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Settore del benessere, l'allarme: "Rischio lavoro nero e abusivismo col protarsi delle chiusure"

"Chi era abituato a rivolgersi alle cure dei professionisti, piuttosto che rinunciare, ha finito col rivolgersi a chi esercita abusivamente la professione, sottovalutandone i rischi"

Per rafforzare la dura presa di posizione contro l’abusivismo nel settore del benessere, Confartigianato è intervenuta, con una lettera al Ministro alle Attività Economiche Stefano Patuanelli, per evidenziare "la situazione di allarme delle imprese dei settori dell’acconciatura e dell’estetica rispetto ai disagi provocati dalla chiusura delle attività, imposta con Dpcm dell’11 marzo 2020". Nell’ambito dell’intervento è stato evidenziato come il provvedimento, "oltre a provocare pesanti danni a carico delle imprese, abbia avuto un forte impatto sulla comunità anche in termini di abitudini di vita, inerenti alla cura della persona. Chi era abituato a rivolgersi alle cure dei professionisti, piuttosto che rinunciare, ha finito col rivolgersi a chi esercita abusivamente la professione, sottovalutandone i rischi".

"Gli effetti negativi, della sospensione delle attività, non si esauriscono nei mancati ricavi derivanti dal periodo di lockdown per gli imprenditori, ma vengono aggravati dalla pericolosa proliferazione dell’offerta irregolare, agevolata dalla disponibilità di soggetti che – a fronte dell’impennata della richiesta – continuano a erogare abusivamente quei servizi, che, per ridurre la proliferazione del contagio, sono preclusi ai professionisti che operano nel rispetto della normativa, dotati di tutti i dispositivi di sicurezza, in regola con gli adempimenti previsti e che pagano regolarmente le tasse".

Per questo, Confartigianato ha ribadito al Ministro "che il protrarsi della chiusura delle attività potrebbe provocare ripercussioni permanenti legate alla fidelizzazione della clientela da parte degli abusivi; lavoratori in nero che non soltanto danneggiano il mercato, ma ignorano gli adempimenti sanitari, comportando il duplice rischio di una graduale erosione di quote del mercato regolare – che peserebbe sul settore anche dopo la riapertura delle stesse – nonché di gravi conseguenze per la salute del consumatore".

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