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Giovedì l'assemblea di Confagricoltura: "Guardiamo il futuro con meno pessimismo"

Giovedì Confagricoltura Forlì-Cesena-Rimini terrà l’assemblea annuale all'Hotel San Giorgio a Forlì alle ore 9:30. Al centro del confronto le prospettive del settore agricolo alla luce della pesante crisi e l’elezione dei vertici dell’organizzazione

Giovedì Confagricoltura Forlì-Cesena-Rimini terrà l’assemblea annuale all'Hotel San Giorgio a Forlì alle ore 9:30. Al centro del confronto le prospettive del settore agricolo alla luce della pesante crisi e l’elezione dei vertici dell’organizzazione. Ecco come il presidente Claudio Canali riassume i temi al centro del dibattito. “Rispetto a quattro anni fa – dice Canali - tutto, e purtroppo nulla, sarà più come prima. Possono sembrare frasi fatte, ma la crisi che ci sta investendo, causata principalmente dal mancato governo della globalizzazione, lascerà molti morti lungo il cammino".

"Le aziende sono in forte difficoltà, sono dimensionalmente troppo piccole e non sono in grado di aggredire i mercati esteri dei paesi emergenti con i propri prodotti - continua Canali -. I consumi sul mercato interno sono crollati, i prezzi scendono e i costi aziendali crescono. Ma abbiamo anche noi imprenditori delle colpe. Un’indagine svolta dalla nostra Organizzazione a livello nazionale nello scorso mese ha evidenziato che oltre il 60% delle aziende sono ancora restie a trovare forme di aggregazione”.

Dopo un lungo stallo istituzionale è nato il nuovo governo. Quali argomenti agricoli dovrebbero essere in evidenza nell’agenda del nuovo esecutivo? “Personalmente – aggiunge il presidente - il primo provvedimento che prenderei non è prettamente agricolo:  “metterei” nella busta paga dei dipendenti una buona cifra, sgravandola dal costo del lavoro dell’impresa. Tutto questo perché se la gente riprende fiducia e ricomincia a spendere l’economia riparte, diversamente affondiamo tutti e sempre di più. E le aziende che chiudono difficilmente riapriranno. Nell’ultimo anno abbiamo dovuto sopportare un aumento della tassazione abnorme (basti pensare all’Imu e prossimamente alla Tares) e nonostante tutto il debito pubblico è cresciuto. Churcill diceva: “una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera, è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico”.

Occorre poi rimettere drasticamente mano all’apparato pubblico, dimagrendolo e soprattutto intervenendo drasticamente sulla burocrazia che oggi è uno dei fattori di maggior non competitività delle nostre imprese. Ma come sarà la Confagricoltura del domani? “Bisogna sempre fare autocritica, non sempre lo facciamo o forse non riusciamo a farlo percepire ai nostri associati. Stiamo lavorando in maniera “pesante” su questo tema, dal livello nazionale fino a quello locale. Non possiamo permetterci il lusso di non sapere cosa serve alle nostre aziende, non è più tempo. Oggi l’efficientamento della struttura è la parola d’ordine. Ai nostri dipendenti dico sempre che prima di andare in associazione dovrebbero fare uno “stage lavorativo” nelle nostre aziende, così capirebbero meglio chi sono i loro soci e quali necessità hanno.

Conclude il presidente: "Poi mi giro intorno e vedo che negli ultimi anni tutta la rappresentanza è andata in crisi, ha lasciato gente a casa e magari si trova anche in difficoltà economiche. Con orgoglio posso dire che la nostra associazione in questi anni è dimensionalmente cresciuta. Negli ultimi quattro anni abbiamo perso fisiologicamente qualche azienda, per la logica della chiusura, della concentrazione dovuta anche all’età media. Ciononostante siamo riusciti a mantenere i costi dei servizi e le quote associative quasi inalterate e soprattutto il bilancio in ordine, e questo ci permette di guardare il futuro con meno pessimismo”.

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