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Mostre e negozi chiusi, Confesercenti replica: "In passato pochi affari"

Confesercenti Forlivese replica così a Riccardo Guardigli, responsabile Cna Forlì città, il quale si chiede se "Forlì è (finalmente) pronta a divenire un tale punto di riferimento culturale".

"Chi ha un minimo di conoscenza del mondo e dei problemi delle imprese commerciali non si porrebbe mai la domanda sul perché la prima domenica di apertura della Mostra sul Liberty, al San Domenico, molti negozi del Centro Storico forlivese sono rimasti chiusi". Confesercenti Forlivese replica così a Riccardo Guardigli, responsabile Cna Forlì città, il quale si chiede se "Forlì è (finalmente) pronta a divenire un tale punto di riferimento culturale".

"Basta fare una mano di conti - premette Stefania Bartoletti, dell'area sindacale di Confesercenti -. 1000 sono stati i visitatori, la stragrande maggioranza di questi sosta il tempo strettamente necessario per la visita museale e poi riparte, non sono certamente il numero sufficiente a sostenere i costi di una apertura domenicale senza che questa sia accompagnata da ulteriori momenti di animazione e promozione della città intera che avvicini al Centro un numero ben maggiore di gente. Con il bisogno di far quadrare i conti che hanno, oggi, i negozi forlivesi (come tutti gli altri del resto), solo uno sprovveduto e con velleità strumentali può pensare che ci si lasci scappare delle occasioni di vendita".

"Il problema è che, anche in tutte le esperienze maturate con le altre grandi mostre del San Domenico, il ritorno economico per le attività commerciali non è stato significativo - sostiene l'associazione di categoria -. I frequentatori delle mostre forlivesi spesso non si fermano neppure una notte in albergo e solo i pubblici esercizi e i ristoranti possono contare su qualche occasione extra. Nulla si toglie alla importanza di questa mostra e di quelle che l’hanno preceduta, non si vuole certo minimizzare un impegno così oneroso e significativo per la nostra città purché non si facciano passare i nostri imprenditori commerciali come incapaci e sprovveduti".

"Oggi si devono fare bene i conti nella propria azienda e se altri tipi di imprese hanno altre possibilità di utilizzare il personale dipendente, magari utilizzando impropriamente gli ammortizzatori sociali, i piccoli negozi, quasi tutti con una sola commessa, non possono spendere oltre in busta paga e non è umanamente possibile pensare che i titolari del negozio debbano rinunciare completamente alla qualità della loro vita - conclude Confesercenti -. Se a sostenere questa necessità di sacrificio da parte degli imprenditori commerciali è persona che rappresenta le imprese artigiane, costui farebbe bene a parlare di ciò che conosce approfonditamente senza azzardarsi a fare commenti su ciò che evidentemente non capisce affatto".

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