Sanificazioni e dispositivi di protezione: ecco la doccia fredda per le imprese

Il credito d’imposta è un misero 9% invece del 60% promesso", esclama Napolitano Una doccia fredda per le imprese che hanno investito in sanificazione e dispositivi di protezione

"Si partiva da un 60%, siamo arrivati al 9%: è l’ammontare del credito d’imposta che maturerà per le imprese a fronte delle spese sostenute per sanificazione e acquisto di dispositivi di protezione". A fornire i numeri è Franco Napolitano, direttore generale di Cna Forlì-Cesena. "La dotazione di 200 milioni per il 2020, infatti, si è rilevata ampiamente insufficiente alla luce della richiesta dai beneficiari e ha così obbligato l’Agenzia delle Entrate a ripartire le risorse, riducendo appunto ad un misero 9% la misura effettivamente utilizzabile del credito d’imposta", aggiunge.

"A titolo di esempio, a fronte di una spesa per sanificazione e acquisto dispositivi pari a 30mila euro, si potranno recuperare soltanto 2.800 euro rispetto ai 18mila attesi - prosegue -. Un evento, peraltro, ampiamente atteso, visto le spese sostenute dalle imprese per fronteggiare l’emergenza sanitaria, imprese che hanno investito 1,27 miliardi (e probabilmente di più, visto che non tutti hanno richiesto il credito d’imposta) per adeguarsi alle normative e garantire la sicurezza sul lavoro".

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Per questo Cna sollecita il Governo "a rifinanziare il fondo per avvinarsi il più possibile a quel 60% di credito d’imposta originariamente previsto". "Una vera doccia fredda per le imprese che hanno presentato domanda per il credito d’imposta - commenta Napolitano -. Dopo aver sostenuto costi importanti per fronteggiare l’emergenza Covid-19, ora le imprese vedono drasticamente ridotto il supporto promesso dallo Stato. Lo sforzo economico sostenuto dalle imprese per il rispetto dei protocolli di sicurezza merita altrettanto impegno da parte del Governo nel corrispondere il contributo promesso, è quello che sta chiedendo Cna. Altrimenti, questa operazione rischia di essere una presa in giro- Questo modo di operare non è rispettoso delle reali esigenze delle aziende, che faticosamente stanno cercando di rispettare le misure di prevenzione".

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