Marcegaglia, la Fiom in diretta su La7: "No al salario d'ingresso"

C'erano una cinquantina di persone giovedì sera davanti al cancello di ingresso dello stabilimento "Marcegaglia" di Forlì-Forlimpopoli per la diretta televisiva di "Piazzapulita", su La7

Marcegalia sotto i riflettori. Nella puntata di Piazza Pulita di giovedì sera, la trasmissione di La7, condotta da Corrado Formigli, il collegamento in diretta, durante tutta la serata è stato con lo stabilimento di Forlì. Nel piazzale una cinquantina di lavoratori con in testa i rappresentanti della Fiom,il coordinatore nazionale per il gruppo Marcegaglia, Mirco Rota, a fianco il segretario forlivese, Michele Bulgarelli, il segretario generale della Cgil, Paride Amanti e l'ex, Enzo Santolini.



Nel gruppo anche il sindaco di Forlimpopopli, Paolo Zoffoli, il segretario del Pd forlivese, Marco Di Maio, il consigliere regionale del Pd, Thomas Casadei, il segretario provinciale dell'Idv, Tommaso Montebello, Marisa Fabbri, di Sinistra ecologia e libertà e Palmiro Capacci, di Rifondazione Comunista. Durante la puntata, incentrata sulla riforma del lavoro, in particolare sull'articolo 18, da Forlì non si sono risparmiati i fischi ogni volta che interveniva l'ex ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini. A Fare da controparte politica, per il Pd, Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione.

L'inviata, Valentina Petrini, spiega cosa è successo a Forlì: il referendum sul salario d'ingresso, le accuse della Fiom alle istituzioni, e Mirco Rota va all'attacco sulla sottoscrizione dell'accordo separato da parte di Cisl e Uil: “Il salario d'ingresso è un ingiustizia. Perchè se due dipendenti fanno lo stesso lavoro ci devono essere 400 euro di differenza? Bisogna fare piazza pulita dai ricatti”. Un delegato della Fiom attacca: “Con questo accordo ci sono dipendenti di serie A e lavoratori di serie B, sono stati buttati via il futuro, la dignità e i diritti dei lavoratori”.

Fatto sta che al referendum hanno vinto i sì e a La7 parlano i lavoratori che hanno votato a favore dell'accordo. Emerge un quadro chiaro: tutti lo hanno fatto per quei 12 che sono rimasti a casa, così possono essere riassunti e l'azienda ricomincerà a fare investimenti.

Ad esprimere le posizioni del Pd dallo studio di Roma, Orfini, che giudica “l'oggettiva iniquità del salario d'ingresso, ma l'azienda voleva fare investimenti altrove e le istituzioni hanno cercato di trattenerla qui”. 
 

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