Economia

Parrucchieri e saloni di bellezza, ipotesi di riapertura a metà maggio: "Ma non saremo una sala operatoria"

Sono in fibrillazione i titolari dei saloni di bellezza: secondo quanto trapelato da indiscrezioni nazionali, la riapertura al momento è fissata tra l’11 e il 18 maggio

Nella foto una parrucchiera prima della chiusura dell'attività

C'è tanta voglia di ripartire. Ma la linea del governo resterà la stessa anche nella graduale uscita dal lockdown: "la salute al primo posto". Tradotto: si alzano le saracinesche solo in condizioni di assoluta sicurezza. Sono in fibrillazione i titolari dei saloni di bellezza: secondo quanto trapelato da indiscrezioni nazionali, la riapertura al momento è fissata tra l’11 e il 18 maggio con l’incognita legata all’andamento dell’epidemia. Per parrucchieri e centri estetici dovrebbero valere le stesse regole: obbligo di utilizzo di dispositivi di sicurezza, dispenser con igienizzanti e sterilizzazione di tutti gli strumenti di lavoro. "Si tratta solo di voci, aspettiamo il decreto del presidente del consiglio Giuseppe Conte che ci dica di preciso le date", afferma Daniele Mazzoni, responsabile di Cna "Benessere e Sanità" Forlì-Cesena.

La categoria è pronta per la ripartenza?
Le aziende di acconciatura ed estetica seguono da sempre regole finalizzate alla sicurezza e igienizzazione, previste dalla legge 81 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. C'è già il distanziamento e si lavora su appuntamento. Quindi abbiamo già soddisfatto quelli che sono i protocolli che sono stati indicati. E' difficile pensare che non siamo pronti, a meno che non vi siano delle novità che non possiamo prevedere e a quel punto andremo ad aggiornarci. C'è un aspetto sul quale bisogna fare ulteriore chiarezza.

Quale?
Non bisogna pensare che le attività possano essere equiparate ad una sala operatoria. Non si può pensare di avere da un'acconciatrice dei presidi che sono presenti negli ospedali.

Le attività sono però rifornite di mascherine e guanti di protezione?
C'è stato qualche problema per quanto riguarda gli approvvigionamenti. Ogni titolare delle attività ha comunque confronti periodici con i propri fornitori, che soddisfanno le esigenze richieste. Abbiamo avuto in questo periodo richieste d'informazioni dai nostri associati. Siamo presenti e attenti, con contatti sistematici con le nostre imprese alle quali comunichiamo giornalmente variazioni circa decreti ed ordinanze. Anche molti fornitori evidenziano cosa c'è da fare. C'è quindi una sorta di rete. C'è coscienza sul fatto che i dispositivi di protezione dovranno essere utilizzati in maniera importante.

Si vocifera di un solo cliente per volta...
Aspettiamo il decreto e poi eventualmente presenteremo delle proposte di modifica. Non ci dovranno ovviamente più essere persone in una sala d'aspetto ed incrocio. Bisogna chiarire se un centro estetico che dispone di più cabine, divise e distanti tra loro, possano ospitare più persone.

Come hanno reagito i vostri associati al lungo periodo di inattività?
Sono emersi problemi di costi e difficoltà nell'accedere ai fondi previsti dal decreto liquidità. Bisogna considerare che c'è chi ha acquistato materiali ed attrezzature. Ci sono altre particolarità che rischiano di mettere in difficoltà le imprese.

Ad esempio?
Il decreto "Cura Italia" prevede lo sconto del 60% dell'affitto per la categoria C1, ovvero commerciali, mentre le attività artigianali sono inserite nella categoria C3 o C4 e per questo motivo non ne hanno diritto. Ma nel frattempo sono rimaste chiuse. E' una questione che è stata evidenziata al governo, chiedendo delle opportune modifiche. Ci aspettiamo una risposta positiva.

Con i saloni chiusi, c'è chi si è affidato al "fai da te" domestico?
Le chiusure hanno fatto emergere il problema dell'abusivismo, sul quale ci stiamo battendo da anni in nome dei nostri soci, evidenziando il brutto comportamento di quelli che definiamo pseudo professionisti. Abbiamo fatto diverse segnalazioni un po' in tutto il territorio provinciale agli organi preposti con le quali da tempo collaboriamo secondo un protocollo specifico.

Nella foto una parrucchiera prima della chiusura dell'attività

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