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Expo Milano, la cooperativa forlivese Giuliani al lavoro sul padiglione del Giappone

Il padiglione giapponese si sviluppa su uno spazio espositivo di 4.170 metri quadri, con un'ampia entrata e uno sviluppo in lunghezza, come una delle case tradizionali di Kyoto

La cooperativa Giuliani, associata a Legacoop Romagna, è al lavoro sul padiglione giapponese dell’Expo di Milano con uno dei più importanti general contractor nipponici, Takenaka. "È un lavoro che ci dà modo di avere un’esposizione internazionale importante, ma che è fondamentale anche perché ci consente di confrontarci con un’azienda di grande serietà e prestigio", dice il presidente Vincenzo Coveri. Il padiglione giapponese si sviluppa su uno spazio espositivo di 4.170 metri quadri, con un’ampia entrata e uno sviluppo in lunghezza, come una delle case tradizionali di Kyoto. Oltre a materiali naturali come bambù e legno, non mancano tecnologie informatiche e sistemi per il risparmio energetico.

Giuliani è specializzata nella fornitura di facciate continue in alluminio, di strutture speciali in carpenteria metallica e vetro per rivestimenti o coperture di edifici, nonchè di serramenti metallici per grandi forniture seguendo tutte le fasi, dalla progettazione alla produzione e posa in opera. "Nel 2014 abbiamo avuto 31 milioni di acquisito", dice Coveri, che al proprio arco può annoverare lavori importanti come l’ospedale di Caserta (5 milioni), l’ospedale dei Castellli Romani (4 milioni) e quello di Monza (2,7 milioni), un albergo a Milano (2,5 milioni) e la nuova sede della Regione Puglia (5 milioni).

Nel carnet anche una importante riqualificazione immobiliare, di fronte alla stazione centrale di MIlano, per la Reale Mutua Assicurazioni. Per quanto riguarda la divisione infissi, l'ufficio tecnico di Giuliani ha di recente sviluppato una “smart window”, ovvero una finestra intelligente che reagisce automaticamente alle condizioni esterne, grazie a una serie di sensori. Un prodotto innovativo, realizzato grazie a un investimento in ricerca finanziato in parte con fondi della Regione Emilia-Romagna.

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