Economia

Società di capitale, crescono i fatturati solo per le grandi imprese grazie all'export

Dall'esame dei dati si rileva che aumentano i fatturati delle società di capitale compresenti della Provincia di Forlì-Cesena, in misura superiore alle medie regionali, ma questo incremento risulta concentrato nelle imprese di maggiore dimensione

La Camera di Commercio di Forlì-Cesena ha presentato anche quest’anno lo studio di approfondimento sui bilanci delle società di capitale, durante un incontro che si è svolto mercoledì , organizzato dall’Ufficio Statistica, Studi, Pianificazione e Programmazione dell’Ente camerale, con l’apporto specialistico di Claudio Orsini, (Studio Professionale Cauli, Marmocchi, Orsini & Associati Dottori Commercialisti). L’incontro è stato l’occasione per approfondire i risultati relativi all’analisi delle performance 2013, emersi dallo studio che è partito dall’analisi di 3.565 società di capitale compresenti, cioè che hanno correttamente depositato il bilancio negli anni considerati, 2011, 2012 e 2013. Si tratta quindi di una rilevazione di tipo censuario e non campionaria, con risultati di notevole affidabilità.

Dall’esame dei dati si rileva che aumentano i fatturati delle società di capitale compresenti della Provincia di Forlì-Cesena, in misura superiore alle medie regionali, ma questo incremento risulta concentrato nelle imprese di maggiore dimensione che probabilmente sfruttano una maggior predisposizione ad indirizzare le vendite verso i mercati internazionali. I rendimenti sul capitale investito rimangono al di sotto delle medie regionali per le grandi imprese (ricavi superiori a 50 milioni), diversamente dalle piccole e medie società di capitale che ottengono rendimenti allineati alle medie dell’Emilia Romagna.  Le grandi imprese scontano una bassa redditività sulle vendite ma riescono però ad ottimizzare la gestione del capitale circolante, con positivi effetti sul fabbisogno finanziario. I comparti dell’Agricoltura e del Sistema Moda, risultano essere i settori che registrano una crescita sia dei ricavi che dei rendimenti sul capitale investito.

“Pur in un contesto di crisi perdurante e di diffuse difficoltà - dichiara Alberto Zambianchi, presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena – anche in questa occasione trovano conferma le debolezze e le eccellenze che contraddistinguono la storia più recente delle imprese del nostro territorio, come dimostrano in particolare le dinamiche negative degli investimenti e delle redditività aziendali. Noto anche che tende ad acuirsi il gap che separa, nel bene e nel male, le performance delle nostre piccole imprese da quelle delle imprese più strutturate. Ancora una volta i bilanci ci dicono che ad avere i risultati più brillanti sono le aziende che esportano e tanto meglio lo fanno quelle che riescono a selezionare i mercati migliori in Europa, in Asia e nell’America del Nord. Con l’obiettivo di migliorare la cultura finanziaria e diminuire la dipendenza dal credito bancario, la Camera è impegnata in una serie di iniziative a 360°. Analogamente la Camera opera per aumentare il numero delle imprese “esportatrici abituali” e sta moltiplicando le proprie iniziative di informazione, tutoraggio, finanziamento e sostegno alle P.I., alle reti e ai Consorzi. In ambito “export” i  riscontri sino ad ora raccolti ci fanno ben sperare, perché attualmente sono più di 260 le P.I. che sono impegnate nelle iniziative camerali appena citate.”

“L’aumento dei ricavi delle società di capitale compresenti della Provincia - dichiara Claudio Orsini -, si è concentrato nell’ambito delle imprese di maggiori dimensioni che, in un contesto storico in cui il fatturato delle imprese italiane è stato sostenuto dall’export, hanno avuto capacità e competenze per aprirsi ai mercati esteri sfruttando le relative opportunità. Si tratta di percorsi su cui anche le aziende di minori dimensioni devono investire, avviando singolarmente o in rete processi di internazionalizzazione. Unitamente a questo diventa indispensabile procedere ad una diversificazione delle fonti di finanziamento, ricorrendo ai c.d. Mini Bond, che, a seguito degli interventi normativi che si sono avuti nel 2014, sono diventati uno strumento di più agevole utilizzo per le imprese e con costi relativamente contenuti.”

I RISULTATI IN SINTESI - L’indagine effettuata sui bilanci delle società di capitale per il triennio 2011-2013 ha evidenziato una crescita del fatturato nominale in ambito provinciale maggiore rispetto alla media dell’Emilia Romagna. Questo miglior andamento del fatturato, non si è associato però ad un analogo trend del valore aggiunto che cresce, ma in misura inferiore alla media regionale. Un aspetto importante nell’esame della variazione del fatturato, riguarda la sua analisi per classe dimensionale di impresa da cui risulta che l’incremento dei ricavi si è realizzato solo nelle grandi imprese (ricavi > 50 milioni), mentre le piccole imprese (ricavi < 5 milioni) arretrano in maniera significativa. Questo andamento, in un contesto storico in cui sono state le esportazioni a sostenere il fatturato delle imprese italiane, può essere collegato ad una maggior capacità per le aziende di dimensioni maggiori, a cogliere le opportunità offerte dai mercati esteri, grazie ad una organizzazione e a risorse finanziarie adeguate che non sono sempre presenti nelle piccole imprese. Le attuale previsioni di ulteriori possibilità di crescita dell’export italiano, dovrebbero essere un elemento di riflessione per quelle imprese con scarsa vocazione verso i mercati internazionali, in particolar modo se non ci sarà una adeguata ripresa del mercato domestico.

