Sabato, 31 Luglio 2021
Economia

Romagna Acque, il bilancio del 2017: crisi idrica superata grazie agli investimenti

Il valore della produzione è stato pari a 57.298.175 euro, con un incremento rispetto al 2016 di 2.418.151

L’assemblea dei soci di Romagna Acque ha approvato all’unanimità il Bilancio 2017. Il valore della produzione è stato pari a 57.298.175 euro, con un incremento rispetto al 2016 di 2.418.151, un utile prima delle imposte di 6.964.537 euro e un utile netto di 4.176.158. La parte destinata a dividendo è di 3.925.341 euro, corrispondente ad un dividendo di 6 euro per azione. Anche per il biennio 2016-2017 e quindi per il biennio 2018-2019, i canoni di spettanza sono stati determinati sulla base delle rinunce proposte da Atersir ed accettate da Romagna Acque di circa 4,4 milioni di euro (importo che arriva a 11,8 milioni di euro se si considera l’intero periodo di PEF 2016-2023).

Siccità

Il 2017 sarà ricordato come un anno difficile per l’approvvigionamento idrico; difficoltà che sono state superate grazie alla strategia messa in atto da diversi anni, legata agli interventi strutturali e all’integrazione fra le fonti idropotabili. "Un ruolo particolarmente importante è stato giocato dal potabilizzatore della Standiana sin dal suo avviamento nel corso del 2015 che ha consentito di fornire garanzie importanti, soprattutto per il turismo costiero, e qualità delle acque prodotte", ha evidenziato il presidente Tonino Bernabè.

Il segno della siccità è stato il ridotto contributo di fornitura del lago di Ridracoli che ha fornito “solo” 46,6 milioni di metri cubi, che rappresenta il 40% del totale del fabbisogno (rispetto a circa il 50% nell’annata idrologica media). La risorsa di superficie proveniente dal Po ha garantito il 26% della fornitura con 12,7 milioni di metri cubi trattata dal nuovo potabilizzatore Standiana, 16 milioni di metri cubi trattata dal potabilizzatore delle Bassette a Ravenna e 1,1 milioni di metri cubi trattata dal potabilizzatore di Forlimpopoli (utilizzabile solo in presenza di decretata emergenza idrica). "Il restante fabbisogno è stato garantito principalmente da risorse di falda sia nel forlivese-cesenate che nel riminese - chiarisce Bernabè -. Per le utenze collinari servite esclusivamente da fonti sorgive, durante il periodo siccitoso, a causa dell’esaurirsi di molte di queste, è stato necessario attivare un massiccio servizio di rifornimento idropotabile con autobotti. Il ricorso al servizio con autobotti è la sovrabbondante e diversificata disponibilità di risorse hanno consentito agli utenti della Romagna di non subire, in alcun modo, i pesanti effetti della siccità".

Il piano degli investimenti

Nel corso del 2017 è stato completato lo studio di fattibilità di prima fase della condotta “terza direttrice dell’Acquedotto della Romagna” che potrà permettere l’affidamento dei servizi di ingegneria per la progettazione dell’opera avviando così il percorso realizzativo del più importante intervento previsto dal piano degli interventi (un’opera che si articola in tre lotti per un importo complessivo di circa 80 mln di euro). E’ tutt'ora in corso l’attività di ricerca affidata all’Università di Bologna quale supporto tecnico-scientifico nell’ambito delle possibili modalità di miglioramento della gestione dell’invaso di Ridracoli, dei criteri per la gestione ottimale delle risorse idriche disponibili soprattutto in periodi di crisi idrica, delle regole di gestione per l’adattamento ottimale del sistema idrico ai nuovi scenari di cambiamento climatico e dell’analisi delle possibilità di potenziamento dell’uso delle risorse idriche superficiali poste in quota. "Quest’ultimo aspetto, che impegna la società a formulare proposte a medio-lungo termine per assicurare la sicurezza dell’approvvigionamento tenendo in conto degli effetti, ormai evidenti e influenti, dovuti al cambiamento climatico in atto, sarà integrato nel corso del 2018 da un piano aggiuntivo – riguardante sempre la sicurezza dell’approvvigionamento idrico – che consenta di risolvere nel breve-medio termine le criticità, emerse nel corso della siccità del 2017, soprattutto per quelle zone appenniniche alimentate da sorgenti locali che presentano in periodi siccitosi, problematiche strutturali", spiega Bernabè. Viene evidenziato il fatto che "gli interventi realizzati nel precedente periodo di regolazione, in particolare il potabilizzatore della Standiana e la rete di interconnessione dello stesso con l’Acquedotto della Romagna, hanno permesso di garantire la fornitura idrica in tutta la Romagna senza alcuna limitazione di uso per gli utenti anche in presenza di una crisi idrica come quella del 2017, una fra le più gravi degli ultimi anni".

