Ecosistema urbano, lo studio: "Prestazioni da migliorare per la realtà forlivese"

La Camera di commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini, per verificare il livello di sviluppo sostenibile nelle due province, rende noti i risultati di alcune variabili ad hoc di cui sono disponibili i dati

In occasione dell’apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020 (22 settembre – 8 ottobre), che quest’anno si svolgerà in rete, la Camera di commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini, per verificare il livello di sviluppo sostenibile nelle due province, rende noti i risultati di alcune variabili ad hoc di cui sono disponibili i dati. Nel dettaglio, riguardano certificazioni di impresa, green economy e agricoltura biologica, a cui si aggiungono, a livello provinciale, i dati sul consumo del suolo e gli indicatori della qualità della vita, e, riguardo ai comuni capoluogo, quelli di ecosistema urbano nonché quelli importantissimi che fanno riferimento agli obiettivi di Agenda 2030.

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile è nato nel 2017 per sensibilizzare e mobilitare cittadini, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Nello specifico, per “sviluppo sostenibile”, si intende lo “sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro bisogni” (Rapporto Brundtland 1987). Questo concetto ha dato vita, nel tempo, a quello di “economia sostenibile”, cioè ad un nuovo modo di perseguire lo sviluppo della società, rispettando la sostenibilità dal punto di vista sociale, economico e ambientale; l’economia non viene più vista orientata al solo profitto, ma deve tendere al benessere e al miglioramento della qualità della vita delle persone.

A livello globale, la presa di coscienza di questo nuovo modo di pensare nasce con la prima conferenza ONU sull’ambiente del 1972 a Stoccolma; dopodichè è stato un susseguirsi di appuntamenti, che hanno visto la partecipazione di un numero crescente di Paesi, dove, di volta in volta, sono state intraprese misure e azioni volte allo sviluppo sostenibile. Dal canto suo, l’Italia, che ha sempre partecipato attivamente alle varie conferenze mondiali, ha per la prima volta citato il concetto di sviluppo sostenibile, a livello normativo, nel Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il cosiddetto “Testo Unico ambientale”.

"Quello della sostenibilità è un tema basilare dello sviluppo sociale, economico e ambientale di tutti i Paesi - commenta Alberto Zambianchi, presidente della Camera di Commercio della Romagna -. Più nello specifico, in ottica di “Green Deal Europeo”, cioè di politiche della Commissione Europea per raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050, e, prima ancora nell’ottica della Strategia Europa 2020, lo sviluppo sostenibile, rappresenta una vera e propria dimensione della competitività, quindi della crescita della nostra economia. Si tratta, quindi, di un quid che si articola lungo le direttrici della innovazione, della sostenibilità ambientale, della capacità di includere e di allinearsi con i valori guida delle nostre società".

"Detto con parole ancora più semplici e chiare, si tratta della cosiddetta “innovazione responsabile - prosegue -. Proprio del dibattito sull’innovazione responsabile, il Cise, Azienda speciale della nostra Camera di commercio, è uno degli attori in ambito regionale ed europeo. Questo ruolo porta all’interno della progettualità della Camera una “dimensione olistica” della sostenibilità che ben incrocia l’impegno sui temi della responsabilità sociale di impresa e della riduzione dell'impatto ambientale, che caratterizzano l’impegno camerale anche sui territori di Forlì-Cesena e Rimini. Attraverso il lavoro del nostro Osservatorio economico, inoltre, anche questa dimensione determinante per il futuro del territorio è diventata una dimensione stabile di osservazione e tutto ciò nella consapevolezza che solo quello che si può misurare può essere migliorato".

In provincia di Forlì-Cesena, a fine 2019, si registrano 909 certificazioni di impresa, con un incremento, rispetto al 2018, del 3,4%, superiore sia a quello regionale (+2,2%) sia alla variazione positiva nazionale (+2,6%). Il 59,4% delle certificazioni è ISO 9001 (certificazione di qualità), il 17,5% Iso 14001 (certificazione ambientale) e il 16,2% è Ohsas 18001-Iso 45001 (certificazione di sicurezza del lavoro). In merito alla green economy, gli ultimi dati disponibili, aggiornati a ottobre 2019, rilevano 794 imprese green (12,0% dell’Emilia-Romagna), che appartengono soprattutto al settore agroalimentare (ben il 53,8% del totale); rispetto a dicembre 2018 risultano in crescita del 21,8%, variazione maggiore dell’aumento regionale (+20,4%).

Al 31 dicembre scorso, si riscontrano 775 aziende agricole biologiche, considerando i Produttori agricoli (15,0% del totale regionale), con un aumento annuo dell’1,4% (+1,8% in regione). L’incidenza delle imprese biologiche, sul totale di quelle agricole, passa dall’11,7% del 2018 al 12,1% del 2019, con un peso superiore a quello che si registra in Emilia-Romagna (9,3%).  Molto interesse rivestono i dati inerenti il consumo del suolo, che rappresenta, essendo una risorsa limitata e non rinnovabile, una componente chiave per lo sviluppo urbano e agricolo e per la sostenibilità ecologica. In merito, i dati 2019 sono sostanzialmente positivi, con una percentuale di suolo consumato, rispetto alla superficie totale (al netto dei corpi idrici), del 7,2%, inferiore al dato regionale (8,9%) e in linea con quello nazionale (7,1%); nel confronto col 2018 (7,9%), inoltre, si riscontra una diminuzione di 0,7 punti percentuali.

Rimanendo tra i dati ambientali, troviamo quelli derivanti dal rapporto annuo di Legambiente “Ecosistema Urbano”, redatto sulla base di una serie di indicatori che coprono le sei principali componenti ambientali presenti in una città (aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia); in base a questi, nel 2019 il comune di Forlì raggiunge un risultato appena sufficiente, piazzandosi al 56° posto nella classifica stilata su 104 capoluoghi italiani (41° posizione nel 2018). La classifica della qualità della vita 2019, redatta dal Sole 24 Ore su 107 province italiane, premia Forlì-Cesena con un buon 25° posto (25° anche nel 2018); frutto del risultato dell’elaborazione di una serie di indicatori raggruppati in sei aree tematiche (espressione del tessuto sociale), l’analisi della qualità della vita rappresenta, infatti, un ottimo indicatore del benessere delle persone riguardo alla vivibilità nei contesti urbani.

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In ultimo, è assai importante rilevare la situazione, a livello locale, nell’ambito dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Agenda 2030 dell’Onu. Sulla base degli ultimi dati, aggiornati nel report curato da Feen – Sdns Italia (luglio 2020), per i capoluoghi di provincia, possiamo affermare che nel comune di Forlì si raggiunge un buon livello di raggiungimento degli obiettivi citati; 13 obiettivi, infatti, hanno un grado di raggiungimento superiore al 50%, con 1 di questi (Sdg 1 – Povertà zero) che arriva all’83,6%, portando la percentuale complessiva di raggiungimento degli obiettivi (media semplice della somma di tutti gli obiettivi) al 56,4%    

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