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Economia generativa, la chiave per il rilancio

Si è svolto lunedì il convegno promosso dal Consorzio Solidarietà Sociale sul tema “Semi di economia generativa” nel corso del quale è stato presentato il bilancio sociale dell’organismo

Si è svolto lunedì il convegno promosso dal Consorzio Solidarietà Sociale sul tema “Semi di economia generativa” nel corso del quale è stato presentato il bilancio sociale dell’organismo consortile e delle organizzazioni sociali aggregate. Dai dati evidenziati ne emerge uno sostanziale: la cooperazione sociale sta vivendo la crisi, ma tiene. Il numero dei soci è in crescita rispetto all’anno precedente (+11,4%), come quello degli occupati che passa dalle 595 alle 638 unità, con una forte componente femminile (431) e si evidenzia una buona dose di stabilità contrattuale (oltre il 75% a tempo indeterminato).

“Il merito del Consorzio Solidarietà sociale – ha spiegato Jonny Dotti (presidente di Welfare Italia Servizi), intervenuto all’evento – sta nel fatto che è stato in grado di anticipare la crisi, attivando progetti innovativi che vanno oltre la classica organizzazione del welfare, che si sta sgretolando e non potrà mai tornare ai livelli degli anni passati”

Una consapevolezza, questa, ben chiara anche dalle parole del presidente Fabio Magnani: “Siamo attraversando un periodo di crisi acuta – ha affermato – che non ha risparmiato la nostra rete consortile, ma non possiamo permetterci il lusso del pessimismo o del rimpianto dei tempi che furono: certo, rimangono le preoccupazioni, ma accadono anche cose interessanti, come la voglia di partecipazione e di nuove forme di economia, specie nelle giovani generazioni”. Ne sono certamente esempio i due progetti lanciati dal Consorzio Solidarietà Sociale nel 2012, ovvero il poliambulatorio a misura di famiglia Welfare Italia e il centro commerciale ecosostenibile L’apebianca.

“Questa economia “buona”che sta alla base delle nostre imprese sociali – ha specificato Magnani – può essere senza dubbio un modello interessante al fine di progettare la ripresa basando tutto il sistema economico, e non solo il nostro, non certo sul piano della finanziarizzazione esasperata, ma su quello del vero sviluppo che pone le persone ed i loro bisogni al centro dell’agire comune”.

Dall’analisi di Guido Caselli (Centro Studi di Unioncamere), intervenuto al convegno sul tema delle imprese “resilienti”, quelle cioè che in momenti di crisi elaborano strategie innovative e di rilancio, emerge un dato confortante: fra queste tipologie di organizzazioni, molte sono cooperative sociali.

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