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Imprese, buio per commercio e costruzioni: oltre il 10% non supera il primo anno di vita

Grande difficoltà dei settori di commercio, costruzioni e trasporti, reggono l'alimentare e il settore benessere e sanità. Una vita medie delle imprese che cala vertiginosamente, con la chiusura di quelle maggiormente strutturate o storiche, che lasciano il posto ad aziende che non hanno le stesse caratteristiche

Grande difficoltà dei settori di commercio, costruzioni e trasporti, reggono l'alimentare e il settore benessere e sanità. Una vita medie delle imprese che cala vertiginosamente, con la chiusura di quelle maggiormente strutturate o storiche, che lasciano il posto ad aziende che non hanno le stesse caratteristiche. Questi sono alcune delle considerazioni che emergono dall'incontro con il direttore di Cna Forlì-Cesena Franco Napolitano, con il quale Romagnaoggi.it ha approfondito i dati relativi alla provincia per il 2014, elaborati da Carmelo Salonia, responsabile dell'Ufficio studi.

I NUMERI DELLE IMPRESE, SITUAZIONE PEGGIORE SULLE COLLINE - Sia nel saldo tra iscrizioni e cessazioni, che è negativo per 226 imprese, sia nella variazione percentuale del 2014 rispetto all'anno precedente, la situazione peggiore, anche al netto dell’agricoltura, si rileva nei Comuni delle colline, dove si registra un impoverimento del tessuto imprenditoriale, con la cessazione delle attività tipiche dei piccoli Comuni con prodotti e servizi destinati al consumatore finale. “Purtroppo si parte da condizioni generali di maggiore difficoltà per i piccoli Comuni – sottolinea Napolitano - , a fronte della crisi ci sono variabili che incidono di più in questi territori”. Le imprese attive nel 2013 erano, su tutto il territorio provinciale, 38.773. Nel 2014 se ne sono perse 470, con una variazione del 2%, arrivando a 38.303. Il dato comprende anche il settore agricolo, al netto del quale il saldo risulta di -294 imprese,  -0,93%.

I SETTORI, SALDO E VARIAZIONI - Variazione negativa, superiore al 3%, per le costruzioni e il trasporto e magazzinaggio e pari all’1% per il settore del commercio. Variazione positiva del 2,3%, invece, per le altre attività dei servizi per la persona. Sostanziale stabilità per il manifatturiero in generale, con una variazione negativa al di sotto dello 0,5%. La tenuta complessiva del settore è, tuttavia, il risultato di dinamiche diverse per quanto riguarda le diverse divisioni che lo compongono. Variazioni positive per il settore alimentare (+2,6%), quello del legno e mobile (+2%) e quello della moda (+1,5%), mentre la meccanica in generale fa registrare una variazione negativa del 4,5%. Al netto delle iscrizioni “non classificate”, emerge, appunto, una situazione di grande difficoltà per i settori delle costruzioni e del commercio, con saldi rispettivamente pari a quasi -180 imprese e quasi -220. Saldo negativo, pari a circa 120 imprese, anche per quanto riguarda “servizi di alloggio e ristorazione”. Segno meno, anche se più contenuto, per quanto riguarda il settore manifatturiero in generale e il settore dei trasporti e magazzinaggio, con un valore negativo pari a 60 unità. Saldo positivo nelle altre attività di servizi, dove vengono classificate anche quelle per la persona, oltre ai servizi di riparazione delle apparecchiature per la comunicazione computer e periferiche. “Dobbiamo ricordare che il comparto dell'edilizia nel nostro paese rappresenta un terzo del Pil, considerando anche tutto l'indotto. Da 5-6 anni è si è bloccato - continua il direttore -, e oggi si punta di più alla rigenerazione e riqualificazione dell'esistente. Per quanto riguarda i trasporti, oltre alla crisi, incide anche la concorrenza, spesso sleale, che arriva dai paesi dell'Est. I numeri indicano che l'1% delle imprese di commercio ed costruzioni scompare subito: nel 2014 parliamo di oltre 400 imprese che hanno chiuso, mentre il 10% non resiste al primo anno di vita”.

IMPRESE ARTIGIANE – Cna fornisce anche i dati relativi alle sole imprese artigiane a Forlì-Cesena, mettendo in evidenza nel 2014 un saldo negativo tra iscrizioni e e cessazioni pari a 231 posizioni. Nel 2013 le imprese erano 12.899, nel 2014 12.665, con una variazione percentuale dell'1,8%, in linea con la riduzione rispetto al 2013 a livello nazionale. Essendo, ovviamente, al netto dell’agricoltura, il dato indica che la crisi ha colpito particolarmente le imprese artigiane, molte delle quali sono monoaddetto.  “Fino al 2011 – continua Napolitano – sul nostro territorio si era tenuto, nonostante la crisi, della quale soprattutto si parlava, ma in realtà non era ancora arrivata. Negli ultimi 2 anni la situazione è precipitata”.

