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Disoccupazione in aumento di oltre l'11%. Colpisce soprattutto le donne

Pesanti e perduranti difficoltà connotano la situazione economica locale, riflesso della crisi più ampia che investe non solo il nostro Paese, ma si allarga a tanti Paesi del mondo. Questa è la situazione messa in evidenza dal "Rapporto sull'Economia della provincia di Forlì-Cesena nel 2012" realizzato dalla Camera di Commercio in collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna

Pesanti e perduranti difficoltà connotano la situazione economica locale, riflesso della crisi più ampia che investe non solo il nostro Paese, ma si allarga a tanti Paesi del mondo. Questa è la situazione messa in evidenza dal “Rapporto sull’Economia della provincia di Forlì-Cesena nel 2012” realizzato dalla Camera di Commercio in collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna. Forte la diminuzione della redditività, progressivamente erosa da aumento dei costi, crescente pressione fiscale e calo dei volumi d'affari.

I dati raccolti evidenziano diffuse criticità che interessano tutti i settori economici e, seppure in misura diversa, tutte le tipologie di imprese accomunate da gravi problemi, fra i quali la forte pressione fiscale, l’accesso al credito sempre più problematico, il forte calo della redditività, che risulta progressivamente erosa dall’aumento dei costi, dal contemporaneo calo dei volumi d’affari e delle vendite. “Una situazione molto difficile appare evidente dalle analisi sviluppate nel Rapporto economico 2012 - dichiara  il presidente Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena – ogni settore purtroppo presenta indicatori negativi: dall’agricoltura, che non riesce a garantire livelli di redditività soddisfacenti, al manifatturiero, dove non si attenua la spirale recessiva, dal comparto delle costruzioni, in gravissime difficoltà, al commercio, in cui si registrano le flessioni più intense degli ultimi dieci anni. E infine, anche il settore turistico, che da sempre contribuiva alle performance positive del mix economico provinciale, ha evidenziato un calo consistente”.

“A fronte di questo stato di cose, l’impegno profuso dalla Camera per sostenere il nostro tessuto imprenditoriale si è intensificato, sia con azioni strutturali, sia con azioni congiunturali, definite attraverso il coinvolgimento delle Associazioni di Categoria e degli stakeholder. Continueremo, inoltre, a intervenire sulle criticità più acute: sostegno al “credito” attraverso i Confidi; “infrastrutturazione” del territorio, a partire da ciò che riesce a renderlo più competitivo ed attrattivo; ampliamento dei processi di “internazionalizzazione”. Ma occorre fare di più, infatti è facile prevedere che purtroppo nei prossimi mesi le difficoltà diventeranno ancora più acute e che la tendenza, ormai strutturale, di contenimento della spesa pubblica renderà il nostro sistema di welfare sempre meno inclusivo. Dovremo quindi affrontare problemi nuovi, almeno per le dimensioni con cui si presenteranno e per le soluzioni percorribili. Nuove iniziative mirate a creare occupazione e benessere per la collettività andranno ricercate “insieme”. - riflette in presidente - Per questo mi rivolgo alle Istituzioni, alle Fondazioni delle Casse dei Risparmi, a tutte le Banche, ai Sindacati ed alle Associazioni degli Imprenditori, ripetendo un invito, urgente e improcrastinabile: lavoriamo tutti insieme per individuare ed attivare nuovi modelli di sviluppo fondati su valori etici condivisi e imprescindibili e per rinnovare nel nostro Territorio prospettive di crescita e di benessere diffuso”.

“Una metafora, – commenta Guido Caselli, Direttore dell’Area Studi e Ricerche di Unioncamere Emilia-Romagna - molto utilizzata di questi tempi per raccontare la difficile fase che stiamo attraversando, è quella del tunnel. Vi sono imprese che dal tunnel sono già uscite, altre che non vi sono mai entrate e continuano a creare ricchezza e occupazione.  Fuori dal tunnel vi sono le imprese che si rivolgono ai mercati internazionali. Se si esce dai confini nazionali si scopre che c’è un mondo che continua a crescere e a offrire opportunità.  Fuori dal tunnel si trovano le imprese che creano nuova occupazione. Fuori dal tunnel vi sono le imprese resilienti, quelle che hanno saputo adattarsi ai cambiamenti investendo innanzitutto sulla propria struttura organizzativa e, in particolare, sulle persone, sia in termini di formazione che di benessere sul posto di lavoro”.

