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Electrolux, allarme dei sindacati: "La produzione si sposta nell'Europa dell'Est"

Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil di Forlì lanciano l'allarme:“ Le decisioni sono pesanti e pesanti sembrano le ricadute anche per il nostro paese

“Quattro i principali siti produttivi italiani (Porcia, Susegana, Solaro e Forlì) vengono messi sotto osservazione da parte del gruppo, nell'ambito di una “investigazione” di sei mesi durante la quale Electrolux valuterà la propria futura presenza in Italia”. Fim Cisl,  Fiom Cgil e Uilm Uil di Forlì lanciano l'allarme:“ Le decisioni sono pesanti e pesanti sembrano le ricadute anche per il nostro paese: un taglio di mille impiegati sui 7.500 presenti in Europa (circa 200 saranno i tagli riguardanti gli impiegati presenti nei siti italiani) e soprattutto lo spostamento di produzioni dai siti italiani a quelli nell'Europa dell'Est (a partire da un modello di lavatrice che se ne va da Porcia in Polonia, un modello di lavastoviglie via da Solaro sempre in Polonia e un nuovo frigorifero che, pur progettato a Susegana, sarà messo in produzione in Ungheria)”.

“E' evidente che ci troviamo di fronte ad un complessivo rischio di disimpegno da parte di Electrolux (che oggi occupa in Italia oltre 6mila lavoratori) dal nostro paese. E' già convocato per il prossimo lunedì un incontro di Gruppo a Mestre, che sarà la prima occasione per un confronto con l'azienda, dove come organizzazioni sindacali, chiederemo innanzitutto il rispetto degli accordi in essere (a partire, per Forlì, da quelli sottoscritti non più tardi del 15 ottobre scorso) e dove dovremo definire le prime iniziative di mobilitazione per contrastare scelte del gruppo pesantissime per i lavoratori e dannose per l’intero paese”.

Subito dopo tale incontro saranno convocate le assemblee in tutti i siti e, per lo stabilimento di Forlì, l'assemblea sindacale di tutti i lavoratori si svolgerà giovedì. “E' chiaro – chiudono i sindacati - che ci troviamo in uno scenario in cui il rischio di un disimpegno da parte di Electrolux dal nostro paese è reso più concreto ogni giorno dall'assenza di politiche industriali che difendano il lavoro”.

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