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Sistema Romagna, Coriaci (Confcooperative): "Unica dimensione per il rilancio post Covid"

Riflessioni di Mirco Coriaci, segretario generale di Confcooperative Romagna, sugli spazi e le modalità di ripresa dopo la pandemia da Covid, in un’ottica che vede nel “Sistema Romagna”

"Non è per nulla una novità il concetto di “Sistema Romagna”, ovvero di una visione integrata per lo sviluppo complessivo del territorio romagnolo, da Rimini a Ravenna fino a Forlì e Cesena. Storicamente questa visione è stata sovrapposta al progetto di Regione Romagna, un’idea un tempo abbastanza in voga, ma oggi decisamente anacronistica, visti gli orientamenti in logiche di area vasta, oltre che in un’ottica di spending review, opposta alla creazione di un nuovo ente regionale". E' la riflessione di Mirco Coriaci, segretario generale di Confcooperative Romagna.

"L’idea di un Sistema Romagna per lo sviluppo rimane valida e strategica - afferma - per giungere ad armoniose azioni che esaltino le eccellenze economiche, culturali, paesaggistiche e solidali di un territorio, nel quale la cooperazione tra persone e imprese ha prodotto esempi virtuosi e di eccezionale capacità operativa. In realtà, al termine del millenio precedente, anche grazie a uomini illuminati, qualcosa di molto importante è già stato fatto: mi riferisco al decentramento dell’Università di Bologna in Romagna e, ancor prima, alla realizzazione dell’Acquedotto romagnolo e dell’invaso di Ridracoli. Più recentemente ha preso vita l’AUSL unica, la cui integrazione tra territori è ancora da oliare, tanto che appare più come la fusione di tre territori, piuttosto che un nuovo modello organizzativo: nonostante ciò è certamente questa la strada da perseguire, mettendo da parte stantii campanili e orgogli territoriali".

Dal punto di vista del sistema delle rappresentanze imprenditoriali qualcosa di significativo si è mosso. La stessa Confcooperative è giunta finalmente alla costituzione di Confcooperative Romagna e così hanno fatto anche altre organizzazioni. L’orientamento è delineato: sarebbero fuori dal tempo e da ogni logica ripensamenti e retromarce. "In questo contesto di trasformazioni - continua Coriaci - ci è piombato addosso il Covid con le conseguenze note a tutti: senso collettivo di incertezza, difficoltà in tutti i comparti economici, necessità di investimenti nel settore sanitario e di rilancio della dimensione territoriale e di prossimità. Aspetti, questi, che devono costituire un riferimento per chi ha in mano il destino della Romagna. Una cosa, fra mille incertezze, pare certa: le difficoltà del momento non saranno superate dalle persone, dalle imprese, dai Comuni. Serve un’ idea di cooperazione allargata alla sfera pubblica che dia vita ad un’innovativa esperienza di partnership tra pubblico e privato su scala romagnola".

"In più il governo del Paese non potrà limitarsi ad interventi a pioggia, destinati ai settori più colpiti dalle limitazioni dei vari Dpcm, ma deve di mettere mano ad una politica di sostegno complessivo che, una volta superata l’emergenza, ponga le basi per un rilancio reale dell’economia, con la speranza di non aver perso per strada troppi pezzi", prosegue. “Per quanto concerne il sistema Romagna - ribadisce Coriaci - la riapertura dell’aeroporto di Forlì è senza dubbio interessante, perchè è espressione della migliore imprenditorialità che il territorio esprime, ma potrà avere successo, se connessa ai bacini turistici rivieraschi, al porto di Ravenna e se intesa come risorsa per l’intera Romagna. Altre priorità frutto di un’auspicata collaborazione romagnola, possono derivare dal potenziamento delle reti idriche collinari e montane, indispensabili per la sopravvivenza delle piccole imprese che operano in quelle zone e anche per la potabilizzazione, in caso di clima avverso e di ristrettezze di Ridracoli.  Sono da potenziare (e in certi casi da creare) le autostrade digitali con fibra ottica verso gli entroterra, che rappresenterebbero un toccasana per le aziende locali, anche alla luce del proliferare dello smartworking. Un altro aspetto riguarda la valorizzazione dell’ingente patrimonio forestale romagnolo, da inserire in contesti produttivi, per limitare le importazioni dall’estero e promuovere nuove imprese e conseguente lavoro in loco”.

Continua Coriaci: "Gli indebolimenti del sistema economico pubblico e privato causati dalla pandemia, potranno essere limitati solo con una progettazione complessiva su scala romagnola, per generare nuovo lavoro, assicurare servizi ai cittadini e rilanciare l’idea di wealfare che ha reso la Romagna luogo tra i più civili e accoglienti al mondo. Questo è il compito della politica, che deve indicare il modello più idoneo della dimensione Romagna. Una provincia unica? Un coordinamento delle Unioni dei Comuni? Altro ancora?".

“In questo contesto - conclude Coriaci -  anche la cooperazione intende dare il proprio contributo, anche grazie ad alcune peculiarità che la rendono avvezza a progetti di integrazione tra territori: prima fra tutte la capacità di realizzare unità d’intenti tra dimensioni imprenditoriali, organizzative e sociali diverse e tra differenti sensibilità e condizioni. In secondo luogo la cooperazione non delocalizza, punta invece sulle energie presenti nei territori, sia quelli competitivi sia quelli in difficoltà. Il cooperatore, per sua natura, è abituato a far nascere opportunità anche dove si evidenziano criticità: non se ne va, al contrario resta e costruisce. Questo ce lo ricorda anche la nostra storia, ricca di esperienze di grande successo, capaci di ridistribuire ricchezza, proprio sui territori locali. La sfida del “sistema Romagna”, unico strumento a nostra disposizione per il rilancio dell’economia, ci aspetta: noi come cooperatori ci siamo e siamo pronti a dare il nostro contributo”.

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