Alternanza scuola-lavoro, forum di Confindustria: "Gli studenti vivono le attività dell’impresa"

L'alternanza scuola-lavoro è una delle innovazioni della Buona Scuola (Legge 107/2015) introdotta con l’obiettivo di avvicinare il mondo dell’istruzione a quello del lavoro

Potenziare una collaborazione tra le imprese del territorio con le scuole per offrire agli studenti una formazione teorica intervallata da esperienze pratiche. Questi gli obiettivi dell’appuntamento "L’alternanza scuola-lavoro. Una nuova didattica per lo sviluppo del Paese" che si è svolto giovedì nella sede di Confindustria Forlì- Cesena e che rientra nell’ambito del roadshow nazionale di Piccola Industria
Confindustria. L'alternanza scuola-lavoro è una delle innovazioni della Buona Scuola (Legge 107/2015) introdotta con l’obiettivo di avvicinare il mondo dell’istruzione a quello del lavoro nell’ottica di un rilancio dell’occupazione giovanile e interessa in Italia tutti gli studenti dell’ultimo triennio, circa 1,5 milioni di giovani. L’opinione comune è che non solo sia un valido metodo di insegnamento, ma che non possa farne a meno né la scuola, né le imprese né i giovani.

Nel corso dell’incontro promosso dal Comitato Piccola Industria di Confindustria Forlì- Cesena, è stata approfondita la valenza strategica della riforma e sono state illustrate da Alessandra Roberti della Camera di Commercio della Romagna le caratteristiche del contributo che è a disposizione delle imprese che attiveranno i percorsi di Alternanza e le modalità per iscriversi al Registro nazionale alternanza scuola-lavoro. L’entità del contributo varia da 1.000 a 1.500 euro per azienda ed è l’unico in Italia di matrice locale di questa entità. Ad aprire i lavori Giorgio Cangini, presidente della Piccola Industria di Confindustria Forlì-Cesena e Giuseppe Pedrielli, provveditore agli Studi di Forlì-Cesena- Rimini che hanno sottolineato l’importanza di questa riforma.

“Ritengo che il pregio della riforma della Buona Scuola risieda principalmente nell’opportunità che viene data sia ai ragazzi sia agli imprenditori di conoscersi e apprezzarsi e di instaurare un percorso formativo che rappresenta un’esperienza di vita - ha esordito Cangini -. Come presidente del Comitato Piccola Industria ho ritenuto fondamentale impegnarci per allargare la platea delle aziende che ospitano gli studenti e soprattutto per coinvolgere le piccole medio imprese che compongono il 70% della realtà industriale italiana. Gli studenti hanno l’opportunità di toccare con mano e vivere in prima persona le attività dell’impresa e gli imprenditori di avere nuove idee e suggerimenti dai ragazzi grazie al loro dinamismo e mentalità. Far conoscere alle nuove generazioni l’attività quotidiana delle imprese, mostrare i reparti produttivi, i laboratori di ricerca, gli impianti e i macchinari e renderli partecipi della storia produttiva e dei progetti futuri, può rappresentare una delle migliori modalità per diffondere tra i giovani la cultura d’impresa”.

Questo progetto è una opportunità di grandissimo rilievo per gli studenti sia per sviluppare nuove competenze, attraverso la personalizzazione dei percorsi di apprendimento, sia per avvicinarli alla realtà economico-produttiva del territorio e per conoscere i processi produttivi. "E’ naturale interrogarsi, in particolare in questo momento, sulla bontà dello strumento dell’Alternanza, che può avere alcuni elementi di criticità, ma se c’è la volontà di fare bene e c’è un sistema territoriale di supporto, come quello che si è creato a Forlì-Cesena, grazie anche al protocollo d’intesa siglato l’8 aprile 2016, eventuali difficoltà possono essere superate - ha spiegato Pedrielli -. Faccio riferimento a Simulimpresa e ai laboratori territoriali ma anche al PMI Day di Confindustria, dove l’anno scorso ho apprezzato l’entusiasmo con cui gli imprenditori hanno accolto gli studenti che hanno vissuto un’esperienza molto formativa. La nostra scuola non ha nulla da invidiare ai sistemi scolastici di altri Paesi, dai modelli stranieri possiamo cogliere alcuni elementi da aggiungere alla nostra cultura che è forte della nostra creatività, capacità e innovazione”.

Il vicesindaco Lubiano Montaguti, chiamato a intervenire durante il convegno, ha messo in evidenzia l’importanza delle imprese per la sopravvivenza del sistema scolastico e ha sottolineato che “formare i nostri giovani alla cultura d’impresa vuole dire dare qualità al lavoro”. Sono poi intervenuti, davanti a una platea di circa 50 aziende, Bruno Scuotto, vice presidente Education e Formazione della Piccola Industria di Confindustria, Carmela Mazza dell’Area Lavoro, Welfare e Capitale Umano di Confindustria e Andrea Marchetti, dirigente scolastico del Miur. “Occorre ripartire dal significato dell’Alternanza scuola-lavoro, un nuovo metodo didattico che ha l’obiettivo di proporre occupabilità (non occupazione) ai nostri giovani. In questo risiede il valore aggiunto - ha dichiarato Scuotto -. È un percorso che riguarda non solo i ragazzi e la loro capacità di conoscere il mondo del lavoro ma i docenti, le famiglie e le imprese. La riforma è stata realizzata per favorire uno scambio di esperienze e per accrescere la collaborazione reciproca tra scuole e imprese. Si tratta di un percorso che sottintende uno scambio culturale e di conoscenza di primo ordine. È chiaro che l’alternanza è un pezzo della filiera formativa che va realizzata interamente: dagli asili nido fino all’Università e ciascun attore della filiera (imprese, docenti, studenti e famiglie) ha una precisa responsabilità”.

“Confindustria crede nell’Alternanza scuola-lavoro, occorre che scuola e imprese si contaminino per consentire una chance di sviluppo delle professioni necessarie per la quarta rivoluzione industriale produttiva c.d. “Industria 4.0”", ha detto Mazza. A seguire, la testimonianza di Emanuele Rinieri, amministratore delegato di E.R. Lux che ha raccontato le esperienze maturate dal 1999 in materia di alternanza scuola-lavoro. “L’azienda che sperimenta l’alternanza dal 2001, ha incontrato nel corso di tutti questi anni delle relative difficoltà, ma si sono rivelati sicuramente maggiori i vantaggi e i punti di forza, tanto che dei 60 dipendenti che attualmente conta la nostra azienda, 28 sono ex stagisti - ha affermato -. Durante i percorsi di alternanza occorre capire a cosa sono più portati gli studenti dal punto di vista lavorativo per consentirgli di esprimere le loro capacità per accrescere il saper fare dei ragazzi e portare le idee innovative degli studenti nelle aziende”.

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