MEGLIO ALIMENTARE E MODA, DIFFICOLTA' PER COSTRUZIONI E TRASPORTI - Come per la totalità delle imprese attive, il saldo delle imprese artigiane nel settore delle costruzioni  risulta negativo, con una variazione del  - 3,5% rispetto al 2013  ed incide in modo ancora più negativo sull’artigianato nel suo complesso, considerato che esprime il 39% del totale. Sono continuate nel 2014 le difficoltà nel settore dei trasporti,  con una variazione negativa del 4%,  e con più di due imprese che escono dal mercato per ogni nuova impresa che nasce. Saldo negativo anche nelle attività manifatturiere, dovuto quasi esclusivamente alla situazione congiunturale della meccanica, in particolare se legata all’edilizia. Il manifatturiero fa registrare una riduzione di poco meno di 40 imprese, corrispondente all’1,2% delle imprese del 2013. All’interno, sostanziale tenuta del settore legno e mobile, risultato positivo del settore moda e incremento del 2,5% del settore alimentare. Variazione negativa superiore al 5% per quanto riguarda la meccanica.

VITA MEDIA DELLE IMPRESE ARTIGIANE – Cna ha osservato un campione di 500 imprese che hanno iniziato l’attività nel 2009 (anno che coincide con l’inizio della crisi) e ne ha seguito l’evoluzione nel mercato. Un dato che emerge è che a fine 2014 il 38% di quelle imprese ha cessato l’attività. Negli anni prima della crisi il dato sulla mortalità delle imprese oscillava tra il 25 e il 30%. “Prima della crisi – spiega Napolitano – la vita media delle imprese oscillava tra i 7 e i 10 anni, dal 2009 l'età media cala. Ci sono molti espulsi dalle aziende che tentano di risollevarsi intraprendendo la strada dell'imprenditoria. La situazione è cambiata, perchè alla crisi si aggiungono i problemi con il sistema bancario, la burocrazia e le imposte. Per quanto riguarda la Tari, noi chiediamo la tariffa puntuale. Tra l'Imu e la Tasi invece, vorremmo che le imprese potessero pagare solo la seconda, essendo detraibile al 100%. Stiamo inoltre ragionando sulle tasse di scopo, che permetterebbero a imprenditori e cittadini di sapere come vengono utilizzati i soldi che pagano”.

ETA' MEDIA E GENERE DEI NUOVI IMPRENDITORI  - “Abbiamo osservato un campione di 300 imprenditori che hanno iniziato l’attività nel 2014 - illustra Salonia -. L’età media risulta essere di 41 anni e le imprenditrici risultano essere il 27,5% del totale. Da segnalare che su 13mila imprenditori iscritti alla CNA a consuntivo 2013, l’incidenza delle imprenditrici è stata pari al 25,5%”. Napolitano sottolinea la “Grande componente femminile nell'imprenditoria locale. Inoltre Cna a livello regionale segnala il maggior numero di imprenditori sotto i 40 anni, rispetto al resto delle Regioni italiane. Proprio basandosi si questi dati le istituzioni potrebbero prevedere incentivi per agevolare l'imprenditoria”.

LA SITUAZIONE - Anche al netto dell’agricoltura, le iscrizioni 2014 risultano per il 70% ditte individuali. Rispetto ai diversi settori, esclusa l’agricoltura, le iscrizioni sono per oltre il 30% nel commercio, anche in forma ambulante e intermediari del commercio, considerando che agenti e rappresentanti  sono oltre il 10%. Per il 18% le iscrizioni sono nel settore delle costruzioni (edilizia, specializzazioni edili, installatori impianti), per il 10% nei servizi di ristorazione (bar prevalentemente e ristoranti), per il 9% servizi alle imprese (produzione software e consulenza informatica, grafica pubblicitaria, servizi connessi alle tecnologie dell’informatica), per il 5% nel tessile e abbigliamento (diversi i laboratori di sartoria per produzione e riparazione e diversi imprenditori stranieri, sopratutto cinesi) e nel benessere e sanità (servizi degli acconciatori e di altri trattamenti estetici), per il 4% nella produzione alimentare (il dato può essere valutato anche in relazione alla dinamica nei servizi di ristorazione), per il 2,2% nella produzione meccanica e riparazioni, per il 2% nel legno arredamento (anche qui altra presenza di imprenditori cinesi) e nel settore dei trasporti.

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