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Settori bloccati dalle restrizioni, "Regione silente al Progetto pilota per il ritorno alla normalità"

Daniele Avolio, ex consigliere comunale e portavoce del "Comitato Romagnolo Libertà e Lavoro", evidenzia "lo stato di malessere in cui versano tutti gli operatori economici"

Con il ritorno dell'Emilia Romagna in "zona gialla" bar e ristoranti sono tornati ad accogliere i loro clienti fino alle 18, mentre palestre e settore dell'intrattenimento sono ancora fermi al palo in attesa di conoscere il loro destino. Daniele Avolio, ex consigliere comunale e portavoce del "Comitato Romagnolo Libertà e Lavoro", evidenzia "lo stato di malessere in cui versano tutti gli operatori economici, dai ristoranti ai bar per finire con le palestre e tutto l’indotto di riferimento".

Il 15 gennaio scorso il "Comitato Romagnolo Libertà e Lavoro", con le relative deleghe e competenze, l'avvocato Giovanni Amadori (Area Legale), Riccardo La Corte (Horeca Ristorazione, Bar), Maurizio Tassani (Palestre) e Dovilio Nardi (Area Formazione), era stato ricevuto dal presidente della Provincia di Forlì-Cesena Gabriele Fratto, con la partecipazione da remoto del sindaco Gian Luca Zattini, dell’assessore del Comune di Cesena Luca Ferrini e dei direttori di Confesercenti e Confcommercio, Giancarlo Corzani e Alberto Zattini. "Ma dal quel giorno nulla è cambiato", lamenta Avolio, che argomenta: "La Regione ed il suo presidente, Stefano Bonaccini, sono rimasti silenti e sordi nonché allineati alla linea disastrosa di un Governo, che per i danni che ha causato a tutto il sistema produttivo nell’affrontare l’emergenza con strumenti di dubbia efficacia, è stato costretto alle dimissioni".

Prosegue il portavoce: "Durante il vertice in Provincia fu illustrata dai rappresentanti del Comitato la drammatica situazione economico-sociale in atto, viste le misure di contenimento della pandemia adottate dal governo, e la presentazione di un "Progetto pilota per il ritorno alla normalità" con la riapertura di ristoranti, pizzerie, bar, palestre, cinema, teatri, e di tutte quelle attività della Provincia di Forlì-Cesena ritenute dal Governo “non essenziali”, adottando tutti i criteri di salvaguardia della salute individuale degli avventori e del personale dipendente".

"L’esperimento pilota per la nostra provincia, che costituisce una delle locomotive della ristorazione nazionale e della Wellness Valley, avrebbe costituito nel panorama regionale un traino oltre che un laboratorio circoscritto per tutte quelle realtà che in vista di un ritorno alla normalità sarebbero state incentivate ad adottare misure più stringenti in totale autonomia per vedere in questo contesto un risultato positivo e da esportare - sostiene Avolio -. Lo stesso progetto-laboratorio veniva proposto perché non vi sono evidenze scientifiche che hanno dimostrato che nei comparti citati, ristorazione, bar e fitness ci siano stati focolai e contagi da giugno a fine ottobre e, questo soprattutto per il notevole sforzo di adeguamento ai protocolli indicati dal Cts, chiesto dallo stesso Governo ai gestori delle attività richiamate".

"Nella sostanza, nel Progetto, si proponeva tra l’altro, che venisse applicato il principio della divisione a macchia di leopardo per permettere ai territori più virtuosi di iniziare a far ri-vivere il tessuto economico prima che questo fosse spazzato via da una crisi prevista , prevedibile ed insostenibile per le aziende - continua Avolio -. Alla data attuale le previsioni danno più del 50% delle aziende di ogni settore della filiera della ristorazione, bar, pizzerie, cinema e mondo del fitness e Wellness in chiusura da qui a fine febbraio. Centinaia di attività economiche non sostengono più i costi di gestione che comunque hanno ogni giorno anche se chiusi e saranno costrette a licenziare i dipendenti e cessare giuridicamente le attività. Questo dato si ripercuoterebbe sull’occupazione che secondo le stime vedrebbe migliaia di lavoratori perdere il lavoro con risvolti drammatici sul tutto il tessuto economico Romagnolo. Al termine dell’incontro, il presidente della Provincia e i sindaci di Forlì e Cesena, oltre che i rappresentanti di Confesercenti e Confcommercio si dichiarano a favore della proposta avanzata del Comitato tanto che, il presidente Fratto si fece promotore di un documento di sintesi inviato in Regione".

"Da quel giorno la Regione non si è degnata di dare una risposta interlocutoria, nè ai vertici politici della nostra Provincia, nè di chiamare ad un tavolo di confronto gli attori dell’incontro, peraltro sollecitato in diverse occasioni al presidente della Provincia - tuona Avolio -. Pertanto questo Comitato Romagnolo Libertà e Lavoro valuterà con tutte le attività economiche che hanno aderito al “grido di aiuto” e che contano più di centocinquanta esercenti in tutta la Provincia, azioni legali nei confronti dei “singoli” rappresentati del Governo Centrale che a colpi di Decreti, giudicati da diversi eminenti costituzionalisti, illegittimi ed incostituzionali, stanno trascinando il tessuto economico romagnolo verso una deriva sociale ed economica difficilmente arginabile e recuperabile nel medio lungo termine".

"Inoltre dal punto di vista politico imputerà a tutti i rappresentanti politici che siedono nell’Assemblea Regionale, sia di maggioranza che di opposizione, soprattutto coloro che sono stati eletti nella Provincia di Forlì - Cesena, il fatto di non aver supportato dal punto di vista morale, pratico e normativo, la nostra battaglia per la libertà ed il lavoro e quello che poteva essere un distinguo tra i vari territori dell’Emilia Romagna virtuosi e meno virtuosi per la Diffusione del Covid 19. Da ultimo al presidente della Regione viene assegnata la responsabilità di una mancanza di sensibilità e di ascolto ad un grido di aiuto invocato da centinaia di aziende e di lavoratori che dalle prossime settimane si troveranno in una situazione di totale indigenza derivante da una politica totalmente sorda", conclude.

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