Fase 2, il richiamo della Uil: "La Regione faccia politiche più mirate alla Romagna"

Grande preoccupazione per i gravissimi danni sul sistema sociale ed economico procurati dall’emergenza Covid e grande vicinanza alle famiglie che hanno perso i propri cari: a esprimere questi sentimenti è il sindacato Uil di tutta la Romagna

Grande preoccupazione per i gravissimi danni sul sistema sociale ed economico procurati dall’emergenza Covid e grande vicinanza alle famiglie che hanno perso i propri cari: a esprimere questi sentimenti è il sindacato Uil di tutta la Romagna. “Convivere con il virus, in attesa della cura, ha significato e significherà cambiare molte abitudini nella vita quotidiana e nel lavoro. Per ringraziare veramente gli operatori della sanità pubblica e sostenerli in una battaglia ancora molto lunga, occorre rifinanziare con decisione il sistema sanitario pubblico e rinnovare i contratti collettivi nazionali di lavoro, di tutti i lavoratori pubblici e privati”, spiegano in una nota congiunta          Enrico Imolesi (Uil di Forlì), Marcello Borghetti (Cesena), Carlo Sama (Ravenna) e Giuseppina Morolli (Rimini).

“Come Sindacati abbiamo messo la salute al primo posto, perché senza la sicurezza sanitaria non vi potrà essere una ripresa economica solida e di qualità. Nella “fase due” di ripartenza, le imprudenze e le cattive abitudini di un lavoro da anni precarizzato, non potranno avere alcuna giustificazione politica. Occorre un nuovo modello di sviluppo, finanziando solo le imprese che garantiscono occupazione di qualità, sbloccando gli investimenti, finanziando misure di sostegno al reddito organiche per tutti i lavoratori, rendendo rapidi i pagamenti degli ammortizzatori e infine adottando misure strutturali di sostegno alle famiglie e alla genitorialità”.

“Siamo poi particolarmente preoccupati per un sistema Romagna in forte affanno. La nostra Regione ha un consolidato tessuto economico e sociale, con una rete di relazioni fra soggetti istituzionali e associativi, rappresentata dal Patto per il lavoro, fortemente voluto dal Presidente Bonaccini. Questo sistema, a giudizio della Uil, ha già vistose crepe nella redistribuzione delle risorse fra le persone e fra i territori, con sofferenze sempre più marcate in Romagna. La ripartenza, in assenza di una visione innovativa che coniughi, sviluppo, sicurezza, qualità del lavoro e rispetto dei diritti, rischia di fare saltare in modo irreparabile sviluppo e coesione. Il tema è la qualità del lavoro accanto alla quantità, e il rilancio dello Stato sociale. Ci attendiamo quindi un rilancio della dimensione romagnola, sulla consolidata capacità emiliana di fare sistema. Due sub regioni, distinte, tanto per citare un dato, nel più basso valore dei redditi medi dei cittadini romagnoli rispetto a quelli emiliani”.

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“La Romagna sconta nelle mancate politiche di sviluppo, la storica divisione fra i Sindaci dei 4 Comuni principali Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini, finendo così per perdere una strategica visione di sviluppo di area vasta, tesa a contrattare unitariamente maggiori risorse. La visione “Bologna-centrica” di Governo degli interessi regionali, alla lunga presenterà un prezzo politico, oltre a rappresentare una concezione “miope” dal punto di vista strategico per lo sviluppo dell’intera Regione. L’ economia arranca nella Romagna, la meccanica, la manifattura, la chimica, la siderurgia, sono in difficoltà, ma il prezzo più alto  di questa pandemia lo pagherà il turismo, il turismo importa persone e relazioni, quelle più devastate dal Covid, occorre quindi sostenere l’industria del turismo, ossatura della Romagna. Questioni vitali, per supportare, tanto per citare solo un settore che rischia di collassare, tutto il comparto turistico.  Al Presidente della Regione Bonaccini, e alla politica nel suo insieme, la Uil chiede una “Attenzione” radicalmente diversa alla Romagna”, conclude la nota. 

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