"La società della globalizzazione genera un forte senso di incertezza"

Lunedì si è svolto il secondo incontro del ciclo su “Mutualità e cooperazione”, organizzato dalla Associazione Culturale F. Barone, dalla Fondazione G. Dalle Fabbriche, dalla Banca di Forlì c.c. e da Confcooperative

Lunedì si è svolto il secondo incontro del ciclo su “Mutualità e cooperazione”, organizzato dalla Associazione Culturale F. Barone, dalla Fondazione G. Dalle Fabbriche, dalla Banca di Forlì c.c. e dalla Confcooperative Forlì-Cesena. Al dibattito, dedicato al tema Dall’economia di mercato all’economia del dono e della reciprocità, hanno partecipato Neo Bertaccini (Presidente Associazione Culturale F.Barone), che ha introdotto, Everardo Minardi (ordinario di Sociologia Università di Teramo e Presidente Fondazione G. Dalle Fabbriche) e don Franco Appi (Direttore della Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico della Diocesi di Forlì-Bertinoro).

Neo Bertaccini ha ricordato il messaggio lasciatoci dall’incontro precedente dal prof. Stefano Zamagni: "occorre uscire dalla crisi dello stato sociale, sostenendo il privato sociale e l’economia cooperativa". Il prof. Don Franco Appi ha sottolineato "che oggi necessitiamo di una “crescita” che va intesa non solo in senso economico, ma anche nel senso della qualità umana. “Il mondo soffre per mancanza di pensiero” (Populorum Progressio, Paolo VI): oggi, quindi, occorre ripensare al rapporto con la tecnica e con l’economia, ripartendo dalla dignità dell’uomo".

"La globalizzazione ha ingenerato il pensiero che la finanziarizzazione dei mercato avrebbe trainato l’economia, innescando una cupiditas che ha provocato una crisi complessa. Occorre quindi recuperare la dimensione umana, che anche l’economia deve possedere per condurre ad un vero
sviluppo - evenzia Appi -. L’economia sociale di mercato nasce a Friburgo alla fine degli Anni Trenta, per poi giungere in Italia tramite Francesco Vito, Padoa Schioppa, Quadrio Curzio, Zamagni, Becchetti, Bruni. Qui l’idea di economia è collegata alla difesa dell’ambiente ed alla dimensione sociale: è qualcosa di correlato a criteri produttivi non solo economici, ma anche etico-sociali ed ambientali. Questo ci porta a sviluppare l’idea di una globalizzazione che possiamo gestire se riusciamo a capire che siamo una grande comunità. Le sovranità nazionali non vanno abolite, ma integrate in un bene più universale".

Everardo Minardi ha trattato del cambiamento di modello sociale che oggi ci viene imposto: "La società del rischio e della globalizzazione genera un forte senso di incertezza ed un senso diffuso di paura. Dobbiamo però anche cogliere delle opportunità, mantenendo vivo il dialogo, dando risposte alla “voglia di comunità”, generata oggi dalle situazioni di difficoltà e dalla necessità di ricostruire delle appartenenze sociali. Occorre anche affrontare l’economia, senza subordinare il cittadino alla merce, ma ricostruendo valori, opportunità, meriti. E’ importante partire dal mercato, facendo anche competizione e nuove regole, che serviranno a sviluppare la cooperazione, il fare insieme".

"La direzione verso cui andiamo è quindi quella di una società che si può rappresentare sulla base della sua capacità di riprodurre e diffondere capitale sociale - continua Minardi -. Occorrono luoghi ed istituzioni capaci di produrre quest’ultimo, che è una risorsa fondamentale. La crisi dell’economia della quantità ci permette poi di cogliere la qualità della vita: è il lavoro dell’uomo artigiano, della qualità rispetto alla quantità. Anche l’alimentazione si rivolge verso al qualità. Anche l’ambiente diventa sempre più ecostenibile. Il tempo diventa anche lento,
slow, qualitativo".

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"La società - conclude Minardi - riconosce così l‘economia del dono, la domanda di mutualità, di un modello di vita differente, basato sul privato sociale (associazionismo, volontariato, cooperazione sociale, ecc.). L’economia civile implica un nuovo patto sociale, fondato sul personalismo e su un’ottica volta a recuperare beni relazionali e valori comunitari".

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