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Giovedì farmacie in sciopero contro i tagli del governo

Giovedì le farmacie di Forlì-Cesena aderiscono allo sciopero indetto contro i tagli inclusi nella spending review; rimarranno aperte solo le due farmacie di turno e quelle comunali

Giovedì  le farmacie di Forlì-Cesena aderiscono allo sciopero indetto contro i tagli inclusi nella spending review; rimarranno aperte solo le due farmacie di turno e quelle comunali, che comunque hanno espresso la propria solidarietà verso i colleghi. “Questo è il secondo sciopero dalla nascita del sindacato, nel dopoguerra” racconta il dott. Alberto Lattuneddu, Vice Presidente di Federfarma Forlì-Cesena.

“Nasce dal malessere delle farmacie di tutto il paese e in particolare di quelle del nostro territorio. Per la quarta volta in quattro anni il tetto della spesa farmaceutica territoriale viene abbassato, passando dal 14% del 2009 all’11,5% del 2013; in più lo sconto obbligatorio al Servizio Sanitario Nazionale sui farmaci mutuabili (quelli da “ricetta rossa”) è raddoppiato, crescendo dall’1,82 al 3,65%. Ci troviamo così stretti fra l’aumentare dei costi e il restringersi dei margini di profitto. Inoltre soffriamo dell’estensione della distribuzione diretta dei farmaci alle AUSL, che rappresentano per noi una concorrenza. Di questo passo saremo costretti a licenziare i nostri collaboratori, con un peggioramento della qualità del servizio; eppure a conti fatti la nostra azione capillare, che porta i medicinali vicini alle persone, è più efficace ed ha un costo sociale minore di quella delle AUSL, senza contare il grande apprezzamento del nostro lavoro da parte dei cittadini: la farmacia territoriale è al primo posto per gradimento, per efficienza e professionalità e per trasparenza e fedeltà fiscale. Non solo: la farmaceutica territoriale è l’unico titolo di spesa sanitaria che rispetta ogni anno il tetto prefissato dallo Stato. Proprio questa trasparenza ci rende facili da colpire; lo Stato sa come è destinato ogni singolo euro e può intervenire in modo semplice; è una scorciatoia, proprio come incidere sul prezzo della benzina. Ma la riduzione della spesa pubblica non dovrebbe comportare una diminuzione dei servizi al cittadino.”

“Le difficoltà delle farmacie sono le difficoltà di noi distributori intermedi”, spiega il dott. Pierluigi Zuccari, presidente di Corofar, cooperativa di servizi alle farmacie e di distribuzione farmaci. “Siamo pagati in percentuale su quello che vendiamo. Ma ormai i farmaci ad alto costo (non solo sopra i 100, ma ormai anche sopra i 50 euro) sono distribuiti in prevalenza dalle AUSL. L’80% dei medicinali che vendiamo ha un prezzo inferiore ai 10 euro, la metà ne costa meno di 5; quello che rimane a noi sono solo briciole. Abbiamo dunque una proposta che intendiamo presentare anche al governo: la modifica delle modalità di remunerazione per i farmacisti e per noi della distribuzione intermedia. Separando il costo di produzione del farmaco dal servizio che offriamo erogando il prodotto al cittadino; in questo modo potremo continuare ad offrire un servizio di qualità. E’ un metodo applicato con successo in diverse altre parti d’Europa”.


“Si tratta di salvaguardare un servizio che ha una valenza sanitaria importantissima; un lavoro complesso, vicino alla gente, e che dalla gente è apprezzato. Assistiamo alla destrutturazione della farmacia come sistema; è dal 2001 che siamo costantemente bersagliati. Ma si tratta di una realtà da difendere, non per il carattere economico, ma per quello umano e sociale che rappresenta”, conclude il presidente dell’Ordine dei farmacisti di Forlì-Cesena, il dott. Ivano Alessandrini. Ha presenziato alla conferenza stampa anche il tesoriere di Federfarma Forlì-Cesena, il dott. Marco Argenta.

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