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Fare impresa a Silicon Valley: Unindustria fra incubatori, aziende innovative e social network

Prosegue il tour Unindustria Forlì-Cesena nella Silicon Valley passando da San Josè, una sessantina di chilometri da San Francisco, dove Alfredo Coppola, coamministratore delegato dell'incubatore Us Market Access riassume le chiavi del successo

Prosegue il tour di Unindustria Forlì-Cesena nella Silicon Valley e con la collaborazione di Roberto Bonzio (Italiani di Frontiera) proseguono le visite dei nostri imprenditori stavolta da San Josè, una sessantina di chilometri da San Francisco, dove Alfredo Coppola, coamministratore delegato dell’incubatore Us Market Access riassume le chiavi del successo, che arride non alla tecnologia migliore, dice, ma a quella che ha il miglior marketing.

Mentre A3Cube è l’idea che Emilio Billi, sta perfezionando insieme ad Antonella Rubicco, ispirata dallo studio del cervello: sostituire un processore con tanti piccoli processori, per aumentare enormemente le capacità di elaborazione di un computer, cosa che ridurrebbe consumi energetici e di banda permettendo di moltiplicare utenti e contenuti e soprattutto abbattere i tempi di realizzazione, come previsioni ambientali o economiche.

Ma in Silicon Valley possono sbarcare pure piccole e medie imprese, grazie anche all’incubatore M31 di Aldo Cocchiglia, che ha spiegato agli imprenditori romagnoli quanto sia importante affrontare una sfida così difficile come l’ingresso nel mercato USA con dati affidabili e studi di esperti per valutare le proprie effettive potenzialità ma anche per superare le barriere culturali con una realtà complessa, che questa sfida richiede.

Successivamente al quartier generale di Cisco, il gruppo ha incontrato Carlo Tedesco, ricordando come Mario Mazzola e Luca Cafiero, storici manager della società, che vanta una forte presenza di italiani, abbiano adottato negli anni più volte una formula singolare: lasciare la società per fondare una startup, realizzare una tecnologia di successo, acquisita proprio da Cisco. Quindi farvi ritorno per ripartire dopo qualche anno con un’altra idea, un’altra uscita e un nuovo ritorno coronato da successo. E da un impatto finanziario non indifferente.

Oggi vivere con la Rete vuol dire abituarsi ad un flusso costante nel quale occorre saper navigare. E nel terzo giorno del tour si è visitata la sede del “social” per eccellenza. A far gli onori di casa due giovani ingegneri, Marco Rizzi e Davide Bolcioni che spiegano che Facebook sta davvero sperimentando un territorio nuovo, senza termini di paragone e senza precedenti, in un campo, quello dei social media, che semplicemente non esisteva fino a pochi anni fa. Si procede per esperimenti, dicono, persino il colore dei bottoni viene testato per vedere quale sia più gradito.

Successivamente a Stanford il Gruppo ha incontrato prima Alberto Salleo, che spiega cosa significhi insegnare in questa università e fare ricerca. Un ruolo da “professore-manager” che consente di disporre di strumenti eccezionali e un budget consistente. Con il quale però occorre sfornare risultati: studi, pubblicazioni, anche se il prodotto principale da sfornare sono proprio gli studenti, in grado di sviluppare una propria capacità critica e di ricerca. Il secondo incontro è stato con Jeff Cabili, che si occupa della promozione della Business School, la formazione che l’ateneo dedica non agli studenti ma ai laureati ed a maturi professionisti che per un periodo possono frequentare corsi di altissimo livello per aggiornare e riqualificare il proprio profilo professionale.

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