Palazzo Talenti-Framonti? "20 milioni che non aiuteranno Forlì"

Intervista di RomagnaOggi.it-ForlìToday a Massimo Foschi, titolare del Mega e delle librerie Mondadori in Romagna, nonchè presidente di Confesercenti Forlì. "Per l'arrivo di Feltrinelli Forlì investe milioni"

"Uno spreco”: senza tanti giri di parole, Massimo Foschi, titolare e fondatore del 'Mega' a Forlì in corso della Repubblica, punto di riferimento per le librerie Mondadori in Romagna, imprenditore e presidente di Confesercenti Forlì, punta il dito contro il progetto realizzato dalla Fondazione Cassa dei risparmi di Forlì nel prestigioso palazzo Talenti-Framonti in piazza Saffi, dove arriverà entro Pasqua un punto vendita della Feltrinelli.  

Entro Pasqua aprirà Palazzo Talenti-Framonti. Sarà un contributo per rivitalizzare il centro storico.
Può sembrare ridondante ripetere per l’ennesima volta da parte mia che, come è stato portato avanti quel progetto, rappresenta uno spreco di risorse considerando quanto si investe. Comunque il tempo sarà ancora una volta galantuomo e si vedrà chi ha avuto ragione. L’importante è che tutti abbiano bene a mente le dichiarazioni di questi anni per valutare le promesse fatte rapportate ai risultati che si otterranno. Fino a ora posso osservare come la Fondazione non abbia aiutato il commercio del centro storico, privandolo con la ristrutturazione del Palazzo Monte di Pietà di locali di pregio per la destinazione commerciale e trasformandoli in spazi inidonei rispetto alla posizione di grande passaggio pedonale.

Cosa intende dire?
Intendo che spendere oltre 20 milioni di euro per questo progetto è assurdo. Nessun privato l’avrebbe fatto e il fatto che i denari sono della collettività dovrebbe portare a un rigore maggiore anziché allo sperpero. conto della mancata redditività sull’investimento e il conto economico con gli ammortamenti, quella struttura costerà a Civitas srl e alla Fondazione circa 100 mila euro al mese per tanti lunghi anni.

Come fa a sostenere queste affermazioni?
Con un rapido 'conto della serva'. L’immobile è stato acquisito a poco meno di 10 milioni di euro. Oltre a questo importo va aggiunto un pagamento, non si sa a quale titolo, di una cifra superiore agli 1,2 milioni di euro. Il valore di bilancio per l’acquisto dell’immobile è di circa 11,3 milioni di euro. Il segretario generale della Fondazione ha dichiarato alla stampa nel mese di maggio 2011 che la ristrutturazione dell’immobile comporterà un investimento di almeno 12 milioni di euro. Avendo questi dati a disposizione è possibile ipotizzare che l’investimento complessivo per acquisto e ristrutturazione dell’immobile è di circa 23 milioni di euro. Normalmente un immobile viene ammortizzato con un’aliquota annua del 3%; su un valore di 23 milioni significherebbe una quota di ammortamento annuo pari a 690 mila euro. In questo caso “civitas srl” ha optato, almeno per il bilancio del 2010 e i precedenti, per un regime di ammortamento dimezzato all’1,5% pari a una quota annua di 345 mila. Questa scelta comporta un periodo di 66 anni per ammortizzare l’investimento e va rimarcato il fatto che l’immobile, in questo modo, avrà un valore di bilancio ben superiore al valore di mercato per almeno 30 anni.

Ma il palazzo produrrà anche delle entrate per la Fondazione.
Facendo ipotesi plausibili, i canoni di locazione attivi non dovrebbero superare complessivamente i 250 mila euro generando quindi una cospicua perdita annua di bilancio, a totale copertura della Fondazione. Secondo mie informazioni, la locazione che il gestore del caffè-letterario pagherà sarà di circa 110 mila euro annui ma avrà come ritorno, quale partner culturale della Fondazione, una cifra considerevole, si parla di 40 mila euro, che, nei fatti, diminuisce il canone di locazione stesso. Quest’alchimia contabile fa risultare un canone di locazione più alto che è solo fittizio perché riconosce, come servizio, una cifra importante per far fare un lavoro che una libreria normalmente fa per promuovere le attività utilizzando proprie risorse. Ai costi che la Fondazione o Civitas sosterranno annualmente, causa la forte perdita economica di gestione, si deve aggiungere un’altra voce di costo non figurato molto significativa: la perdita di redditività sugli investimenti finanziari dei 23 milioni spesi per acquisto e ristrutturazione del Palazzo,  che, visto il dato di performance del bilancio 2010, risulta essere del 3,80% e significano 875 mila euro annui, senza considerare la ricapitalizzazione della redditività  e gli attuali rendimenti dei mercati obbligazionari superiori rispetto al 2010. È notizia di pochi giorni fa che il gruppo Intesa emetterà un bond per gli istituzionali con un rendimento del 5-5,5% per 5 anni.
Questo significa un costo per la nostra collettività di una cifra ben superiore al milione di euro annuo e ai 100 mila euro al mese.
 