“Il quadro che emerge dal Rapporto – commenta Stefano Zamagni – è quello di una realtà locale robusta, ma indebolita da fenomeni non solo congiunturali, ma soprattutto strutturali. Di tre conviene dire. Primo: il basso tasso di innovazioni di rottura. Non bastano le innovazioni di processo e quelle di prodotto. Occorre dunque ripensare il rapporto tra impresa e centri universitari di ricerca. Secondo: il welfare deve passare dal modello che mira a migliorare le condizioni di vita delle persone a quello teso ad aumentare le capacità di vita delle persone. Terzo: occorre realizzare un’armonizzazione tra le tre dimensioni dello sviluppo, e cioè: crescita, sociale, culturale. E per questo è urgente passare alla realizzazione del principio di sussidiarietà circolare. Ho motivo di ritenere che l’area provinciale di Forlì-Cesena riuscirà a superare questa fase di flessione per riprendere la via dello sviluppo umano integrale. Perchè ne conosco il “genius loci”.

Dall’esame dei dati, a livello locale, si rileva che la struttura imprenditoriale nella provincia di Forlì-Cesena presenta 39.763 imprese attive (variazione al 31/12/2012, rispetto al 2011 con esclusione dell’agricoltura, -1,4% in provincia, -0,8% in regione, -0,4% in Italia), di cui 8.703 sono imprese “femminili” (-0,6%) e 2.705 (+2,8%) con titolari stranieri. Sono 9,8 gli abitanti per ogni impresa attiva (10,2 in Regione e 11,3 in Italia). Stabili, rispetto al 2011 e con valori al netto dell’agricoltura, le società di capitale (0,0%). In calo le imprese individuali (-2,2%) e le società di persone (-1,3%). In agricoltura continua il calo generalizzato del numero delle imprese (-2,8%), calo in atto da diversi anni; La Produzione Lorda Vendibile provinciale, pari a 667 milioni di euro nel 2012, rispetto all’anno precedente ha evidenziato una crescita complessiva del + 12,6%, anche se, in termini reali, il valore della produzione agricola è inferiore rispetto a 16 anni fa (-9,5%); criticità nei comparti delle coltivazioni erbacee, (nonostante la buona performance dei cereali) e in quello delle coltivazione legnose (con particolare riferimento alla frutta, pesche soprattutto); in ripresa quello zootecnico, soprattutto relativo alle produzioni avicole e delle uova.

Per l’industria manifatturiera a livello locale, che conta 3.869 imprese attive (-3,2% rispetto al 2011), il 2012 ha portato a risultati molto deludenti, con indici negativi negli ultimi cinque trimestri. Le previsioni per il primo trimestre 2013 sono pessimistiche. Rispetto al 2011, quando tutti i settori avevano ridotto i tassi di crescita, nel 2012 quasi tutti i comparti hanno evidenziato una decrescita. Andamento negativo per l’edilizia, dove continuano a calare le imprese attive (-3,4%) e in cui è in forte calo l’occupazione, la domanda e la produzione, mentre crescono le difficoltà finanziarie. Dai dati delle Casse Edili risulta, fra gli altri cali, una flessione notevole delle ore lavorate: -12,2%.

