Inail e coronavirus, Confartigianato: "Il covid-19 non può essere infortunio sul lavoro"

Confartigianato di Forlì continua il confronto con i parlamentari locali per chiedere massima attenzione alla piccola impresa e all’artigianato.

Confartigianato di Forlì continua il confronto con i parlamentari locali per chiedere massima attenzione alla piccola impresa e all’artigianato. "Per questo ha inviato una lettera per portare all’attenzione dei decisori pubblici il problema della responsabilità in caso di contagio da Covid-19 di un dipendente. Sebbene il Decreto Liquidità preveda che i datori di lavoro, in regola con gli adempimenti dei protocolli anti contagio, siano sollevati da responsabilità nel caso in cui un dipendente contragga il virus, l’ultima circolare dell’Inail lascia spazio ad alcuni dubbi" si legge in una nota dell'associazione.


"Per questo, Confartigianato ha riassunto la vicenda in un breve testo “in capo agli imprenditori si è addensata una nuova minaccia, quella di doversi difendere in tribunale in caso di contagio di un proprio lavoratore. Inail, infatti ha ritenuto con la circolare 13/2020 del 3 aprile u.s. di  equiparare  la causa virulenta a quella violenta, assimilando il contagio da COVID 19 a infortunio sul lavoro. L’azione della Confederazione nei confronti delle Istituzioni nazionali e regionali sembrava aver fatto breccia e riportato nell’alveo della ragionevolezza le posizioni dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro che attraverso gli organi di stampa dichiarava di voler tornare sulle proprie posizioni, escludendo la responsabilità del datore di lavoro in sede penale e civile nel caso di contagio".

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"Tuttavia la Circolare n.22 del 20 maggio è stata una nuova e dolorosa doccia fredda. Infatti l'Istituto nel nuovo testo dichiara che l’infezione da SARS – COV-2, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratte in occasione di lavoro, è tutelata dall’INAIL quale infortunio sul lavoro e ciò anche nella situazione eccezionale di pandemia causata da un diffuso rischio di contagio in tutta la popolazione. Considerando che l’ultima pandemia paragonabile a quella attuale è probabilmente quella di “Spagnola” del 1918/19, sembra davvero poco razionale comparare l’emergenza attuale con altre situazioni di contagio a memoria d’uomo. La stessa circolare n. 22 paragona il contagio da COVID 19 a quello dell’HIV, tetano e brucellosi, per i quali, anche senza essere in possesso di un titolo accademico, è immediatamente intuibile non possa essere fatto un confronto. Inail afferma che il rispetto delle misure di contenimento, se sufficiente ad escludere la responsabilità civile del datore di lavoro, non è certo bastevole per invocare la mancata tutela infortunistica nei casi di contagio da SARS- Cov-2, non essendo possibile pretendere negli ambienti di lavoro il rischio zero. Confartigianato auspica che venga riconosciuto l’impegno degli imprenditori che si sono attivati per mettere in campo protocolli anti-contagio rigorosi, seri e condivisi con le Istituzioni Sanitarie regionali, impegno che, di fronte a tali prese di posizione da parte di Inail, pare essere del tutto superfluo.”*

Confartigianato ha quindi chiesto ai Parlamentari una norma a tutela degli imprenditori "che escluda che tale accadimento si configuri come infortunio sul lavoro. L’Inail, riaffermando la presunzione semplice e l’attivazione del regresso, lascia a sé stesso un margine discrezionale che addossa al datore di lavoro l’onere e il peso di dover affrontare un processo. L’Associazione sollecita la politica affinché le imprese non siano gravate anche da  questo fardello" si conclude la nota.

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