Economia

Il presidente di Confindustria Squinzi a Forlì: "Deboli segni di ripresa"

"Purtroppo dal 2007 ad oggi la nostra produzione industriale è scesa del 25%. Non vediamo ancora dei segnali di vera ripartenza. Quelli che stiamo captando sono segnali debolissimi, però dobbiamo crederci"

"Purtroppo dal 2007 ad oggi la nostra produzione industriale è scesa del 25%. Non vediamo ancora dei segnali di vera ripartenza. Quelli che stiamo captando sono segnali debolissimi, però dobbiamo crederci". Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sollecitato dai giornalisti a margine del convegno "Industria scienza e umanesimo" organizzato a Forlì dalla locale Camera di Commercio. "Ma soprattutto - ha detto ancora Squinzi - dobbiamo impegnarci e dobbiamo chiedere alla politica di impegnarsi anch'essa per cambiare questo status quo in cui ci siamo impantanati ormai direi anche da un paio di decenni e fare quei cambiamenti che ci permetteranno di ripartire veramente".

LEGGE DI STABILITA' - "Sulla legge di stabilità i giochi, che purtroppo non sono giochi, non sono ancora fatti" ha detto Squinzi ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul ventilato aumento delle accise sulla benzina e gli altri provvedimenti allo studio per la copertura finanziaria necessaria all'eliminazione della seconda rata dell'Imu. "Adesso vediamo - ha detto ancora Squinzi - La situazione è ancora in evoluzione, come parti sociali sia noi che Confcommercio, Rete Imprese Italia e le organizzazioni sindacali siamo estremamente preoccupati e faremo sentire la nostra voce".

RICERCA - "Sul versante della ricerca - ha detto ancora il presidente di Confindustria - il nostro paese ha accumulato un ritardo importante. Siamo a livelli più bassi d'investimenti rispetto ad altri paesi europei e altre aree economiche mondiali, ma continuo a pensare che nelle nostre imprese di ricerca se ne fa. Magari non viene evidenziata. Comunque è chiaro che fare ricerca e innovazione per conquistare posizioni e quote di mercato in una ottima mondiale è assolutamente fondamentale - ha aggiunto Squinzi, che poi ha concluso - Un paese come il nostro che è il secondo manifatturiero in Europa dopo la Germania, e il secondo, come valore aggiunto pro-capite derivante dal manifatturiero, il quinto paese esportatore al mondo, la settima-ottava potenza economica al mondo, è necessariamente spinto, trascinato da imprese che fanno innovazione".

TURISMO - Oltre il 60% del patrimonio mondiale artistico-culturale si trova nel nostro paese, e a dirlo è l'Unesco. Come Confindustria crediamo moltissimo in questo settore, tant'è vero che nel nostro progetto presentato alle forze politiche avevamo messo fra gli asset veri del paese, per cui riteniamo necessario agganciare una crescita annua almeno del 2%. Purtroppo rilevo dei dati che definisco angoscianti. Da primo paese al mondo per introiti turistici siamo passati al quinto. Addirittura il saldo della bilancia commerciale di questo settore - ha infatti sottolineato - è diventato negativo: sono più i soldi che gli italiani spendono in turismo all'estero di quello che introitiamo dai turisti stranieri".

RIPRESA DA PREFISSO TELEFONICO - Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha ribadito a Forlì la necessità imprescindibile di agganciare una vera ripresa. "Lo abbiamo già detto e come Confindustria lo ribadiamo: il nostro paese deve ritrovare una crescita di almeno un 2% all'anno''. ''Anche se è vero che veniamo da un periodo in cui abbiamo perso nove punti di Pil dal 2007 ad oggi e che ci sarà un miglioramento del clima economico internazionale che ci riporterà il pil in positivo - ha avvertito il numero uno di Confindustria - ma senza interventi forti, decisi rimarremo nello statu quo, con numeri della ripresa economica da prefisso telefonico".

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