Non è possibile che il consiglio d'amministrazione della Fondazione, composto da importanti personalità della società forlivese, non abbia tenuto conto di tutti gli aspetti prima di un investimento così importante. Perché fa queste affermazioni?
Ho un’idea precisa ma preferisco rispondere che io non so di cosa hanno tenuto conto e che posso solo giudicare dai documenti pubblici che si possono consultare dai media o dalla Camera di commercio. Ho più volte espresso preoccupazione circa le modalità di spesa dell’ente e da cittadino-imprenditore posso pensare che, per come mi appare tale gestione da parte degli amministratori, in una società privata questa situazione porterebbe a un’azione di responsabilità verso gli stessi. Ma qui siamo nel campo della politica, quella a mio giudizio che allontana le persone dal bene pubblico, e quindi fuori dalle regole normali di gestione.

Non crede che le sue opinioni possano essere lette come la reazione di un operatore che vede arrivare in città un concorrente?
Si, certo, e questo fa di me una persona non credibile. Però nessuno ha mai affrontato le questioni che ho dibattuto. Le scelte sono fatte, non sono più in discussione quindi mi aspetto che qualcuno verifichi se quanto affermato è corretto. Io ho sicuramente interessi da difendere e questa operazione mi porterà svantaggi ma sono anche un cittadino che ha sempre dimostrato di avere a cuore il bene della città e che vuole chiarezza.

Però lei ha partecipato al bando.
Fino a tre anni fa vivevo nell’ignoranza delle azioni della Fondazione mentre ho dovuto interessarmene da un certo punto in avanti. Da allora ai vertici della Fondazione ho sempre espresso le mie critiche aventi gli stessi contenuti di oggi. Non a caso non avrei voluto proporre un progetto che mi vedesse parte dell’operazione e lo feci solo su espressa richiesta loro e per il coinvolgimento della Mondadori, sempre attivato da parte della Fondazione. Affermare cose diverse significa alterare la verità dei fatti.

Quindi che idea si è fatto?
L’idea che mi sono fatto in questo tempo è stata quella di vedere una situazione, sempre a mio giudizio, molto critica e drammatica. Critica per quello che io reputo uno sperpero di risorse enorme rispetto ai risultati e una gestione della cosa “simil-pubblica” molto discutibile. Qualcuno spende denaro come fosse un imprenditore senza assumersi alcun rischio personale.
Drammatica perché assisto, in modo spiazzante e imbarazzante, a un totale disinteresse da parte di chi ha ruoli di responsabilità, politica e istituzionale, e dei cittadini rispetto alla gestione di questo patrimonio. Il problema non è solo Palazzo Talenti-Framonti.

Sia più esplicito.
Non parlo delle mostre perché non ho la capacità di giudicare così come sugli altri ambiti di intervento. Ho visto come sono stati spesi i denari destinati ai contributi per la cultura nel 2010 e ho osservato parecchie scelte molto discutibili sempre con riferimento all’investimento rispetto i risultati.

La Fondazione ha un ruolo importante a Forlì, non solo per la cultura.
Sì, certo. Leggevo che la Fondazione stanzia per il 2012 150 mila euro per il fondo di solidarietà  mentre per il palazzo di piazza Saffi ne spenderà almeno 100 mila al mese per parecchi anni. Questa discrepanza rispetto ai bisogni reali di una comunità non può lasciare indifferenti. Poi rimarco come negli ultimi anni la Fondazione per la cultura ha tolto molte risorse all’associazionismo culturale locale per spenderle in iniziative costose, favorendo operatori non locali, come avvenuto con “Accento sulla bellezza”. Oggi ritornare a investire in modo più attento sull’associazionismo culturale territoriale e spero non sia solo una scelta per ottenere un facile consenso.

Il patrimonio che la Fondazione custodisce, però, è una ricchezza per tutto il territorio.
Il patrimonio della Fondazione sarebbe da rivalutare agli attuali valori dei mercati mobiliari e immobiliari per avere un dato diverso. Poi bisogna guardare le spese correnti rispetto, per esempio, alla fondazione di Ravenna che, pur erogando cifre simili a Forlì, ha conti, a mio giudizio, migliori. Le mie valutazioni sono riferite all’anno 2010 perché dispongo solo di quei bilanci. Chi verrà dopo l'attuale gestione farà bene a preoccuparsi perché non credo potrà mantenere questi “standard”.

Cosa farebbe lei?
Io devo pensare a me guardandomi le spalle. Già a esprimere un pensiero libero mi creerà difficoltà.  una situazione surreale: sono l’imprenditore che ha investito più di tutti nelle attività commerciali del centro storico (in un momento nel quale quasi nessuno era disposto a farlo) e ora mi trovo ad avere il presidente della Fondazione che fa il testimonial per un gruppo concorrente. È avvilente constatare come qualsiasi regola di mercato e di correttezza non sia tenuta in considerazione: è lampante lo sforzo economico della Fondazione a vantaggio di un’attività commerciale e il suo presidente si prodiga in ogni modo a fare una pubblicità che io definisco imbarazzante senza considerare i tanti denari spesi e che verranno spesi.  Di quale cultura stiamo parlando?
Chi sa non parla, chi sente non ascolta, chi guarda non vede…



 

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