Economia

Moda e pandemia, ricavi in crisi. L'analisi di Confartigianato: "Persi oltre 20 miliardi di euro"

Spiega il presidente di Confartigianato di Forlì Luca Morigi: "La caduta dei ricavi registrati nel 2020 è stata pari al 21,2% di intensità doppia della media, con minori vendite per 17,9 miliardi di euro"

L’Italia è il primo paese dell’Unione europea per numero di occupati nei settori del tessile, abbigliamento e pelli. E proprio la moda, punta di diamante del made in Italy nel mondo, è il comparto manifatturiero che ha maggiormente sofferto gli effetti della recessione. Spiega il presidente di Confartigianato di Forlì Luca Morigi: "La caduta dei ricavi registrati nel 2020 è stata pari al 21,2% di intensità doppia della media, con minori vendite per 17,9 miliardi di euro. Sulla base dei dati registrati nei tredici mesi della pandemia, da marzo 2020 a marzo 2021, la perdita di fatturato rispetto al periodo precedente sale a 20,6 miliardi di euro. Sul fronte della domanda interna, nel 2020 i consumi delle famiglie per vestiario e calzature hanno subito una contrazione di 12,6 miliardi di euro, con un calo del 19,7%".

Sui mercati esteri, le esportazioni della moda nel 2020 diminuiscono di 11,2 miliardi di euro, pari a una caduta del 19,5%, intensità quasi doppia rispetto alla media della manifattura (-10%). La crisi del sistema moda si aggrava coi pesanti cali registrati dalle esportazioni della gioielleria e dell’occhialeria. I dati Istat, tuttavia, evidenziano ad aprile 2021 un aumento della produzione manifatturiera dell’1,7% rispetto a marzo, con una maggiore accentuazione per la moda che registra un aumento del 3,6% e che risulta migliore del +0,5% dell’Unione europea. Da fine 2020 la produzione nella moda è salita del 4% a fronte del +3,2% della media della manifattura. 

Continua Morigi: "Il recupero in corso non è ancora sufficiente per compensare la drammatica caduta di attività nel corso della pandemia: nei primi quattro mesi del 2021 nella moda si registra un livello della produzione inferiore del 25,6% rispetto al primo quadrimestre del 2019, anno pre Covid, a fronte di un divario negativo dell’1,3% per il totale della manifattura. Senza sottovalutare il fatto che si inizia a registrare qualche tensione sui prezzi delle materie prime anche nella filiera della moda".

A maggio 2021 i prezzi internazionali del cotone segnano un aumento del 38,3% e quelli della lana del 27,5%. Le attese sui prezzi per le imprese del tessile registrano un saldo di 27,2 in salita rispetto al 16,4 di aprile, superando il precedente picco del 2018 e tornando sui livelli di dieci anni prima: bisogna risalire ad aprile 2011 per ritrovare un saldo più elevato. Segnali più attenuati per pelle (saldo a +14,1) e abbigliamento (saldo a +2,3).

Conclude il presidente, ribadendo la centralità del comparto: "Nella moda sono attive 55 mila micro e piccole imprese con 309 mila addetti, il 66,6% degli occupati del settore e sono ben 36 mila le imprese artigiane, che danno lavoro a 157 mila addetti, un terzo (33,8%) dell’occupazione totale.”

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