Un altro anno molto difficile anche per il commercio, (le imprese attive sono 8.595, -1,5% rispetto al 2011) comparto che soffre per il protrarsi del calo dei consumi dovuto alla crisi: a livello provinciale, nel IV trimestre 2012, le vendite sono in calo del 10,5% (-14,9% n ella piccola distribuzione). La contrazione delle vendite, in atto anche nelle GDO, l’aumento dei costi e la diffusa mancanza di liquidità determinano la caduta generalizzata della redditività che compromette la tenuta stessa della base imprenditoriale. Il movimento commerciale con l’estero nel 2012 ha fatto rilevare, rispetto al 2011, un aumento delle esportazioni pari al +3,1% (Emilia-Romagna +3,1% e Italia +3,7%). Le importazioni sono calate in tutti i livelli territoriali: -8,8% in provincia, -5,4% in Emilia-Romagna e -5,6% in Italia. Calzature, macchinari, prodotti per l’agricoltura e prodotti alimentari sono i più esportati, mentre le principali destinazioni sono l’Unione Europea, l’Europa extra UE e l’Asia Orientale; in forte crescita le esportazioni in Medio Oriente e America Settentrionale.
Negativo, nel complesso, anche l’andamento turistico, con arrivi e presenze in diminuzione (rispettivamente -6% e -7,4%); flessione delle presenze straniere (-1,4%). Nel 2012 sono in calo i comparti marittimo, termale e città d’arte; turismo “ambientale” in crescita nelle località dell’Appennino forlivese e cesenate.

Trasporti in forte discesa (calano del 3,2% le imprese attive), con criticità specifiche, tra cui concorrenza sleale e con vettori esteri, appalti dei servizi di trasporto al massimo ribasso.
Il credito rappresenta senza dubbio un elemento cruciale per lo sviluppo della nostra economia: la raccolta bancaria è in crescita, +8,3%, il rapporto “depositi per abitante” è di 20.886 euro, contro i 23.357 dell’Emilia-Romagna, in linea però con l’Italia, euro 20.534. Calo netto degli impieghi “vivi” delle imprese (-4,8% in imprese fino a 19 addetti, e -2,6% in imprese da 20 addetti e oltre), soprattutto nel comparto delle costruzioni (-4,6%).

Le imprese artigiane attive (13.315) risultano in calo (-2,6%) al 31/12/2012, rispetto ad analogo periodo 2011. Tutti i settori del sistema artigianale soffrono, per l’aggravarsi delle problematiche soprattutto in edilizia e trasporti; difficoltà, in generale, per le imprese che lavorano in conto terzi. Si riscontra, come già negli anni passati, una buona capacità di reazione da parte della cooperazione (543 imprese attive;+2,3% rispetto al 2011) che ha continuato a far leva sui propri fattori distintivi, come lo spirito solidaristico. Le criticità maggiori si riscontrano nelle aree cultura, servizi, sociale, edilizia, autotrasporti. Le cooperative sociali sono 94, 4 in meno rispetto al 2011, segno di difficoltà per un settore che è punto di riferimento per il welfare locale.

La dinamica occupazionale registra un tasso di occupazione, nel 2012 (media dei primi tre trimestri), pari a 66,3%, leggermente inferiore a quello regionale (67,7%), ma superiore a quello nazionale (56,8%). Il tasso di disoccupazione è invece pari a 7,4%, per maschi e femmine, tasso più alto rispetto alla media regionale (6,7%), ma inferiore a quello nazionale (10,4%) e che, a livello provinciale, ha coinvolto pesantemente la componente femminile (9,9%). Da notare che prosegue l’aumento sostenuto (+11,2%) dei disoccupati, rilevato dai Centri per l’Impiego (+15,2% uomini, +8,3% donne). Gli iscritti nelle liste di mobilità a fine anno sono risultati in aumento del 23% rispetto al 2011. Riguardo alle misure di integrazione salariale, la CIG ordinaria è in aumento del 69,3%, quella straordinaria del +6,3%, quella in deroga è diminuita del 4,5%.

Gli ultimi scenari di previsione disponibili, delineati da Prometeia e Unioncamere Emilia-Romagna e riferiti a febbraio 2013, stimano una flessione del valore aggiunto, nell’anno corrente per Forlì-Cesena, dello 0,7%, leggermente maggiore rispetto alla regione (-0,5%) e rispetto all’Italia (-0,6%). Per il 2013 è prevista una riduzione del Prodotto Interno Lordo italiano pari a -0,6%, rispetto all’anno precedente, (UE27 +0,2%, Germania +0,4%, Mondo +3,4%).

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