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Lunedì, 17 Giugno 2024
Economia

Metalmeccanici, nuovo sciopero per il rinnovo del contratto nazionale

Le organizzazioni sindacali continuano la contrattazione con Federmeccanica per ottenere il nuovo contratto nazionale che mantenga gli aumenti fissi ogni tre anni

Continuano le iniziative di mobilitazione, promosse dalle organizzazioni sindacali, a favore del rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, scaduto il 31 dicembre 2015. Fim, Fiom e Uilm di Forlì hanno proclamato uno sciopero territoriale per giovedì nelle aziende Federmeccanica: lo sciopero interesserà le ultime 4 ore del turno o della giornata di lavoro e verrà costituito un presidio nella sede di Confindustria in via Punta di Ferro a Forlì. La mobilitazione rientra all'interno di una serie di iniziative proposte dalle tre organizzazioni sindacali che, negli ultimi 8 mesi, hanno accompagnato la contrattazione con Confindustria per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici.

Le iniziative finora svolte sono state 16 ore di scioperi, una manifestazione e il blocco totale degli straordinari e della flessibilità dell'orario di lavoro. “A Forlì, più dell'80 % dei 7000 metalmeccanici, ha aderito alle nostre proposte - dice Gianni Cotugno, segretario generale Fiom Forlì -, ricordo lo sciopero del 10 giugno ad esempio in cui all'Electrolux erano una ventina i lavoratori presenti in azienda, su un totale di circa 700. Quello che chiediamo è che venga rinnovato il contratto nazionale mantenendo la clausola dell'aumento salariale ogni tre anni; questo aumento garantisce di salvaguardare il potere d'acquisto del lavoratore e fa in modo che egli possa sostenere l'aumento del caro vita dovuto alla crisi economica degli ultimi anni”.

“In Italia, i lavoratori del settore metalmeccanico sono 1 milione e 500 mila – continua Enrico Imolesi, segretario territoriale Uilm Forlì – e Federmeccanica, la sezione di Confindustria che si occupa del settore metalmeccanico, attraverso le contrattazioni di questi 8 mesi ha illustrato le sue controproposte che priverebbero i lavoratori degli aumenti previsti dal contratto nazionale e, inoltre, dei 13 giorni di permesso previsti ad oggi dal contratto nazionale, 5 diventerebbero monetizzabili e in ulteriori 4 giornate sarebbe prevista la presenza in azienda. Un'altra grande privazione che richiede Federmeccanica è l'eliminazione delle 150 ore di diritto allo studio e  dei giorni di permesso precedenti, previsti per preparare gli esami”.

“Questa è una battaglia cruciale - conclude Davide Drudi, segretario generale Fim-Cisl -, se non si riesce a difendere il contratto nazionale il problema conseguente potrebbe essere davvero serio. Per questo, per la prima volta dopo 8 anni, le tre organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm, sono di nuovo unite per ottenere lo stesso risultato: un contratto di lavoro che tuteli il lavoratore e che garantisca aumenti fissi che compensino l'aumento del costo della vita”.

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