Inarcassa e le rappresentanze congiunte, per una protesta formale e specifica sul punto perché non si alimentino ben altre considerazioni".

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