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Venerdì, 12 Agosto 2022
Economia

Pressione fiscale: le imprese del forlivese lavorano fino al 19 agosto per pagare le tasse

Le cose vanno quindi un po' meglio, ma restiamo posizionati male nella classifica delle città dell'Emilia-Romagna. A parte il capoluogo, solo Parma è messa peggio di Forlì

Già da un paio di giorni i cesenati hanno festeggiato l’ultimo giorno lavorato per pagare il fisco, ora tocca finalmente anche a Forlì. Il calcolo di questo “tax free day” risale a uno studio di CNA Nazionale dell’aprile scorso, ma ancora suscita un certo scalpore notare che mercoledì sarà l’ultimo giorno in cui i piccoli imprenditori forlivesi lavoreranno per pagare le tasse. Sì, perché le imposte a Forlì si mangiano il 63,5% del reddito d’impresa.

Il “Rapporto 2015 – Comune che vai fisco che trovi” dell’Osservatorio permanente della CNA Nazionale sulla tassazione delle pmi analizza l’andamento della tassazione locale e nazionale tra il 2011 e il 2015, sulla base di una simulazione riferita a un’impresa manifatturiera rappresentativa del tessuto economico italiano (nel caso specifico, un’azienda individuale con quattro operai e un impiegato, operante in un laboratorio artigiano di 250 metri quadrati, con un negozio destinato alla vendita di 175 mq e relativi macchinari e arredamenti, oltre che di un automezzo). L’Osservatorio fissa anche il tax free day, cioè il giorno dell’anno nel quale una piccola impresa smette di lavorare per pagare tasse, imposte e contributi, e comincia a produrre reddito disponibile per il titolare e per la sua famiglia. Data che, per quanto ci riguarda, a Forlì cade mercoledì (a Cesena è già stata lunedì). Tendenza in miglioramento se si pensa che, nel 2014, si arrivava al 25 e 29 agosto, rispettivamente per Cesena e per Forlì.

Le cose vanno quindi un po’ meglio, ma restiamo posizionati male nella classifica delle città dell’Emilia-Romagna. A parte il capoluogo, solo Parma è messa peggio di Forlì. In una classifica nella quale i più virtuosi stanno nella parte bassa della classifica, sul campione di 113 città Forlì si colloca al 35° posto e Cesena al 40°. Se ci compariamo con gli altri capoluoghi romagnoli, Rimini è al 68° posto e Ravenna al 69°. Se guardiamo il peso fiscale complessivo, siamo al 63,5% a Forlì e al 63,1% a Cesena: entrambi dati peggiori della media nazionale (62,2%), come anche delle città vicine (sia Rimini che Ravenna si attestano sul 60,5%). L’incidenza della tassazione locale è del 22,5% a Forlì e del 21,8% a Cesena (a Rimini 19,8% e a Ravenna 19,3%).

È interessante il fatto che l’indagine misura anche quanto rimane in tasca alle imprese, dopo aver pagato tutte le tasse. Le buone notizie arrivano dal sensibile calo dell’Irap, che si è più che dimezzata. È proprio grazie all’intervento sull’Irap se il reddito netto disponibile di questa impresa (di cui si ipotizzano ricavi per 431mila euro, con un reddito ante-imposte di 50mila euro), rispetto al 2014 sia cresciuto sia a Forlì che a Cesena di circa il 6%.

Un lavoro che completa l’accurata ricognizione di CNA Forlì-Cesena su tutti i comuni della provincia. Ora, oltre alla fotografia del presente, siamo in grado di verificare anche l’andamento negli ultimi anni. Il primo dato che salta all’occhio è che, sia a Forlì che a Cesena, in cinque anni il peso dell’Imu più la Tasi è aumentato del +124%. Cresce sensibilmente anche la Tari, che si conferma più pesante a Forlì (nel campione analizzato +24%) rispetto a Cesena.

 A livello nazionale, nel 2015 la media del peso fiscale complessivo sulle piccole imprese si attesterà al 62,2%, in leggerissimo miglioramento rispetto al 2014: un calo dell’1,7% insufficiente a portare il valore della tassazione a quel 59,2% raggiunto nel 2011, l’anno zero del federalismo fiscale. Peraltro questa diminuzione va ascritta interamente all’abolizione della componente lavoro dell’Irap.

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