Metalmeccanici in presidio davanti Confindustria per il rinnovo del contratto nazionale

Dalle 14 i metalmeccanici si sono riuniti in presidio davanti alla locale sede di Confindustria per protestare contro la condotta dell'associazione datoriale

Giovedì si è svolto lo sciopero di 4 ore dei metalmeccanici del territorio forlivese per il rinnovo del contratto nazionale, per garantire ai lavoratori aumenti in grado di compensare il costo della vita ed evitare la perdita del potere di acquisto.  Dalle 14 i metalmeccanici si sono riuniti in presidio davanti alla locale sede di Confindustria per protestare contro la condotta dell’associazione datoriale. "Alla Confindustria - affermano Fim, Fiom e Uilm - i metalmeccanici chiedono di cambiare impostazione nella trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, rinunciando all’idea di un contratto che escluda dagli aumenti salariali oltre il 95% dei lavoratori e di tornare a trattare veramente per un rinnovo che garantisca il potere di acquisto, estenda la contrattazione di 2° livello, migliori l'organizzazione del lavoro e le condizioni di lavoro e introduca nuovi diritti di formazione, welfare, partecipazione e valorizzazione delle professionalità, tuteli tutte le forme di lavoro e l’occupazione, faccia ripartire gli investimenti e rilanci una vera politica industriale".

Le percentuali di adesione allo sciopero sono state importanti: oltre il 90% in Bonfiglioli Trasmital, all’ 80% in Marcegaglia, al 90% alla Bipres di Rocca San Casciano, all’80% in Celli, al 60% in Electrolux, al 60% alla Forli Lamiere,  al 50% in Anofor , al 60% alla Vis Mobility di Santa Sofia, 55% alla Sacmi Carpmec. "Con lo sciopero di giovedì arrivano a 20 le ore di retribuzione che i lavoratori hanno sacrificato per la conquista di un contratto nazionale all’altezza delle loro aspettative, e non si fermeranno, perché è chiaro il disegno che li vuole impoverire riducendo il loro potere di acquisto - affermano i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm Davide Drudi, Giovanni Cotugno e Enrico Imolesi -. La battaglia per il rinnovo del contratto nazionale, ormai scaduto da sei mesi, continuerà nei prossimi mesi con la prosecuzione delle iniziative di sciopero e di protesta fino a quando i padroni e Confindustria non accetteranno di riprendere seriamente la trattativa, a partire dagli aumenti che devono essere garantiti a tutti i lavoratori del settore".

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