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Guerra aperta tra sindacati e Rintal: "Ritirare i licenziamenti"

Si è aperta la battaglia tra la Rintal,azienda storica del territorio che produce scale e che occupa circa 100 lavoratori, ed i sindacati che lanciano pesanti accuse

Accuse da parte dei sindacati nei confronti della  Rintal, azienda storica del territorio che produce scale e che occupa circa 100 lavoratori. Martedì Fim-Fiom-Uilm hanno manifestato davanti ai cancelli “per richiedere all’azienda di ritornare sui suoi passi, ritirare i licenziamenti e riprendere un confronto sereno e costruttivo”.  L'azienda risponde parlando di  “affermazioni che ledono ingiustificatamente, non solo una reputazione creata in oltre 37 anni di impresa, ma anche il sempre positivo rapporto generato con tutti i nostri collaboratori”.

I sindacati sostengono  che la Rintal sia “interessata da un anno e mezzo dalla crisi economica che attraversa l’intero settore.  Negli ultimi mesi, di fronte al protrarsi della crisi, l’azienda ha deciso una riduzione dei costi da attuarsi attraverso licenziamenti e con l’utilizzo della cassa integrazione a zero ore (predeterminando di conseguenza gli esuberi)”. La comunicazione arriva congiuntamente da Fim, Fiom e Uilm. L'azienda precisa: “Innanzitutto non esiste alcuna decisione arbitraria da parte di Rintal in merito a riduzioni di orario e licenziamenti. Tutto si svolge in conformità alla legge e in accordo con le istituzioni ed organizzazioni preposte al confronto e alla gestione della concertazione. Ciò è tanto vero che Rintal si avvale ad oggi di un accordo siglato proprio con il sindacato. Rintal si è mossa per avviare, a fronte della riduzione di commesse determinato da una crisi internazionale, un percorso di outplacement da perseguire nel rispetto delle norme vigenti e nelle sedi opportune, e che presuppone la volontarietà da parte dei dipendenti”.  
 
Proprio sull'accordo i sindacati ribattono: “A giugno 2011 si è avviata una trattativa sindacale al fine di trovare soluzioni condivise che tutelassero l’occupazione e favorissero l’uscita dell’azienda dal periodo di recessione economica, arrivando alla sottoscrizione di un accordo in data 27 luglio 2011.  Successivamente l’azienda ha provato ad avviare un percorso di “esternalizzazione” dei disabili presenti in azienda, attraverso pressioni individuali sui lavoratori. Questo è stato il primo segnale che stavano venendo messi in atto comportamenti inaccettabili. Inoltre l’azienda ha licenziato, a fine settembre, durante la Cassa Integrazione un dipendente della Misterstep, azienda controllata e strettamente riconducibile alla Rintal, violando sia il principio fondamentale degli ammortizzatori sociali che la normativa vigente, e avendo lasciato a casa uno dei dipendenti con più anzianità di servizio (ben 33 anni di presenza in azienda) e maggiori carichi familiari (3 figli)”.

Dall'azienda la risposta è perentoria: “Si tratta di argomenti semplicemente inaccettabili anche nell’ambito di un confronto sindacale, tali da arrecare pregiudizio all’immagine ed alla onorabilità di una impresa che ha sempre mantenuto per oltre trenta anni, non per qualche mese, un rapporto ottimo con i suoi collaboratori.  Del pari strumentale appare il richiamo del licenziamento di un dipendente della S.r.l. Misterstep che è società diversa dalla S.p.A. Rintal e che è stato disposto nel rispetto della legge.  L’accenno ad una ipotesi di “ricatto” da parte di una impresa che è sul mercato da decenni, combatte contro la crisi e mantiene in forza un notevole numero di lavoratori, del resto, dà la misura di una contestazione sindacale chiaramente eccessiva nei toni che non può essere condivisa nei contenuti né tanto meno nelle gravi forme in cui sono espressi. Solo sei dipendenti della S.p.A. Rintal ed un dipendente della S.r.l. Misterstep, infatti, hanno aderito allo sciopero, mentre circa cento lavoratori hanno regolarmente lavorato: circostanza che di per sé attesta l’insuccesso e l’infondatezza della iniziativa sindacale.  Tanto doverosamente premesso, la S.p.A. Rintal continua a ritenere che il confronto sindacale (a cui non si è mai sottratta) possa portare a risultati positivi, ma nondimeno si attende che anche le OO.SS. considerino con maggiore profondità ed avvedutezza il critico momento di mercato e supportino le imprese e i lavoratori nel tentativo di superare questo momento di difficoltà mondiale e di settore evitando strumentalizzazioni di breve respiro e profondendo ogni sforzo per perseguire i migliori interessi di tutte le persone coinvolte, dell’impresa e del lavoro”.
 

 
 

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