Economia

La Ferretti finisce in Parlamento: "Favorire la ricapitalizzazione"

Da settimane i dipendenti della FERRETTI YACHTS SPA stanno attendendo che sia completata l'operazione finanziaria di ridefinizione del debito che la banca inglese RBS si era impegnata a coordinare per consentire il rilancio

Da settimane i dipendenti della FERRETTI YACHTS SPA stanno attendendo che sia completata l’operazione finanziaria di ridefinizione del debito che la banca inglese RBS si era impegnata a coordinare per consentire il rilancio. L’abbattimento del restante debito detenuto dagli azionisti e il rifinanziamento delle politiche di sviluppo dell’azienda sono indispensabili per il consolidamento delle politiche industriali concordate con il piano di riorganizzazione avviato nel 2009.

Gli apprezzabili risultati operativi degli anni nautici 2010-2011, hanno confermato la validità dell’azienda e del progetto industriale, ora si tratta di dare il giusto sostegno finanziario a tali politiche. Il rinvio degli interventi di sostegno alla attività produttiva ha già messo in crisi l’attività dei 7 cantieri Italiani che occupano più di mille dipendenti e centinaia di fornitori, tale situazione rischia di compromettere  lo stesso anno nautico se non vengono prese adeguate iniziative.

Per queste ragioni nei giorni scorsi, le segreterie Nazionali e Territoriali di FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL hanno manifestato forti preoccupazioni alle istituzioni locali e ai parlamentari eletti nelle circoscrizioni interessate dai cantieri FERRETTI.

In data odierna, presso la commissione per lo sviluppo economico, i parlamentari Marchioni, Vannucci, Giovanelli, Brandolini, Merloni, Sanga, Andrea Orlando, Cimadoro, Misiani, hanno chiesto al Ministro dello sviluppo economico quali iniziative intenda assumere al fine di “favorire la conclusione dell’operazione di ricapitalizzazione e scongiurare  il blocco delle attività dei cantieri che produrrebbe  gravissimi danni sociali ed economici”.

Inoltre i parlamentari chiedono se a tal fine “intenda aprire un tavolo di crisi presso il ministero con il coinvolgimento delle parti sociali e dei rappresentanti delle istituzioni regionali e locali interessate, anche al fine di salvaguardare uno dei più prestigiosi marchi del Made in Italy nel campo della nautica da diporto”. Nei prossimi giorni, le segreterie Nazionali e Territoriali oltre a sollecitare la proprietà ad assumersi le responsabilità di condurre fuori dalla crisi finanziaria l’azienda, si riservano di sviluppare ulteriori iniziative per un coinvolgimento del ministero dello sviluppo economico.

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