Decreto Rilancio, Savini (Nidil Cgil): "Riconosciuti i diritti a chi contribuisce alla produzione"

Il decreto ha riconfermato per il mese di aprile le indennità di 600 euro, alzate poi a 1000 euro per maggio

Col "decreto Rilancio, "i gettano le basi per  la costruzione di un sistema sociale di tutele destinate anche ad autonomi e collaboratori". Questa l'opinione di Serena Savini, segretario generale del Nidil Cgil. Il decreto ha riconfermato per il mese di aprile le indennità di 600 euro già previste dal decreto legge 18 dello scorso marzo destinate a lavoratori con P. Iva, co. co. co. e collaboratori sportivi. Per il mese di maggio l’indennità è stata innalzata a 1000 euro.

"Tuttavia - fa notare Savini - viene ristretta la platea degli aventi diritto. Infatti l’erogazione sarà vincolata per i titolari di P. Iva alla riduzione di almeno il 33% del reddito del secondo bimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019; per i collaboratori coordinati l’indennità sarà erogata solo caso di cessazione del contratto alla data di entrata in vigore del decreto, quest’ultima previsione, purtroppo, non tenendo conto di tutti quei collaboratori con contratti sospesi che da mesi non percepiscono un’entrata, determinerà delle ineguaglianze lasciando molti di questi senza reddito e senza la possibilità di chiedere la Dis-Coll".

Risultano invece nuovamente esclusi da un sostegno al reddito i collaboratori occasionali. Il Reddito di Ultima Istanza a loro destinato, infatti, prevede che possano accedere all’indennità dei 600 euro (per i mesi di marzo, aprile e maggio) solo gli autonomi occasionali iscritti alla Gestione Separata Inps. "In tutto il territorio nazionale potranno accedere a questa prestazione un numero esiguo di lavoratori (sono solo circa 5000 mila in Italia gli autonomi occasionali iscritti alla Gestione Separata), chiederemo pertanto che in sede di conversione del Decreto in legge venga tolto questo requisito", ricorda Savini.

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"Nonostante qualche criticità ravvisata, il giudizio sul Decreto Rilancio è sostanzialmente positivo - evidenzia il segretario generale del Nidil Cgil -. Per la prima volta vengono riconosciuti dei diritti a quelle persone che lavorano e contribuiscono alla produzione, ma che fino a poco tempo fa erano dimenticate dalle politiche pubbliche. Il numero e la complessità delle indennità predisposte dai due decreti di fatto fotografano la situazione del mercato del lavoro nel nostro Paese, vi sono troppe tipologie contrattuali, caratterizzate da forte precarietà, e troppi lavoratori fuori da un sistema sociale di tutele. E’ chiaro che questo sistema indennitario non  può essere la soluzione strutturale alle ineguaglianze del mercato del lavoro in Italia ma possiamo affermare che, grazie alle richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali ed alle pressioni esercitate sul Governo, si gettano finalmente le basi per l’estensione di diritti e tutele anche a chi ne è sempre stato sprovvisto".

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