La riorganizzazione delle società partecipate

In attuazione degli indirizzi impartiti dai soci nel 2015, è stata avviata la verifica della possibilità di fare di Romagna Acque un polo di aggregazione di tutti i beni del servizio idrico integrato attualmente gestiti da Hera ma di proprietà delle società degli assets presenti sul territorio romagnolo. Le società degli assets che attualmente detengono tali beni nel territorio romagnolo sono Amir Rimini (Provincia di Rimini), Sis. Riccione (Provincia di Rimini), Unica Reti (Provincia di Forlì-Cesena), Ravenna Holding (Provincia di Ravenna), T.e,Am. (Provincia di Ravenna). Nel progetto delineato dai Soci di Romagna Acque, che sono anche soci delle società degli asset, la suddetta aggregazione avrebbe fra l’altro il vantaggio di semplificare l’assetto regolatorio per Atersir, riducendo il numero dei soggetti coinvolti e generando un consistente flusso di denaro destinato interamente agli investimenti futuri dell’area romagnola, certamente molto importanti nei prossimi anni sia per le importanti richieste tecniche dell’Autorità nazionale, della Regione Emilia-Romagna e dell’Europa, sia per la necessità di fare fronte alla sollecitazione derivanti dai cambiamenti climatici.

La nuova sede

Da alcune settimane Romagna Acque si è trasferita nella nuova sede realizzata in piazza Orsi Mangelli 10, alle spalle della sede precedente di piazza del Lavoro. L’inaugurazione ufficiale è in programma nella mattina di venerdì 25 maggio. Il trasferimento degli uffici dell’azienda permetterà alla Polizia Municipale di occupare l’attuale edificio completando così un preciso disegno dell’amministrazione comunale di dare un significativo contributo per rivitalizzare un’area prossima al centro storico.

Gli investimenti sull'energia

Oltre agli interventi infrastrutturali, continuano gli investimenti in campo energetico, allo scopo di ridurre i costi e migliorare la qualità di energia elettrica utilizzata. Nel corso del 2017 è stata messa in servizio la centralina idroelettrica presso il serbatoio di Faenza, l’ultima prevista nel Piano Energetico approvato nel 2013, ed è proseguita la messa a punto e l’avviamento delle restanti centraline idroelettriche sulla rete. Inoltre, nel corso del 2017 sono stati approvati i progetti definitivi per la realizzazione del magazzino di Forlimpopoli ed il revamping dell’impianto di potabilizzazione di Bellaria che prevedono la realizzazione di due impianti fotovoltaici sulle coperture degli edifici per una potenza rispettivamente di 220 Kw e di 100 kw.

"La produzione di energia da fonte rinnovabile ha fatto registrare un incremento nel 2017 rispetto all’anno precedente e i maggiori aumenti di produzione si sono registrati sulle nuove centraline idroelettriche che godono di tariffe incentivanti molto vantaggiose - sottolinea Bernabè -. In merito ai quantitativi di energia prodotta e venduta da fonte rinnovabili si rinvia alla Nota Integrativa del presente bilancio d’esercizio e al Bilancio di sostenibilità 2017. Nel corso del 2018 sarà definito un secondo piano energetico indirizzato sia alla autoproduzione di energia sia al risparmio energetico diffuso. Nel corso del 2018 si concluderà il Piano energetico elaborato nel 2014 con risultati che vanno considerati buoni anche se non è stato raggiunto l’obbiettivo fissato di indipendenza energetica a causa di diversi cambiamenti accaduti nella normativa ed alcuni ritardi nel l’attuazione del progetto di efficentamento. Nel corso del 2018 si rielaborerà un nuovo piano aziendale che punterà a recuperare ciò che è in ritardo integrandolo con nuove fonti possibili e nuovi impianti di produzione".

Ricerca e sviluppo

Il 2017 ha visto proseguire la costante e crescente collaborazione con il mondo universitario, visto che la Società ha scelto di investire sulla ricerca, per essere sempre protagonista delle progressive evoluzioni delle competenze che via via si svilupperanno. Si sono irrobustiti i rapporti con diverse sedi Universitarie (fra cui quella di Scienze Ambientali di Ravenna e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Roma “Sapienza”, il già citato rapporto con il Dicam di Bologna, la collaborazione con l’Università di Perugia sul tema dell’utilizzo dei droni nel controllo delle dighe), con altri consolidati Enti di ricerca (ad esempio il Centro Ricerche Marine di Cesenatico, per quanto riguarda la ricerca sull’eutrofizzazione) e con importanti soggetti istituzionali del territorio (come l’Istituto Oncologico Romagnolo, per quanto riguarda il rapporto fra la qualità dell’acqua e la salute umana).

Sta proseguendo infine il rapporto sia con l’Università di Urbino sia con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per quanto riguarda la ricerca su un tema emergente, anche a livello legislativo: quello dei cosiddetti “pagamenti ecosistemici” (Psea). La convenzione firmata con l’ateneo pisano riguarda la “Quantificazione dei costi ambientali e della risorsa relativi alla fornitura di acqua attraverso l’acquedotto della Romagna e delle Fonti Locali”: e prevede un lavoro di ricerca – da svolgersi in diverse fasi - finalizzato all’analisi dei costi ambientali e della risorsa relativi alla fornitura di acqua attraverso l’acquedotto della Romagna e delle fonti locali.

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