Indagine sulla crisi di liquidità: il 41,6% delle micro e piccole imprese ricorre al credito bancario

"L’ultimo report segnala che, tra il 17 marzo e il 30 giugno, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono oltre 742mila", analizza Morigi

Il crollo dei ricavi, a seguito dell’interruzione dell’attività produttiva durante l’emergenza sanitaria, ha generato un fabbisogno di liquidità eccezionale e il 77,5% delle micro e piccole imprese ha fatto ricorso a uno o più strumenti per contrastare la crisi di liquidità. È il quadro emerso dall’indagine di Confartigianato, che evidenzia come l’accensione di nuovo credito bancario, anche tramite le misure di sostegno come le garanzie pubbliche previste dal Decreto ‘Liquidità’, sia lo strumento maggiormente utilizzato, indicato dal 41,6% delle micro e piccole imprese tra 3 e 49 addetti.

"L’ultimo report segnala che, tra il 17 marzo e il 30 giugno, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono oltre 742mila, per un importo di circa 43,2 miliardi di euro - chiarisce il presidente di Confartigianato di Forlì, Luca Morigi -. Tra le altre forme di credito bancario, il 23,2% delle imprese ha scelto di utilizzare i margini disponibili sulle linee di credito. Il differimento nei rimborsi dei debiti è la scelta compiuta dal 14,8% degli imprenditori, anche mediante la moratoria prevista dal del 17 marzo. È proprio in merito a questo strumento i dati dimostrano che, al 19 giugno, sono pervenute dalle imprese domande o comunicazioni di moratoria su prestiti per circa 187 miliardi di euro",

Lo studio mette in luce come, fra gli strumenti non bancari, la modifica delle condizioni e dei termini di pagamento con i fornitori venga adottato dal 24,5% delle micro e piccole imprese; tale forma di gestione della liquidità è più diffusa nelle imprese medio-grandi (29,3%). Una quota significativa di aziende ha fronteggiato l’emergenza con mezzi propri: il 21,2% è ricorso alle attività liquide presenti nel proprio bilancio, come i depositi bancari. L’11,4% segnala di avere modificato condizioni e termini di pagamento con i clienti, mentre l’8,7% ha rinegoziato i contratti di locazione degli immobili strumentali.

Continua il presidente: "Con la crisi di liquidità si registra una tendenza diffusa alla crescita della domanda di credito bancario da parte delle imprese. A maggio 2020 i prestiti alle imprese in Italia salgono del 2,2%, dinamica meno accentuata rispetto al +7,4% registrato in Eurozona; nel dettaglio i prestiti in Francia crescono dell’11,4%, in Spagna del 9,5% e in Germania del 6,9%. L’analisi dei dati relativi al nostro Paese, per dimensione d’impresa, evidenzia un miglioramento generalizzato, con un persistente  ritardo per le realtà di minor dimensione: a marzo 2020 i prestiti alle piccole imprese restano in territorio negativo, registrando un calo dell’1,6%, che pur migliorando il -2,2% di dicembre 2019, sono in controtendenza rispetto all’aumento dell’1,2% del totale dei prestiti, trend che inverte il segno rispetto -1,8% di tre mesi prima".

Entrando nel dettaglio territoriale al primo trimestre 2020 si registra un aumento dei prestiti alle piccole imprese, con un miglioramento rispetto al trimestre precedente, per Bolzano (+1,1%), Basilicata (+0,8%) e Puglia (+0,5%). Sul versante opposto, i cali meno intensi, e in miglioramento rispetto a tre mesi prima, sono quelli di Sardegna (-0,4%), Molise e Sicilia (entrambi a -0,7%). Il calo più marcato è quello della Valle d’Aosta (6,3%); flessioni anche per l’Emilia-Romagna con un -1,5%, che la colloca all’undicesimo posto fra le regioni.

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