Domenica, 14 Luglio 2024
Lavoro

Lavoro e mancanza di personale in ogni settore, l'Ugl: "Il problema è nella deregulation e nelle nuove forme di sfruttamento"

"Tecnicamente, riteniamo che non sono soltanto gli aumenti contrattuali che devono essere messi in linea con il tasso di inflazione, ma sono soprattutto gli orari di lavoro che devono essere aggiornati per non togliere tempo e spazio alla vita sociale e di relazione dei lavoratori"

"Molti imprenditori romagnoli anche quest'anno lamentano la difficoltà a reperire personale in ogni settore. E nei commenti e nelle analisi di questa situazione si sprecano gli stereotipi. I giovani non hanno voglia di lavorare, non sono disposti a fare sacrifici, vogliono lavorare soltanto le ore del contratto di impiego e mancano le specializzazioni.. fino alle valutazioni più banali ed anche più fantasiose. La nostra chiave di lettura, in realtà è un'altra. Prevale nelle nuove forme di offerta occupazionale ai giovani un disvalore tra lavoro e vita personale, conciliazione delle retribuzioni e costo della vita, tempi in azienda e tempi in famiglia. E guardano il problema con questa ottica cambia tutto". Sono le considerazioni di Giuseppe Greco, segretario provinciale Ugl Terziario e commercio della Romagna.

“Le domande che poniamo noi come sindacato sono altre - prosegue -. E se i ritmi del lavoro e le forme di occupazione offerte oggi stessero sacrificando le persone? E se prevale nelle regole odierne dell'economia e della finanza il concetto che si riesce a malapena a vivere per lavorare per pagare tasse e consumi? Il mondo dell'impresa si accorge dei mutati bisogni delle famiglie? E perché non si parla mai della mancanza di sicurezza in alcuni settori e dello sfruttamento in altri?". "La verità - aggiunge - è che la produttività ha messo a dura prova  ogni libertà della persona sacrificandole ogni giorno, a partire  dalla liberalizzazione delle aperture  del decreto Monti le aperture  selvagge e incontrollate che hanno sacrificato la domenica - giorno del riposo e della conciliazione vita sociale, l'impossibilità per la lavoratrice madre di poter accudire i figli senza doversi dimettere dal lavoro. La verità è che dover sopportare un turno di lavoro di 8 ore al giorno  ma spalmato su 13 ore è disumano. Pensiamo al Jobs' act che ha destrutturato le fondamenta del lavoro stabile, per non parlare dei danni assestati al sistema pensionistico dalla legge Fornero".

“Cambiare il sistema dell'orario contrattuale settimanale, conciliando vita lavoro, sarà la chiave di volta per dare respiro a chi, oltre a lavorare desidera una vita normale con la sua famiglia i suoi cari - commenta il sindacalista -. Mettere la persona al centro del sistema e poi creare  condizioni  di lavoro degne della persona, a partire dall'orario di lavoro, al diritto al riposo, alla cura di figli e alla famiglia ed alle relazioni sociali, sinonimo di benessere dell'intera collettività. Questo sarà un impegno che come parti sociali dobbiamo intraprendere per fermare una corsa senza ritorno  che sta inevitabilmente rallentando la crescita economica ed occupazionale del paese, con l'aggravante che se ne addebitano le responsabilità alla parte più debole e bisognosa della società, ovvero: i lavoratori".

"Tecnicamente, riteniamo che non sono soltanto gli aumenti contrattuali che devono essere messi in linea con il tasso di inflazione, ma sono soprattutto gli orari di lavoro che devono essere aggiornati per non togliere tempo e spazio alla vita sociale e di relazione dei lavoratori - conclude -. Questa, per noi, è l'unica 'ricetta' che possa coniugare recepimento di personale in tutti i settori, tempi utili per la formazione, non solo nel Turismo, ma anche negli altri settori economici, per avviare nei fatti una ripresa per le aziende e la serenità delle famiglie. Questa la strada maestra su cui incamminarci". 

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