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Economia

Decreto Sostegni, l'amarezza delle associazioni: "La parola chiave sui nuovi ristori sarà delusione"

I ristori per le imprese messe in crisi dalla pandemia da covid-19 andranno da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 150mila euro

Amarezza. Il nuovo Decreto Sostegni delude le aspettative di Confcommercio. Nel dettaglio, secondo quanto previsto in bozza, l'indennizzo a fondo perduto del costo complessivo di 11 miliardi verrà parametrato sulla media della perdita mensile tra annualità 2019 e 2020, risarcendo dal 60% al 20% per fasce fino a 10 milioni di fatturato. Il decreto stanzia inoltre 600 milioni per il fondo "Montagna" e 1,5 miliardi per rafforzare il fondo per gli autonomi e liberi professionisti previsto in legge di bilancio. I ristori per le imprese messe in crisi dalla pandemia da covid-19 andranno da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 150mila euro.

I ristori saranno graduati in 5 classi: dal 60% delle perdite fino a 100mila euro di fatturato, fino a scendere al 10% per chi fattura tra i 5 e i 10 milioni. Saranno erogati attraverso bonifici, o in alternativa crediti d’imposta, in maniera diretta nella seconda metà di aprile. Duro il giudice del presidente di Confcommercio Forlì, Roberto Vignatelli: "Il tentativo, non riuscito, di mascherare l’esiguità delle risorse con un escamotage dialettico, è la fotografia di un Paese che si rifiuta di fare i conti". Per Vignatelli, "non si ha il coraggio di dire che le risorse disponibili consentono a malapena di ristorare il 3,3% del fatturato perso in un anno e si dice che il sostegno è pari al 40% della media mensile. Non c’è dubbio che la nuova proposta rappresenti  un passo in avanti rispetto al testo circolato qualche  settimana fa,  all’interno del quale si proponeva  lo schema perverso dello scorso anno, prendendo come base di calcolo il solo mese di aprile".

"La nuova proposta, stando alle anticipazioni, guarda alla perdita di fatturato totale annua - prosegue il presidente di Confcommercio -. Va detto che lo stanziamento previsto (circa 11 miliardi) è superiore al totale di tutti i ristori erogati nel 2020, ma la sostanza non cambia: nonostante le risorse ingenti impegnate, il risultato pro capite è modesto e inadeguato. Forse adesso sarà più chiaro quel che la nostra Associazione va predicando da mesi, sostenendo che   la soluzione passa per altra via quali ad esempio le moratorie e prestiti a lungo termine, a tasso zero, per garantire alle aziende la liquidità necessaria. Ma ogni soluzione sarà vanificata o inefficace se non si mette mano, urgentemente, al “piano di riapertura delle aziende”, ormai la sola strada per cercare di dare un futuro alle imprese del nostro paese".

La delusione di Confesercenti

 “Le notizie di stampa veicolate in questi giorni a proposito dei sostegni più volte promessi alle imprese che porterebbero a un contributo medio di 3.700 euro per circa 3 milioni di imprese, ma con molte piccole imprese che dovranno accontentarsi di 2000 euro, è una misura ampiamente insufficiente e che sa di presa in giro per migliaia di imprenditori a cui sono stati imposti sacrifici pesantissimi - sono le osservazioni di Confesercenti -. La cifra individuata non servirebbe nemmeno a pagare i costi relativi allo smaltimento dei rifiuti (peraltro non prodotti) dell’ultimo trimestre del 2020 e non aiuterà certamente le imprese a sopravvivere. Commercio non alimentare, ambulante e in sede fissa, bar ristoranti, imprese del turismo, organizzatori di eventi e del wedding, palestre e centri benessere, sono settori che occupano migliaia di addetti a cui è stato impedito di lavorare e produrre reddito con Decreti e Ordinanze e che adesso vengono ristorati con pochi spiccioli. La Confesercenti non mancherà di far sentire la propria voce in tutte le occasioni per rivendicare il diritto di queste imprese alla sopravvivenza e alla gestione del proprio destino e chiedendo che a questo provvedimento ne seguano altri di misura più consistente".

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