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Sviluppo, Ance-Unindustria propone otto iniziative

Il Collegio Costruttori Edili di Unindustria Forlì-Cesena ritiene che il "Decreto sviluppo ed infrastrutture" possa rappresentare un passo importante per un rilancio del settore delle costruzioni

Il Collegio Costruttori Edili di Unindustria Forlì-Cesena ritiene che il "Decreto sviluppo ed infrastrutture" che il Consiglio dei Ministri ha varato nella giornata di venerdì 15 giugno possa rappresentare un passo importante per un rilancio del settore delle costruzioni, ma questo non può che essere solamente il primo di una serie di interventi assolutamente necessari.

"Si tratta di misure che vanno nella direzione fortemente voluta dall'ANCE che, con un intenso lavoro nei confronti dei decisori pubblici, ha sostenuto la necessità di interventi che potessero dare ossigeno al settore delle costruzioni, attraversato da una crisi senza precedenti - commenta il Presidente dei Costruttori di Unindustria, Raffaele Rossi - È apprezzabile il ripristino dell'IVA per le cessioni di abitazioni delle imprese edili, effettuate dopo 5 anni dall'ultimazione dei lavori, e per le locazioni di abitazioni effettuate dalle medesime imprese. Riteniamo utile il "raddoppio" della detrazione IRPEF per le ristrutturazioni di abitazioni (detrazione del 50% per un importo massimo di spesa sino a 96.000 euro); Potrebbe essere un fattore di sviluppo, nel medio termine, l'utilizzo della leva fiscale per la realizzazione di nuove infrastrutture in "project financing" (project bond tassati al 12,50%; finanziamento delle infrastrutture mediante defiscalizzazione); Fondamentale è l'avvio del piano per le città finalizzato alla riqualificazione di aree urbane degradate, attraverso il contratto di valorizzazione urbana, con particolare attenzione agli interventi di housing sociale ed al miglioramento del patrimonio edilizio scolastico, attraverso la predisposizione di specifici piani da parte dei comuni, che saranno valutati dalla Cabina di regia promossa dal Ministero delle infrastrutture."

Il Collegio Costruttori Edili di Unindustria Forlì-Cesena ha individuato diverse iniziative, alcune anche a "costo zero", realizzabili in tempi rapidi purché ve ne sia la reale volontà che potrebbero aiutare il settore in modo decisivo, dando un impulso per la crescita, concetto spesso evocato, ma poco concretamente perseguito per un settore che coinvolge 13mila addetti diretti nella Provincia di Forlì-Cesena (dati Istat).

 

1) IL PATTO DI STABILITÀ: è indifferibile una revisione del Patto di Stabilità, gli enti appaltanti che hanno le risorse non possono pagare le aziende che già hanno prestato la propria opera: è semplicemente inaccettabile che lo Stato scarichi le sue difficoltà sulle imprese, che, così facendo, chiuderanno per il mancato incasso dei loro crediti. Conseguenza di ciò, oltre ad un grave dissesto per i bilanci aziendali e per il rapporto con gli Istituti di Credito è il fatto che le Stazioni Appaltanti, impossibilitate a pagare, blocchino i propri programmi di investimento, il che si traduce in una domanda pubblica calata negli ultimi quattro anni al ritmo di dieci punti percentuali l'anno. (2012 / 2008 -42,7% di risorse per infrastrutture - dati ANCE - Bilancio dello Stato)

2) LA QUALIFICAZIONE DELLE IMPRESE: occorre rivedere il sistema di qualificazione delle imprese: è inconcepibile che chiunque possa improvvisarsi costruttore iscrivendosi alla Camera di Commercio come impresa edile, senza dover dimostrare alcun requisito, ottenendo possibilità di operare in modo illimitato nell'ambito dei lavori privati. Riteniamo, inoltre, opportuno e responsabilizzante per l'impresa l'emissione, da parte del costruttore, di un certificato unico di conformità edilizia, che racchiuda i vari certificati (impianti, energetico, statico) e sia redatto da chi ha aperto, coordinato e chiuso il cantiere, avendo partecipato o assistito ad ogni lavorazione, vincolante per la concessione dell'abitabilità.