A fronte di una crescita del fatturato in ambito provinciale superiore alle medie regionali, non corrisponde però un adeguato trend del rendimento sul capitale investito (ROI) che, complessivamente, rimane sempre al di sotto dei dati dell’Emilia Romagna. Questo differenziale rimane però limitato alle imprese di maggiori dimensioni (ricavi > 50 milioni), in quanto le medie e le piccole imprese, mantengono adeguati livelli di rendimento sul capitale investito in rapporto alle medie regionali, compensando in tal modo il calo del fatturato. Questo andamento si è realizzato in quanto le piccole e medie imprese, a differenza delle grandi, hanno contenuto il calo della redditività sulle vendite (ROS), che rimane al di sopra delle medie dell’Emilia Romagna. Le grandi imprese registrano invece un differenziale negativo in termini di redditività sulle vendite rispetto al dato regionale di raffronto, evidenziando quindi che l’incremento di fatturato si è reso possibile anche attraverso una riduzione dei margini operativi. La forza delle grandi imprese rimane però l’ottimale gestione della velocità del ciclo produttivo sintetizzata dalla rotazione dei ricavi sul capitale investito (Capital Turnover), che risulta essere a fine 2013 in crescita e molto al di sopra del dato regionale. Quanto appena esposto suggerisce una riflessione sulla possibile strategia adottata dalle imprese di maggiori dimensioni, che hanno puntato ad accrescere il fatturato, anche attraverso il canale dell’export, mantenendo costante la redditività operativa, ma ottimizzando nel contempo la  gestione della velocità del ciclo produttivo, che traducendosi anche in minori impegni di capitale circolante investito (Crediti verso clienti, Magazzino, Debiti verso fornitori), ha positivi effetti sulla gestione finanziaria. Si distinguono rispetto a questo andamento le società di capitale del comparto Sistema Moda e Agricoltura che incrementano i rendimenti sul capitale investito, mantenendosi al di sopra delle medie regionali. Rimangono costanti invece i rendimenti del settore del Commercio all’ingrosso, mentre si riducono quelli del comparto Alimentare a causa di una riduzione della redditività sulle vendite.

La gestione finanziaria costituisce un ambito su cui è necessario effettuare qualche riflessione. Infatti il grado di leva finanziaria (Debt-Equity) delle società di capitale della provincia di Forlì-Cesena, rimane superiore alle medie regionali come pure il peso degli oneri finanziari sul fatturato, elementi di rischio che sono però bilanciati da un minor peso dei debiti finanziari sul fatturato in rapporto ai valori dell’Emilia Romagna. Questa situazione è più accentuata però al diminuire della dimensione di impresa, per cui le piccole imprese risultano avere un più elevato grado di leva finanziaria e un maggior peso degli oneri finanziari. Prendendo atto che comunque la dimensione di impresa per volumi di movimenti finanziari e per forza contrattuale costituiscono elementi che incidono sul costo dell’indebitamento finanziario, dall’analisi emerge che i maggiori costi finanziari sono collegati al maggior grado di leva finanziaria delle piccole imprese, nell’ambito delle quali l’incidenza del debito finanziario sul fatturato, risulta essere il doppio della media provinciale. Questa situazione ha come diretta conseguenza che il peso degli oneri finanziari erode i buoni margini operativi realizzati dalle piccole imprese, limitando la capacità di realizzare risultati di esercizio significativi che potrebbero contribuire ad incrementare i mezzi propri e a diminuire il grado di leva finanziaria. Sempre in questo ambito le risultanze dell’analisi evidenziano inoltre che se per le grandi e le medie imprese si è avuto un riequilibrio per quello che riguarda la durata (breve-lungo) delle fonti di finanziamento, questo non è avvenuto per le piccole imprese, che non risultano in equilibrio patrimoniale, non dato che non vi è copertura degli investimenti con fonti di finanziamento a medio lungo termine (Capitale proprio + Capitale di Terzi a medio lungo termine). Tale situazione contribuisce ad accentuare il costo del debito oltre ad aumentare il grado di rischio finanziario.

Riguardo alla gestione finanziaria, è necessario effettuare un’ulteriore considerazione, già proposta nell’esame dei bilanci relativi al triennio 2010-2012, che consiste nella provenienza delle fonti di finanziamento, di origine prevalentemente bancaria, e che evidenziano un sistema fortemente “bancocentrico”. Nel corso del 2014 sono stati effettuati nuovi interventi normativi per rendere più agevole l’emissione di prestiti obbligazionari (c.d. ”Mini-Bond”) anche da parte delle imprese di minore dimensione. Nuovi operatori sono entrati su questo mercato e, a favore di questi, sono stati potenziati gli interventi del Fondo Centrale di garanzia. E’ auspicabile uno sviluppo di questo mercato che potrebbe consentire una diversificazione delle fonti di finanziamento, liberando nuove risorse da destinare al sistema produttivo. Si tratta comunque di operazioni che sia per compliance sia per la necessaria predisposizione di piani industriali, richiedono una crescita culturale del mondo imprenditoriale e quindi una visione più ampia di quelli che possono i sentieri di sviluppo aziendali che, come dimostrato nell’ultimo biennio, non possono prescindere anche da un accrescimento della vocazione internazionale delle imprese.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Società di capitale, crescono i fatturati solo per le grandi imprese grazie all'export

ForlìToday è in caricamento