3) STOP AL MASSIMO RIBASSO: gli Enti Pubblici che si professano contrari agli appalti con il metodo del massimo ribasso dovrebbero confermare con i fatti questa intenzione. Occorre, inoltre identificare negli affidamenti pubblici di lavori un metodo che valorizzi in modo funzionale le imprese sane del territorio e ciò anche per evitare la possibilità, concreta in questi momenti, di infiltrazioni mafiose.

4) IMMEDIATA RIDUZIONE DELLA BUROCRAZIA: rappresenta una esigenza forte ed indifferibile, abbandonando la fallimentare esperienza dello "sportello unico" e adottando il referente unico, che per l'ente autorizzatore sia incaricato di tenere i contatti tra il proponente ed i vari uffici, con tempi di risposta certi e ridotti. Non è possibile che i pochi soggetti che hanno disponibilità ad investire si vedano continuamente bloccati da cavilli autorizzativi, enti che non partecipano alla conferenza dei servizi, uffici e funzionari pubblici che, uno di fronte all'altro, non interagiscono sinergicamente tra loro: questo è il miglior modo per sabotare un investimento, ignorando che ogni investimento crea lavoro e ricchezza sul territorio. Occorre che ci sia una unificazione normativa degli strumenti urbanistici: è francamente incomprensibile come due edifici prospicienti, ma divisi dal confine comunale debbano sottostare a regolamenti edilizi diversi.

5) APPLICAZIONE PIÙ INTELLIGENTE DELL'IMU: tassa che rappresenta certamente un ulteriore peso sulle spalle del settore, i Comuni potrebbero applicare l'imposta in misura proporzionale alla classe energetica degli edifici, favorendo ed incentivando la ristrutturazione ed ottenendo risultati migliori in termini di consumi.

6) IMPULSO ALLA FORMAZIONE: riteniamo necessario consolidare un percorso di formazione per i lavoratori che sono sospesi in Cassa Integrazione Guadagni, allo scopo di renderli più aggiornati sulle nuove tecnologie, sull'utilizzo di nuovi materiali e processi, preparandoli al meglio per un ritorno nel mondo del lavoro, nonché dare attuazione agli accordi nazionali che prevedono l'istituzione di un sistema di Borsa-Lavoro.

7) IL NODO DEL CREDITO: noi semplicemente riteniamo che le Banche debbano ritornare a svolgere il proprio ruolo, quello della raccolta del risparmio e dell'esercizio del credito, sia a favore dei privati, sia per le imprese. Negli anni passati il sistema creditizio ha iperfinanziato il settore immobiliare, prestando denaro a operatori improvvisati, utilizzando un approccio poco selettivo che ha squilibrato il sistema. Oggi non possono essere le imprese sane, quelle che garantiscono continuità e lavoro, a dover pagare i danni di questa condotta. Occorre ridefinire un sistema di garanzie teso a privilegiare le aziende che esprimono qualità ed affidabilità, che creano occupazione e che da sempre sono attive sul territorio. E' fondamentale pensare a strumenti innovativi, rispetto a quelli esistenti da decenni ed evidentemente inadeguati al momento, come ad esempio il leasing residenziale per rilanciare un mercato altrimenti stagnante, che consentirebbe ad esempio una riduzione delle garanzie per l'accesso al bene-Casa ed un aumento della platea degli interessati.

8) HOUSING SOCIALE: occorre rispondere all'esigenza abitativa di fasce medio-basse della popolazione, facendo ciò si creerebbe anche una grande opportunità di lavoro per il settore. L'Housing Sociale, abitazioni a canone calmierato, può dare buoni risultati come dimostrano le esperienze fatte in Italia, solamente se i Comuni contribuiscono fornendo le aree a costo zero, laddove ciò avviene l'operazione può realizzarsi, in caso contrario, nessun investitore si propone, non trovando alcuna convenienza a farlo, poiché i ricavi sono insufficienti a coprire i puri costi di costruzione. Su questo aspetto, si potrebbe ipotizzare di utilizzare patrimonio edilizio già esistente ed invenduto per soddisfare una parte di richieste abitative in Edilizia Residenziale Pubblica, attraverso la creazione di un fondo a cui conferire tali abitazioni al fine di remunerare al costruttore almeno il costo sostenuto per l'edificazione.

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